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Storia di un manoscritto

Un insolito manoscritto, un amore spezzato e frammenti di vita riaffiorano e scandiscono eventi e tumulti del cuore, scorci di un fluire quotidiano che capta una parallela realtà onirica sullo scenario di odori, colori e storie di una seducente Maremma.

La scrittrice Dianora Tinti, nel romanzo Storia di un manoscritto, già dal bel titolo introduce all’essenza della coinvolgente vicenda che, con grande capacità narrativa, sa incastonare pagina dopo pagina.

Laura, cinquantenne, coniugata con due figli, editor presso una casa editrice, leggendo il manoscritto di un autore esordiente percepisce un vissuto che le appartiene. Da questa circostanza si dipana l’insieme di avvenimenti che s’intersecano tra passato e presente, tra ciò che appare e ciò che non è stato.

L’autore del dattiloscritto è Giulio, amato da Laura negli anni dell’Università. Il loro rapporto si è interrotto in seguito a un incidente automobilistico che ha causato la perdita della memoria di lei. Ne consegue un viaggio introspettivo teso a identificare una verità dimenticata o illusoria dentro un labirinto di partenze e arrivi spesso dolorosi.

L’archetipo del tempo e della sua rielaborazione permea le vite dei protagonisti e dei co-protagonisti dell’intera opera attraverso analogie, emozioni e ossessioni raffiguranti le fragilità esistenziali, tutto questo sia da un’ottica maschile che femminile.

Come in una rifrazione di instabili specchi, sobbalzi e interruzioni di percorrenze subite o volute configurano la concatenazione degli accadimenti desiderosi di ricomporre una lacerata armonia.

Storia di un manoscritto riverbera l’ordito di affetti e sensazioni che inducono a riflettere sul senso dell’essere, e al contempo del sognare, aspetto quest’ultimo accentuato anche dalla descrizione del panorama toscano, caro alla scrittrice e tanto ricco di celate magie e di misteri.

Certezze e dubbi riaffiorano tra flusso e riflusso della parabola esistenziale imprevedibilmente sfuggita a un uomo e a una donna tra il tormento dell’attesa, la trasognata speranza, l’inquieta saggezza e l’accelerata materialità dell’attuale millennio.

Il plot possiede un humus psicologico che rende i personaggi emotivamente e metaforicamente compagni di percorso e di ricerca interpersonale di ogni lettore.

Dianora Tinti è nata e lavora a Grosseto. Laureata in Scienze Economiche all’Università di Siena, nel 2007 pubblica con successo il romanzo Il pizzo dell’aspide, appassionante storia d’amore giunta alla quindicesima ristampa. Ottiene numerosi riconoscimenti e nel 2009 esce Il Giardino delle esperidi, Premio Speciale della Giuria al concorso nazionale "Il litorale" di Massa Carrara. Con il racconto Caruso vince nel 2010 il primo premio assoluto al concorso letterario nazionale "Se questo è un uomo" di Castiglione Olona. Collabora con diverse riviste e quotidiani anche online.

Recensione
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