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Elizabeth Barret Browning: l'essere e la grazia ideale

150° anniversario dell'Unità d'Italia

Elizabeth Barrett Browning (Durham, 6 marzo 1806 Firenze, 29 giugno 1861)

Il 29 giugno 1861 moriva a Firenze una delle più illustri poetesse dell’Ottocento, Elizabeth Barrett Browning. Ella aveva trascorso i quindici anni più felici della sua vita al piano nobile di Casa Guidi, in Piazza San Felice, l’antico palazzo patrizio sulla cui facciata spicca l’iscrizione di Niccolò Tommaseo: “Qui scrisse e morì Elizabeth Barrett Browning che in cuore di donna conciliava scienza di dotto e spirito di poeta e fece del suo verso aureo anello fra Italia e Inghilterra”. Un’occasione, dunque, per ricordare, nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, una delle maggiori rappresentanti della letteratura femminile di tutti i tempi e il suo appassionato coinvolgimento emotivo nella causa risorgimentale italiana.

Nata nel 1806 a Durham, in Inghilterra, “E.B.B” – le iniziali con cui la poetessa amava firmarsi – fu alta interprete del movimento romantico, segnando un percorso letterario, sentimentale e umano che oltrepassa i secoli per materializzarsi dalla sua vita in questo millennio. Il padre aveva fatto fortuna in Giamaica sfruttando piantagioni di zucchero. Elizabeth vive un’infanzia privilegiata con i fratelli. Ancora bambina legge in lingua originale Shakespeare, Dante, Milton, i grandi autori greci e latini, le storie di Roma e d’Inghilterra, l’Antico Testamento. All’età di dodici anni compone un poema epico in rima. Fragile, ha problemi di salute che la costringono all’immobilità e al buio, con la sola compagnia del fedelissimo Flush, il cagnolino di cui scrive: “Le rose colte per metter nei vasi, in quella camera morivano visibilmente, prive di luce e di brezza: questo cane solo aspettava e vegliava, sapendo che quando manca la luce, rimane a splender l’amore”.

Nel 1844 pubblica i “Poems” che la rendono una delle più popolari scrittrici del momento. Ed è la lettura di questa raccolta di liriche che induce il poeta Robert Browning a manifestarle il suo apprezzamento. Una luce che squarcia l’ombra, una favola che diventa realtà. S’incontrano, s’innamorano, ma il severo padre di lei è ostile all’unione. Segretamente si sposano. Fuggono a Firenze dove nascerà il figlio Pen. Le ingiustizie sociali, la tratta degli schiavi, l’oppressione degli italiani da parte degli austriaci, il lavoro dei bambini nelle miniere e nei mulini d’Inghilterra, le restrizioni imposte alle donne dell’epoca infiammano la penna di “E.B.B”. Le opere in versi “Casa Guidi Windows” (1850) e “Poems” before Congress” (1860) mostrano tutta l’ardente speranza a favore dell’unificazione italiana. Con quanto glorioso coraggio Elizabeth, figlia del conformismo vittoriano, combatte l’ingiustizia sociale e difende i principi di libertà! Il romanzo in versi “Aurora Leighî” è considerato un manifesto dell’autodeterminazione femminile. Una scrittura pervasa di conoscenza e giustizia, fra i contrasti e i guasti materialistici della prima rivoluzione industriale: “Ho perso il dono divino io, chiudendo le mie narici all’ineffabile afflato, sì, quel soffio che è: Amore! L’Arte è una gran cosa, ma l’Amore è molto, molto di più. L‘Arte è metafora del cielo, ma l’Amore è Dio, quel che crea”. Elizabeth Barrett Browning ebbe un forte impatto sulle opere di Emily Dickinson e fu definita da Virginia Woolf la vera interprete di quel periodo storico. Ma sono i “Sonetti dal portoghese” il capolavoro di “E.B.B” – così chiamati, forse, perché portoghese era il prediletto poeta cinquecentista Camıens. Celebri, intensi versi d’amore dedicati all’amatissimo Robert, rivoluzionari per l’ardire di una donna del tempo di dichiarare a un uomo il proprio sentimento. Ciò rende il suo nome incomparabile nella storia della letteratura. Prossima alla morte, l’Autrice scrive: “Basta! Siamo stanchi, ormai, il mio cuore ed io. Presso questa lapida sepolcrale io seggo, e vorrei che quel nome per me fosse inciso...”. Coacervo di passione e trasgressione, inquietudine e disinganno, canto che si eleva oltre l’esistenza della poetessa, dal suo cuore ai nostri cuori, con incorrotto amore “fino ai limiti dell’Essere e della Grazia Ideale”.

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