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Misticismo vero misticismo falso

Nel romanzo del Manzoni si dice del Cardinale Federigo Borromeo che «circa cento son l’opere che rimangon di lui, tra grandi e piccole, tra latine e italiane, tra stampate e manoscritte, che si serbano nella biblioteca da lui fondata: trattati di morale, orazioni, dissertazioni di storia, d’antichità sacra e profana, di letteratura, d’arti e d’altro». La biblioteca fondata dal Borromeo e aperta al pubblico nel dicembre del 1609, è la famosa Ambrosiana, che per numero di libri, copia e rarità di codici, tradizione di dottrina dei suoi «dottori» è una delle più insigni d’Italia e di Europa. Il Manzoni, continuando a parlare del Cardinale, finge di farsi chiedere da uno dei lettori «Come mai tante opere sono dimenticate, o almeno così poco conosciute?». Nella prima redazione del romanzo lo scrittore dava la colpa di tale disinteresse alla vacuità e allo smarrimento della coscienza e della cultura italiana contemporanea, che avevano impacciato e fuorviato l’acume dell’autore. In verità, e lo stesso Manzoni lo sottolinea, il Borromeo tenne alcune opinioni strane» e «mal fondate», ma molto diffuse a quel tempo, come la credenza della stregoneria o dei venefici usati per diffondere la peste. Queste opinioni ci sono attestate non solo dai biografi contemporanei, ma anche negli scritti del Cardinale, parte dei quali viene attribuita al suo segretario, Giuseppe Ripamonti.

Di tali opere ci viene ora data la traduzione di una a cura di Francesco di Ciaccia (Da Satana a Dio. L’opera di Federigo Borromeo sul « misticismo vero e falso delle donne», Milano, Xenia, 1988). Il volume in latino (De ecstaticis mulieribus et illusis. Libri quatuor) apparve nel 1616 e rappresenta la sintesi del fenomeno mistico non solo nel pensiero del Cardinale, ma anche nelle sue espressioni tra il Cinquecento e il Seicento. Della produzione mistica del Borromeo venimmo a conoscenza per caso quando ci si interessò di alcune monache canonizzate che avevano scambiato lettere con il porporato, mentre il suo libro sulla peste, che si ricollega ai Promessi Sposi, fu pubblicato solo nel 1903. A parte il valore intrinseco tali opere sono una testimonianza della cultura del tempo tanto sul piano medico quanto su quello psicologico e filosofico. La mistica è un capitolo assai rilevante nella spiritualità del tempo e del secolo precedente e seguente per cui l’intervento del Borromeo assume grande importanza sia per l’autorevolezza dell’autore sia per la sua valutazione in ambito storico. L’opera viene suggerita da preoccupazioni pastorali, ma nel contempo s’inserisce nel contesto culturale della riforma tridentina in cui la mistica si affermò con sovrana rilevanza.

Il libro per il suo intento didattico intende offrire un panorama di nozioni a quanti, frastornati dalle opinioni correnti, accreditavano acriticamente il misticismo o lo rifiutavano aprioristicamente. L’autore si propone di descrivere i fatti reali, le manifestazioni incontrovertibili della mistica rivelando le radici concrete e le diverse espressioni dei fenomeni straordinari. Non si tratta di un libro religioso bensì di un’analisi dell’evento preter-naturale, non perché il fenomeno sia fuori dell’ordine teologale, ma semplicemente perché sotto quest’ultimo aspetto il fenomeno non viene affrontato. Quindi è uno studio del meccanismo naturale nel suo ordine fisico e psichico secondo le prospettive del pensiero mistico cristiano-rinascimentale. L’interesse del testo poggia, perciò, più su una curiosità interpretativa e conoscitiva di una dottrina, coltivata con impegno dall’antichità al Rinascimento da molti studiosi, che su un’esigenza spirituale di ordine religioso. I casi di allucinazione o di fantasticherie, di ossessione o di isterismo sono, infatti, presenti nelle esegesi Bi-bliche di area patristica o ebraica, nelle interpretazioni cristiano-umanistiche o medievali degli oracoli greci e della teosofia egizia, nella scienza medica della classicità o nella fenomenologia delle visioni estatiche.

