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De Perfectione

L’atmosfera umana e paesaggistica descritta nell’avvincente romanzo “De Perfectione” di Francesco Gallina è quella di un crudele puzzle del destino che aggrega tasselli collegati gli uni agli altri da relazioni di sofferenza, dramma, disperazione, morte. Sembra che ogni aspettativa sia destinata a frantumarsi irreparabilmente contro la barriera di un intento avverso, teso a sradicare e ad annullare impronte e rapporti già fugaci per antropica condizione. Neppure i sentimenti più autentici, creati nei propri vissuti, sono capaci di proteggere i personaggi da “quel sistema che crede possibile il perfetto nelle cose umane, e che sacrifica i beni presenti all’immaginata futura perfezione”. L’osservazione disillusa della nostra contemporaneità si traduce in una scrittura originale che guarda il dipanarsi degli avvenimenti su diverse scansioni, interposte da intensi collegamenti dialettici ed emozionali. Il protagonista Giona Alighieri – il cui nome apertamente suggerisce rimandi biblici e letterari – fonda la sua ragione d’essere in intrichi di dubbi irrisolti della sua esistenza. L’esposizione replicherà pagina dopo pagina alle inquietanti domande celate nella memoria, svelando contesti terribili e devastanti.

Non entro nelle particolarità dell’impianto narrativo per non sottrarre coinvolgimento al lettore, il quale scoprirà attraverso una cifra stilistica accattivante e incisiva quale mistero dà vita a questa vicenda e cosa si occulta dietro l’allegorica immagine impressa sulla copertina di un libro segreto.

Francesco Gallina sa conciliare i canoni della migliore cultura classica con un’originale adeguatezza al presente svelandosi, fin da questa prima opera, un eccellente autore di complesse sequenze narrative.

Il romanzo conduce a considerazioni profonde sulle minacce della storia individuale e sociale, costruita finanche su una realtà efferata e occulta, basata sullo sfruttamento disumano della persona e della natura. Quando la cruda verità viene sperimentata, spesso atrocemente, essa palesa inoltre anche la sua inafferrabilità.

Ambire a trasformare la Natura perseguendo un’utopicaperfezionetecnologica significa distruggere la Natura stessa contro l’interesse dell’umanità e della sua dinamica pluralità, come evidenziava già oltre quattrocento anni fa il pensatore britannico Francesco Bacone. È l’uomo che deve adattare il suo potere alla Natura, analizzando le ragioni intime delle cose alla luce di un progresso che sia sempre morale.

Recensione
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