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Gabriella Villani e tutto l'arcobaleno dei sentimenti

Tutto l'arcobaleno dei sentimenti si comprime e si esprime in un abbraccio spontaneo e sincero. La poesia di Gabriella Villani stabilisce un contatto fisico immediato con il lettore, un contatto tenero e mai invadente che accarezza il cuore, la mente e l'anima. È sì una poesia "d'amore nutrita, giorno a giorno negli anni", come scrive Stefano Valentini nella Prefazione; ogni verso scaturisce da esperienze direttamente vissute, tuttavia non è poesia d'amore nel significato classico del termine. Se prevalgono sentimenti d'affetto, sono saturi di verità, di schietta onestà, di dubbi, di sofferenze, di speranze, e anche di sottile ironia: un understated humor, all'inglese.

Il coraggioso esempio etico ed estetico del padre pittore ha indelebilmente segnato il percorso poetico della Villani. Ovviamente ha trasmesso alla figlia anche la sua passione per i colori, il suo modo di vedere e ricreare momenti particolari della vita attraverso un'ottica originale. E quella prospettiva si rinnova, si approfondisce, con i versi pregni di colore della poetessa. Se nei quadri paterni prevalgono "i grigi della città i i gialli d'Africa i i verdi e i blu dalle infinite sfumature", nei quadri lirici della Villani spiccano il "mare azzurro", il "rosso o nero", "colori pastello", "cieli blu | un blu profondo", "montagne rosate" "toni rossi i rosa e arancio", "punti bianchi" e "maschera bianca", le tinte della magnolia, "i paesaggi | verdi accesi squillanti | e blu che scivolano nei viola | nei rosa carnicini." Usando parole come pennelli lei dipinge con una raffinatezza invidiabile; un virtuosismo inimmaginabile illumina L'abbraccio dei colori – un equilibrio tra forma e contenuti che sembra impossibile in una prima silloge.

Più che una raccolta di liriche occasionali è un Familienroman in versi, dove il racconto delle vicissitudini "lungi dall'aderire all'ottica parziale dell'intimismo, punta sempre alla costruzione di un sistema intero di relazioni che si intrecciano entro lo spazio privilegiato del nucleo domestico." [Giovanna Rosa, Cattedrali di carta, Net, Gruppo editoriale il Saggiatore, Milano 2006, p. 55] Fin dalla prima poesia si sente la mancanza totale di effusioni sentimentali; al contrario ascoltiamo un "tono sommesso ma nitido", un linguaggio scabro, limpido, essenziale che ricorda Ungaretti, Montale e anche Emily Dickinson. Le esperienze dei vari protagonisti che popolano questo piccolo "romanzo in versi" si intrecciano, si contrastano, si illuminano a vicenda, mettendo così a fuoco le loro particolari qualità come anche i loro limiti.

Tutta la gamma dei sentimenti vissuti colora e satura questo libro. L'amore paterno che odorava "di buono di sicurezza | e di colori ad olio" viene equilibrato dalla presenza di quelli"alto signorile ascetico pittore | mai sceso a compromessi", come pure l'ossimorica "struggente malinconia | dalla maschera bianca" che si ripropone come "dolce compagna di viaggio", il paradosso della "cortigiana sorridente" che teme "la paura della vita | goduta con intensità", oppure la natura crudele del mare che "cha trascinato con sé | il sogno dai mille colori."

La precarietà e fugacità dell'amore fra uomo e donna fa da cornice esistenziale che delimita l'iter della Villani, simile a quello di ognuno di noi. Il sogno edenico di una consistente congiunzione affettiva viene ripetutamente infranto dalla realtà ("Sogno colorato", "Prima o poi", "Tenera giornata"). Non esiste mai abbastanza tempo per amare: "Vorrei | un po' di tempo | di più" dice la poetessa conscia dell'eterno paradosso, più si desidera una cosa più rimane effimera, lontana, irraggiungibile mentre "noi restiamo fuori | dalla porta del Paradiso." Non voglio alterare il significato originale, ma per un lapsus freudiano di lettura inizialmente avevo letto quei due versi come: "Noi restiamo fiori | della porta del Paradiso."

