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Un angelo a metà

Il romanzo Un angelo a metà di Roberto Sarra racconta un’intensa storia d’amore, d’amicizia e di morte in un flusso narrativo che s’impossessa del lettore coinvolgendolo empaticamente dalla prima all’ultima pagina, con uno stile chiaro, accattivante, denso di descrizioni e dialoghi in un’alternanza davvero efficace, in piena sintonia con la dedica in esergo dell’Autore rivolta agli amici vicini e lontani i quali, da sempre, condividono le sue passioni.

Uno spaccato del nostro millennio in cui, accanto alla sfortunata vicenda sentimentale e umana dei due protagonisti, Luca ed Elisa, si muovono personaggi dai caratteri ben delineati e rivelatori della sensibile attenzione dello scrittore alle tematiche sociali ed esistenziali che agitano questo tempo.

La concentrazione sui dettagli emotivi e sugli scenari autentici conduce fra personaggi e luoghi percepiti come familiari, da cui emergono quali comprimari, in un ruolo privilegiato, la dolce zia Maggie, il tenero Pippo, giovanissimo ospite di un istituto, Roger, il ragazzo colpito dalla sindrome di Down, a testimonianza della cura e della stilnovistica gentilezza destinate da Roberto Sarra agli affetti, alle figure femminili e agli svantaggiati. Il tutto su sfondi spesso marini e lacustri, la cui cupa e fredda profondità sa incresparsi di leggere e tiepide brezze.

Ma la sorte può essere crudele, il mondo si frantuma dopo la conoscenza dell’infausta diagnosi che riserva a Luca solo pochi giorni di vita: perché proprio a lui, e perché proprio quando poteva finalmente con Elisa toccare il cielo con un dito.

La salvezza è cercata in una lucida scelta di eutanasia assistita, lo spinoso dilemma medico - legale connesso alle problematiche dei malati inguaribili e tanto dibattuto negli ultimi anni. Ciò riconferma quanto sia difficile trovare risposte alle oscure domande imposte dall’esistenza, alla possibile libertà di accettare o superare il proprio destino di fronte agli imperativi genetici, religiosi, culturali e alla demolizione di tutti gli idoli.

L’eroe quotidiano della narrazione cerca questa soluzione per porre termine a uno stato di estrema sofferenza, tanto fisica quanto psichica, analizzandone lucidamente e drammaticamente il contesto.

La prognosi straziante, contro ogni attesa, getta gli sventurati innamorati in un funesto baratro emozionale e sconvolge una realtà altrimenti consueta. Quel che resta dell’istante si fa esempio di solitudine terribile, ma, in ugual modo, di sublimazione in quel sentimento superiore capace di accettare il dolore, quando tutto sembra essere irrimediabilmente perduto.

Il finale del libro riserva un colpo di scena, schiude una speranza alla caduta. L'amore, quello vero, infatti, non potrà svanire nel nulla, e neppure il trapasso ne distruggerà l’intrinseca sacralità.

L’angelo si ricomporrà indissolubilmente con la sua metà, in “quella straordinaria forza che nasce nell’intimo, e ci aiuta a lottare, attaccandoci così morbosamente a quella fantastica avventura che ogni giorno siamo chiamati ad affrontare e che chiamiamo vita”.

Recensione
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