|
| |
Un libro
destinato a lasciare il suo segno sul lettore sia per la quantità, sia –
soprattutto – per la qualità dei testi che, suddivisi in tre sezioni, gli
vengono sottoposti. Questa varia e vasta testualità bartoliniana viene
opportunamente inquadrata e "arginata", come si evince sin dal titolo, da un
orizzonte biblico (La terra promessa, Le frontiere di Canaan, Gerusalemme
sono infatti i titoli delle sezioni) che fissa una costellazione ideale capace
di dare senso e significato al tutto.
G. Barberi
Squarotti, che da sempre segue l'autrice, coglie nella "presenza del tragico" il
dato saliente e unificante dell'opera: "G. Luongo Bartolini offre mirabilmente ed
esemplarmente la raffigurazione e la storia del tragico nella concretezza di un
anno o poco più di eventi, di riflessioni, di concetti, di situazioni del mondo,
dalla cronaca di guerre e atrocità e violenze alle occasioni quotidiane di anche
minime esperienze o descrizioni, o giornate di stagioni e di incontri, fino alla
riproposta angosciosa e rigorosa delle riflessioni, dei giudizi, delle
considerazioni, delle affermazioni assolute e definitive" (p.7). Si scuserà la
lunghezza della citazione, ma essa mi pare proporre una chiave di lettura
ineludibile, dato che il tragico, come i rami di un delta fluviale, attraversa
l'intero macrotesto. Il tragico bartoliniano è visione, tema/motivo, tono e
punta all'assoluto ed al sublime com'è giusto che sia, ma non dimentica il
basso, le radici cittadine e la dimensione domestica: insomma la quotidianità
del vivere. Benevento, il Sannio, la casa natale, ecc. compaiono in queste
pagine sfrondati da ogni dettaglio inutilmente descrittivo, come elementi di una
vicenda e di un destino prossimi al loro compimento. L'intonazione tragica
consiste, tra l'altro, nel proiettarsi in avanti, nel futuro, per fissare
profeticamente quanto accadrà al soggetto, perso tra tutte le cose che approdano
all'eterno: "Mi ricorderete come vaga ombra | che scompare e niente più dello |
sguardo del sorriso la mia voce | esortante l'eco rimarrà tra di voi | che
vivrete || Il bene sì ma perso nel gran fiume | di tutte le cose che
s'apparentano | sopravvenienti e passate nei gorghi | dell'ignoto alle foci
grandi del tempo" (p.63).
Lo stile di
G.L.B. ama e persegue la condensazione nominale e lo scorcio sintattico (ma
garentendo fluidità frastica e versale), l'ellissi interpuntiva, gli ardui
tropi, il lessico di tono alto ma non selettivo. Stupiscono la continuità, la
tenuta espressiva delle 270 liriche (di varia misura strofica, ma con
settenari e endecasillabi a primeggiare). Eppure il rigore dell'ars non
impaccia o tantomeno soffoca il calore affettivo, l'acume speculativo dell'humanitas.
A ciò va aggiunto lo spessore intertestuale del libro dove la voce poetante,
tuffandosi nel passato per scorgervi segni transeunti e proiettandosi nel
futuro per anticiparlo, dialoga da pari e pari con altre altissime voci della
poesia italiana.
G.L.B. è
tutt'altro che una poetessa esordiente, avendo al proprio attivo numerose
raccolte poetiche (nonchè opere di saggistica, teatro e narrativa) tra cui mi
piace ricordare lo splendido poema (lucreziano, direi) Village / Icona
(1998). Con La polvere dei calzari ha fornito un'ulteriore prova che la
sua esperienza poetica ha il marcato carattere dell'unicità perchè col suo
pensiero "forte", col suo rigore stilistico
ha
preso definitivamente le distanze dal lirismo egocentrico e narcisistico, come
dalla similprosa minimalistica, come dai vacui progetti postmoderni. Ho detto
"definitivamente" perchè lo aveva fatto sin dalla prima delle sue opere.
| |
 |
Recensione |
|
La polvere dei calzari
|
|
poesia
|
|
| Autori |
| • | Giuseppina Luongo Bartolini |
|
Edizione:
Campanotto Editore
Pasian di Prato 2005 |
|
| Prefazione di Giorgio Bárberi Squarotti - pp. 320 |
| prezzo: € 15,00 |
|
| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Literary nr.10/2006
|
|