Il misticismo è un fenomeno catalogato nella storia dell’umanità e si ritrova allo stesso modo delle espressioni poetiche o artistiche, delle teorie filosofiche o scientifiche, delle organizzazioni economiche o sociali. Il termine ha origine da un verbo greco (myein) che significa «chiudere la bocca» o «chiudere gli occhi» e che deriva da una radice (my) che va inteso come «mettere il dito sulla bocca per fare silenzio». La semantica del termine va integrata dalla radice sanscrita (musch) che vuol dire «rapire», quindi la valenza estatica coinvolge il divino interessando l’anima e unificandosi. La mistica, perciò, abbraccia tutte le esperienze che travalicano gli schemi razionali dell’uomo e il contesto delle sue espressioni fisiche e psichiche, per giungere ad un rapporto immediato, personale e diretto con una sfera trascendente ossia con il divino.

La mistica si adegua alla cultura del proprio ambiente e del proprio tempo in rapporto alla concezione del mondo, dell’anima e di Dio. Nelle società primitive, ad esempio, le forze della natura erano incomprensibili e indomabili per cui si chiedeva l’ausilio di qualcuno, come lo stregone o l’indovino, per mediare, in virtù di particolari attitudini ritenute soprannaturali, con le potenze divine allo scopo di propiziarle. Ma, secondo il Borromeo, la sacralità pagana riferendosi a un divino «falso e bugiardo» rientrava nell’ambito del diabolico ugualmente alle altre espressioni religiose dei culti cattolici. Il concetto di mistica per il Borromeo rientrava nella sfera delle conoscenze e intendeva l’unione con la divinità come un aspetto della visione mentale e intuitiva atta a far capire con immediatezza la presenza del divino. Tale concetto cadeva nell’area del neoplatonismo umanistico cristiano del Quattro e Cinquecento ricollegandosi attraverso Agostino a Platone e si richiamava alla visione salvifica dell’ebraismo che vedeva nella mistica il mezzo privilegiato con cui Dio si rivelava all’uomo eletto (il profeta), attraverso il quale faceva sentire la sua volontà alla collettività. Alcune visioni dell’Antico Testamento sono interpretate dal Borromeo come conferma del proprio concetto di mistica, che è manifestazione del divino e comunicazione della volontà di Dio.

I fenomeni paramistici, presenti in ogni cultura, vanno intesi come segni del trascendente solo se si accordano con il Vangelo, ecco perché la Chiesa prima di pronunziarsi è molto cauta e prudente. Nella vita spirituale il problema non consiste nelle manifestazioni eccezionali e fuori dalla norma, ma nella valutazione che se ne fa secondo le regole evangeliche. Infatti se il miracolo fosse falsamente cristiano esso nuocerebbe ai credenti, mentre se il fenomeno straordinario resta nell’area morale ed evangelica esso giova ai fedeli perché è una comunicazione del volere divino. Le vie della Provvidenza sono infinite e nessuna di esse può abolirsi senza menomare l’onnipotenza di Dio, ma nel contempo non si può inventare una via falsa senza mettere in discussione la trascendenza. Uno degli indizi del divino influsso è che l’evento estatico si manifesti improvvisamente e imprevedibilmente senza quindi attesa o preparazione da parte della persona che esprime l’esperienza mistica.

Queste disquisizioni del Borromeo miravano a ricondurre il fenomeno miracoloso nell’alveo dell’ortodossia e a combattere la mania di mistificazioni mistiche molto diffuse nel suo tempo, ecco perché il discorso è condotto più su un piano scientifico che su quello teorico o devozionale; l’opera, perciò, è una lucida testimonianza della realtà del secolo.
Recensione
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