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Poeta impegnato conciso e severo, Giovanni Di Lena nella prima parte della sua raccolta di poesie intitolata "Pubblico" denuncia la mancanza di una libera coscienza nella gente della sua Basilicata e, più in generale, del sud.

La sua è istanza etica e civile che pone in risalto l'indifferenza alle condizioni di sfruttamento e di emarginazíone e l'assuefazione al conformismo e al compromesso, utili a sopperire alle necessità di vita. E un grido, anzi, come lui stesso scrive, sono centomila grida "per crederci ancora | per conquistare una propria autonomia | e vivere liberi da ogni sudditanza". La seconda parte, intitolata "Privato" è invece dedicata ai suoi affetti più cari, primo fra tutti quello verso i suoi genitori, anche essi vissuti in una precaria condizione sociale. Nel complesso Di Lena, con uno stile proprio e un lessico pulito, dà una chiara misura di sé nel rapporto con l'esistenza e le sue problematiche.

Recensione
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