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Rosmunda, Elmichi, altri personaggi di Evo Medio

Nei nostri scaffali non devono esistere solo i testi degli autori più noti, ma anche quelli, magari sconosciuti al grande pubblico, che però hanno un colore, il timbro di una voce, l'intermittenza di un sentimento.

Tra questi autori c'è Rossano Onano, non solo perché egli ci consegna una parola poetica coltivata, elegante fino a raggiungere la pronuncia raffinata, dialogante, ma anche per il suo impegno civile nei tempi difficili in cui stiamo vivendo: “Per le foreste di carta, come trivio, il / quadrivio (percorrono i gendarmi la carraia / reclutano l'ordine, l'ottemperanza) fingono / il gioco, strette nei bivacchi, ancora alcune / affaccendate sacche armate di resistenza”.

Verrebbe da pensare, leggendo questo “Rosmunda, Elmichi, altri personaggi di Evo Medio” che tanto più la vita è “carcerata” e tanto più rinasce nel respiro di un'irreversibile necessità. Poi, quel suo periodare avanguardistico ha una tonalità emotiva, una sua grazia, una sua leggerezza.

Della sua poesia ci attrae il flusso del narrare, lo stupore per l'immagine: canto e pensiero si dispiegano in un respiro universale, in un mito di polarità ossessiva ed ironica:

“Nella camera pressurizzata, la piccola galattica faceva: uh oh / uh oh (quel tuo uh oh finirà, vedrai, per fare / venire me pure, disse il capitano della navicella provando / per primo secondo un improvvisato codice della navigazione / interplanetaria) e infatti venne molto bene, tanto / che la piccola galattica fece uuh ohh uuh ohh...”

Il tutto nella suggestione del suo testo, ricco di sapienti richiami, di dimensione onirica, di grovigli semantici, di intarsi esistenziali; in un paesaggio complesso e disorganico, tra fantasia e realtà, tra matericità del presente e incorporeità del passato.

Onano segue la sua visione simbolica nello scorrere fluido della vita, del corso irrevocabile della storia e della condizione umana.

Gli resta l'ansia di un abbraccio con lo spazio cosmico, la tensione di farsi tutt'uno con l'universo nell'eco del remoto, nella meraviglia del futuro, con il gusto dell'ironia brillante che è il sale della vita.

La ricerca di questo poeta emiliano giunge a scelte colte e consapevoli, con stimoli espressivi sempre più interiorizzati e scavati, quasi un bisturi che incide veli e coperture programmate, per portare alla luce gli oltraggi dell'uomo, sul filo di un “raptus” poetico al limite di una danza girotondo-spirale.

Recensione
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