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Molteplici sono gli
interessi letterari di Emanuele Giudice, spaziando egli dalla poesia alla
narrativa, dalla saggistica alla drammaturgia. Il suo libro più recente e Il
tarlo di Caino, una raccolta di testi poetici che nel loro insieme acquistano
un andamento poematico, in virtù del tema unitario che lega i vari componimenti
(il sottotitolo suona: riflessioni sul male) e del vasto respiro che assumono.
Significativa
è in
queste pagine l'intensità della voce del poeta che fustiga, senza remore o
falsi pudori, vizi e iniquità, delitti e turpitudini: "Siamo aggrediti | da
lezzi | di menti putrefatte, | da colori in disarmo, | spenti | davanti alla
solerzia | della luce || Ci incalza la cloaca, | infetta i giorni | e grigi fa i
segni del domani" (La cloaca).
Il male che
Emanuele Giudice scopre è un "male" che trascende l'individuo: "C'è una belva
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fuori di noi, | ruggisce, | e s'involge nei suoi furori" (Il male cosmico); ma
è anche un "male" che ci portiamo dentro e che non ci dà pace: "Altra
| la
belva ch'è in noi, | che dentro | si dibatte" (Il male in noi).
In tale condizione
è difficile per l'uomo trovare scampo e scoprire un terreno sicuro su cui
fondare il futuro, sicché non resta a lui che ripiegarsi ogni giorno di più sulla
propria incolmabile infelicità: "Pietra siamo, | dotata di parola, | lacrima
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che non riesce | a uscire dalla ciglia, | campana avara di rintocchi, | ferma |
ai singhiozzi trattenuti in gola" (Il dubbio).
Pure qualcosa c'è
che ci salva ed è la "legge morale" che sentiamo urgere in noi e che ogni volta
riaffiora con maggior vigore, senza darci tregua, a contrastare il "male" che
incombe, quale presenza ineliminabile dalla sostanza del mondo.
Tale "legge", volta
a contrastare la follia e la disperazione delle "tenebre" fa nascere in noi
l'attesa di un rinnovamento e di una redenzione: "Un mondo avanza, | altro nei contorni,
| disperde | rassegnate indolenze | che un tempo bloccarono | le spinte
del cuore alle speranze..." (Luce), e ci fa volgere gli occhi più in alto, sino
a trovare Dio: "Parla, | Signore, | da te aspettiamo un labile cenno, | un
fioco
sussurro di parole | che ci salvi | da questa presunzione | che ci sprema, |
per consegnarci | alla gioia improvvisa | dell'ascolto" (Colloqui).
Il libro di
Emanuele Giudice si presenta quindi come un'ascesa dal Regno delle tenebre e del
"male" al Regno della consolazione e della "luce"; quasi un viaggio salvifico,
attraverso il quale l'uomo possa ritrovare se stesso e dare una ragione al
proprio percorso terreno.
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Recensione |
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Il tarlo di Caino. Riflessioni sul male
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poesia
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| Autori |
| • | Emanuele Giudice |
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Edizione:
Edizioni del Leone
Spinea 2011 |
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| Prefazione di Elio Andriuoli - pp. 64 |
| prezzo: € 8,00 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Tribuna Letteraria, La Nuova nr.103/2011
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