La tinta di base dell'opus villaniano rimane una diffusa presenza di malinconia:

Struggente malinconia
dolce compagna di viaggio
al mio fianco
serri la vita stretta stretta...
("Compagna di viaggio")

È un sentimento legato forse alla mancata permanenza di un rapporto affettivo non tanto profondo quanto costante, duraturo. Aleggia intorno quel "mistero della vita" che la Villani definisce "solitudine", dove sono "contornate di rosso | o nero le figure". Perfino l'affetto paterno così teneramente ricreato in "Memoria" all'inizio del libro sembra affievolirsi verso la fine del percorso: "È passato il tempo || Ogni giorno la tua voce | arriva da lontano" ("Steccato"), per concludersi così:

Si è aperta una falla allo steccato
la tua voce non arriva più di lontano
e una nuvola nera incombe

Si è aperta una falla nel recinto
sono appassiti i fiori blu
e il mio cuore non è più sicuro...
("Recinto")

La voce che arriva da lontano potrebbe essere sia quella del padre che quella di un'altra persona amata che si è allontanata. Tuttavia rimane la sofferenza e l'insicurezza di un cuore abbandonato. E qui si avvera la paura già intuita dalla poetessa: "Prima o poi qualcosa accadrà || È accaduto | `farfalla colorata' | inseguita e braccata || Paura della vita | 'perché fugge troppo presto'."

Nel Famillenroman della Villani ci sono forse troppe partenze, troppi addii e troppo poco tempo e occasioni per saldare lunghi rapporti, ma qui subentra il gioco anche crudele del destino che ha reciso un idillio giovanile, mutandolo per sempre in un sogno forse irrealizzabile. Quel "cavaliere i con un cuore da ragazzo" che anni dopo si riunisce alla protagonista per farle compagnia è rimasto un sogno, un mito che la realtà ha logorato e frantumato. Ne è rimasto soltanto un "Attimo"

Felice un attimo

La speranza velata di azzurro
ha accompagnato i miei sogni a lungo

Ho cercato
di riprendere
quel colore perduto
volato via

È rimasto un attimo
il soffio del vento.

E la deliziosa poesia finale rispecchia nelle sue acque cristalline quell'amore interrotto, "tra le ginestre in fiore | sulle rive | dove l'acqua scorre chiacchierando | testimone dí un amore perduto | Rio Càntaru".

La fragilità e brevità dei sentimenti viene dipinta dalla Villani non soltanto con pathos bensì con ironia a volte pungente a volte sottile, basta leggere, "Per te", "E poi", "Sindrome del venerdì", mentre la poesia "Dialogo" pare un urlo di rabbia scagliato al cielo che sembra non ascoltare ma tuttavia genera una catarsi, anche se "Avergli parlato | non è servito." E attraverso tutto l'arco poetico scorre, come "la fragranza | dell'erica | del rosmarino | spruzzato di salmastro", un tenace sentimento materno che sboccia in "Vederti piccolo". La poetessa, attraverso vicissitudini, mancanze ostacoli e dolori, ha imparato a far da madre a se stessa, anche quando

I giacinti
dal folle profumo
si chinano
stanchi e desolati
sulle rive
tormentati
da un soffio gelido.

Sa che a contrastare la malinconia, la solitudine, le miserie umane esisterà sempre "lontano nel pensiero I un prato i dove fare l'amore."

© 2006 Adeodato Piazza Nicolai, Padova, 29 ottobre 2006

Materiale
Gabriella Villani e tutto l’arcobaleno dei sentimenti
saggistica 
Autori
Adeodato Piazza Nicolai

Pubblicato su:
Literary nr.8/2007
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