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Sono passati alcuni anni da quando Alain e Juliette si sono sposati. Alain presta ancora servizio in marina a Calais, e lì vive con Juliette, che grazie a lui è riuscita a lasciarsi alle spalle il suo passato di prostituta.

La protagonista di questo romanzo è, però, una giovane prostituta che presta servizio alla locanda in cui lavorava Juliette prima di sposarsi, Josephine Desirée. Chiamata anche Jeanne, si ritiene che fosse la figlia illegittima dell’Imperatrice di Francia Josephine, abbandonata poi dalla madre quando aveva solo due anni.

Proprio questa presunta parentela tra Jeanne e l’Imperatrice, dà a Juliette e al Conte Armand de Polignac un’occasione per vendicarsi rispettivamente dell’Imperatrice stessa, che Juliette ritiene responsabile dell’arresto del padre, e di Napoleone che, dopo la scoperta della cospirazione del 1804, aveva condannato sia il Conte de Polignac che il fratello Jules al carcere.

A differenza del romanzo precedente, “Il porto di Calais”, in cui le vicende si susseguivano accavallandosi le une alle altre, qui ritroviamo uno stile, a mio parere, migliore. Le diverse storie s’intrecciano tra loro molto bene, in circa sessanta pagine vengono narrate vicende della vita privata di Alain e Juliette, degli amori proibiti tra ufficiali, che portano a galla il delicato tema dell’omosessualità, e la difficile situazione di Jeanne.

La lettura è stata piacevole (sempre tenuto conto che non ho mai letto nulla di questo genere prima) e veloce. Mi piace molto la passione dell’autrice per ciò che scrive, una passione che scorre attraverso le pagine e giunge a coloro che le leggono, e la sua attenta e minuziosa documentazione su fatti e argomenti che non vengono studiati in nessun libro di storia. Certo è che avrei preferito che l’autrice si soffermasse di più sulle varie vicende, magari, vista la sua ampia conoscenza della storia, approfondendo meglio ogni singolo tema. In questo modo il lettore riuscirebbe ad immergersi meglio nel contesto, in maniera da poterlo vivere come se vi appartenesse lui stesso.

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Recensione
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