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Le pagine introduttive di Paolo Ruffilli amplificano subito il discorso poetico di Roberta Degl’Innocenti dove i colori dell’anima si riappropriano di proposte espressive che affondano nella valenza e nella purezza dell’estetica.

Cinque sono le parti della silloge. Ma non sono distaccate l’una dall’altra, ma unite da un filo logico che le accorda in un suono limpido e cristallino.

La poetessa guarda alla parola, alla scrittura, come ad “sisma” del cuore e della mente, e libera la scrittura dalle scorie di significati desueti, per assurgere ai segni alfabetici che legano e sviluppano periodi netti e fortemente icastici. Così, gli elementi del quotidiano si trasformano in immagini poetiche setacciate per elevarsi a dignità di presenza, e ne nasce un costante scavo psicologico alla realtà dell’amore e dei sentimenti.

Recensione
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