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L'Autore è nato ed ha studiato a Firenze, laureandosi in Biologia. Ha conseguito la libera docenza in Fisiologia e svolto diversi incarichi universitari. Da alcuni anni si è ritirato da ogni attività professionale e vive appartato sull'Appennino tosco-emiliano coltivando la riflessione poetica. Ha pubblicato il romanzo Isole e vele (1988) ed il poema Pavana per una madre defunta (1990), ottenendo diversi lusinghieri riconoscimenti.

Della sua poesia si sono occupati Luigi Baldacci, che ha curato l'introduzione al libro Torbidi amorosi labirinti, Giorgio Bárberi Squarotti, Paola Lucarini, Mario Luzi e tanti altri, il cui elenco sarebbe troppo lungo da riportare. Scrive di lui Luciano Morandini a proposito dell'opera Pavana per una madre defunta: le sensazioni che ci accompagnano sono molteplici e complesse. Esse, infatti, intrecciano fra loro, in un emozionante, continuo altalenare, fascino e sgomento, brivido e depressione, conducendoci, con forza, all'interno di una riflessione, l'eterna, che ha per assoluti baricentri dell'Universo la vita e la morte: una vita ed una morte in questo libro senza più i veli della consolazione, senza più gli apparati di un'idealistica sublimazione o le negazioni concettuali della filosofia dell'assurdo» (dalla rivista Controcampo).

Leggendo Torbidi amorosi labirinti esalta il poeta di alta levatura che presenta unitarietà e polivalenza di significati. Afferma Luigi Baldacci: «Scarselli è oggi un poeta della condizione, della maledizione materiale; se fosse vissuto nell'Ottocento sarebbe stato uno schopenhaueriano, un wagneriano; ma nella sua ansia di liberazione c'è una punta più acuta di cattolico sentimento del peccato. Senza, tuttavia, nessuna proiezione di paradiso, poiché fuori da questo inferno non saremo più riconoscibili a noi stessi: «Ma io m'ero eretto a giudice, | legislatore, demiurgo, Dio | di azioni pervertitrici di ordine | dalla profonda delirante Suburra | del mio Io e ora l'ordine | dell'universo mi rifiutava | come un osso immasticabile, una scheggia | vitrea fra gli enormi e inflessibili | suoi ingranaggi; con l'acido potente | delle sue lacrime mi disgregava | sciogliendo anche le ossa dell'anima | per rimuovere il mio corpo estraneo | e malato dall'occhio di Dio».

Secondo il mio modesto parere, Veniero Scarselli, nel suo «viaggio ossessivo» in un tunnel interminabile, desidera scoprire la parte più intima e nascosta della donna; egli esplora il segreto della natura femminile attraverso un interessante gioco di equilibri formali, raccoglie le emozioni con un senso di libertà interiore decisamente singolare di ampio respiro e pieno di eleganza stilistica.

L'Autore accentua i suoi moduli più intellettuali ed intimi: trova momenti di vero lirismo, di intensificazioni fiorite in una straordinaria libera inventiva. La sua è una poesia piena, aderente al titolo dell'opera in quanto vita esteticamente completa, conforme all'armonia del sublime linguaggio fluviale e corposo, frutto di esperta padronanza lessicale; colma di pathos in quanto riesce a suscitare vivissima commozione nel lettore, forse perché scaturisce da un cuore puro.

Nel libro predomina la donna, non come rappresentazione simbolica di Eva, che rappresenta il rapporto di ordine puramentee istintivo e biologico, ma piuttosto come identificazione nella figura di Elena, che rappresenta uno stato come di estasi, caratterizzato da elementi sessuali. Le grotte e le nicchie sono il prodotto di un'attività consapevole e finalistica: sono infatti scavate nella roccia.

In certo senso esse indicano le crepe che gi aprono nella nostra coscienza, quando il nostro potere di concentrazione ha raggiunto i suoi limiti e si spezza, così che si apre senza alcun limite la strada al materiale fantastico. Inoltre, le grotte nella roccia possono essere simboli del grembo della Madre Terra, in quanto si manifestano come caverne misteriose in cui si compiono i cicli della trasformazione e della rinascita. In definitiva, sembra che l'Autore abbia la tendenza introversa a ritirarsi – quando il mondo diviene difficile per lui – in una «grotta», nell'ambito della sua coscienza, entro la quale egli può liberamente ab bando narsi alle proprie fantasie soggettive. Egli trova rifugio in una sorta di ascetismo sessuale, che lo ha stordito, stremato, catturato come il poeta Rimbaud.

Alla fine del secolo, quando la poesia stenta a trovare una propria fisionomia, appare Scarselli, poeta di razza, che espone con estrema facilità i suoi contenuti consistenti, dallo stile personalizzato.

Recensione
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