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È una silloge di poesie che indaga il significato più recondito della ricerca del vero, che disvela il territorio celato dell’anima attraverso un lirismo denso di contenuto esistenziale: è il Libro perduto (otto movimenti e un canto di uscita) di Giancarlo Giuliani.

L’autore, docente di materie letterarie, conduce il lettore in uno spazio dove le sembianze si confrontano con utopia, mito, miraggio, melodia, tormento, per ricomporsi segretamente in una parola poetica di pregevole incisività.

‘La musicalità si accosta infatti alla forza icastica delle immagini, raggiungendo momenti di grande intensità espressiva e di rara efficacia formale, affrontando e reinterpretando persino ritmi e metri della tradizione letteraria’ – si legge nella bella postfazione a cura di Ubaldo Giacomucci – ‘Questa attenzione alla pluralità delle figure interne, la connessa convinzione che ogni idea monolitica o definitiva dello spirito sia per se stessa errata, iscrivono la poesia e la filosofia di Giancarlo Giuliani nell’area di un relativismo culturale dinamico e vitale, in conflitto radicale con ogni forma di pensiero unico o totalizzante’.

Dal precedente Liber Alchemicus a questo Libro perduto, Giancarlo Giuliani modula un canto sul caos incomposto e ci consegna la sua metafora, quella di un viandante incappucciato tra fotografia, saggistica, poesia, sconosciuto a se stesso ma riconosciuto da molti, sulle antiche pietre della città dell’Aquila, nella solitudine delle montagne.

06/06/2011

Recensione
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