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La seconda edizione di Attese, silloge di Ferdinando Banchini, offre l'esito convincente e maturo d'un percorso poetico solitario, sostanzialmente aristocratico, malinconico e pensoso. E il canto sostenuto, anche se meditato e sofferto, d'un uomo afflitto dall'incomunicabilità dei suoi simili e del creano tutto, un'incomunicabilità prodotta non dall'assenza di messaggi, ma dalla diversità dei codici e dall'alienazione moderna che non consente tempi spazi adeguati al dialogo e all'incontro. Così il destino d'ognuno è quello di restare monade a se stesso e agli altri, «ombre inchiodate a fingere la vita» «raggrinzita | in nodi di silenzio». Alcuni passaggi ricordano momenti di Spleen baudelairiano, ma non si tratta d'imitazione, bensì di consonanza, di autentiche coincidenze psicologiche. Nel «chiuso cerchio dei giorni» costante c una stanca atmosfera di desolazione «periferica», ora crepuscolare ora espressionista (in particolare la poesia «Interno»). A questa situazione tediosa e inquietante «calma piatta» il poeta reagisce ora con stoica pazienza ora con romantica nostalgia, ora con la sognante evasione della trasfigurazione poetica e soprattutto con l'ansia e la coscienza del sovrannaturale («Ma altrove, altrove è l'evento») nella ricerca dell'assoluto: «nel vuoto ti cerco, | Dio segreto e disperso | che trattieni il tuo dono, | Dio che in me ti fai tenebra e silenzio» e alla «petrosità», metaforica e non, della vita («aspra è la vita» e poi «Aride rocce e sabbie, | isole desolate» fa da contrappunto una certa languida, elegiaca dolcezza ritmico-espressiva, quasi decadente.

Questo clima teso, appunto d'attesa è consacrato dalla speranza d'uno sbocco, d'un varco come recita la lirica d'«Elogio»:: «Mistero trepido, mentre da lontane | terre verso di noi già muove l'avvento | della nostra pienezza». Il conforto della malinconia si precisa nell'incanto della contemplazione quando a settembre al canto di una ragazza innamorata o al «gioco di bimbi chiassosi» s'aggiunge una «dolce smarrita | chiarità di silenzi».

Come l'invocazione a Dio apre la silloge, così la chiude una serie di liriche che sono preghiera incalzante e accorata e intensa meditazione: «tutto è in me anelito allo splendore | dell'infìnito, ch'è fonte esempio e foce: | io tendo creatura al mio cratore». Le tematiche delle poesie hanno ripresa più discorsiva, riflessiva, talora leggermente narrativa, talora elzeviristica nelle prose dell'ultima sezione, «Brevi Incontri».

Ad esempio una lirica come «Per caso» costituisce il nucleo e l'anticipazione della prosa «Autobus», entrambe giocate sulla possibilità più o meno attuata d'instaurare anche solo per poco un'intesa con casuali passanti. Una poesia quella di Banchini che con imm:igini vivide e vissute rende testimonianza dell'attuale disagio esistenziale, il malessere d'un epoca, «tempo | di cenere», cui opporre la fede in Dio e nella Bellezza.

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