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Assidua è stata negli anni a noi più vicini l'attività poetica di Giovanni Chiellino, che va da Nel cerchio delle cose (1994) a La voce della terra e altre voci (1998), da Il volto della memoria (2000) a Il giardiniere impazzito (2001), un libro, quest'ultimo, sul quale vogliamo qui intrattenerci, perché ci sembra, più che mai in sintonia col mondo in cui viviamo, di cui affronta, in versi di notevole intensità, il dramma da ciascuno di noi fortemente sentito della guerra.

Non una soltanto infatti, ma tutte le guerre del nostro tempo e di ogni tempo, accendono la fantasia di questo poeta e lo spingono a parlare, per deprecarne le violenze e gli orrori. II suo è dunque, come bene osserva la prefatrice Liana De Luca, un libro monotematico, secondo la consuetudine propria di Chiellino, il quale già altre volte aveva "sviluppato i motivi dell'amore e della memoria" in singole raccolte, così come ora affronta quello della guerra, con varietà d'intuizioni e di spunti. Iniziamo dal titolo, Il giardiniere impazzito (che è anche quello di una delle più riuscite poesie della silloge), il quale rivela subito il motivo di fondo della deprecazione del disordine e della follia che la guerra provoca, sovvertendo l'ordine e l'armonia che prima regnavano e portando al loro posto bruttura e morte. La poesia è molto efficace, come può rilevarsi anche da qualche citazione: "Sradicare le ortensie e il rosaio, | eliminare i bulbi dalla terra, | tagliare il calícantus: | fredda inflorescenza nel cuore dell'inverno. | ... | Bisogna fare spazio a cose | più importanti: | mine arati uomo, missili, mitraglie, | un'infinita varietà di armi. | ... | Dappertutto scorreranno | rigagnoli di sangue per innaffiare | i filari delle croci".

Il libro seguita evocando visioni di acuta sofferenza, sia individuale che collettiva, come può arguirsi facilmente da molti dei titoli delle poesie qui raccolte: Il pugnale di Caino, La voce del corvo, Esecuzioni, L'agonia di Gorazd, Hiroshima, ecc.; poesie nelle quali s'incontrano immagini di notevole intensità espressiva, che rendono appieno l'intento dell'autore, consistente nel voler generare in chi legge sentimenti di esecrazione per i carnefici e di pietà per le vittime. Si vedano: "Cade la luna | dagli occhi dei fanciulli", "Sulle umide ciglia della luna | camminano i soldati", "col graffio spezzato della voce", ecc. Certo, è questa una poesia che ha anche "una vocazione epica", come osserva Sandro Gros-Pietro nella sua nota di copertina e che talora rivela un'ispirazione di carattere apocalittico, come può rilevarsi dai seguenti versi: "Sono passati i cavalli di fuoco, | i cavalli dell'ira e della morte, | portano carri dalle nere ruote | che scavano solchi nella dura terra, | solchi profondi dove volti tremano | e corpi si dissolvono e parole" (Linfa d'uomo).

Quanto allo stile occorre dire che quello del nostro autore è sempre molto curato dal punto di vista formale, adottando egli un verso che, pur essendo sciolto da stretti vincoli prosodici, è pur tuttavia improntato al ritmo endecasillabico ("Lo sguardo cerca brividi di luce", "Angeli uccisi giacciono sui margini", "correvano per campi aperti al sogno", ecc.) e ad una notevole scioltezza espressiva.

Un libro meditato e sofferto questo di Giovanni Chiellino, per i numerosi irrisolti quesiti che pone (si vedano, ad esempio, Una madre, Campo di concentramento, Nostalgia di un volto); ed anche un libro che costituisce un'ulteriore prova delle sue doti di poeta e di uomo di Lettere di sicuro talento.

Recensione
Il giardiniere impazzito
poesia 
Autori
Giovanni Chiellino
Edizione:
Genesi Editrice
Torino 2001

Prefazione di Liana De Luca - pp. 106

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Pomezia Notizie nr.10/2002
 

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