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Una visione in un sogno: Kubla Khan di Samuel Taylor Coleridge

Anche se nella letteratura inglese elementi del Romanticismo “perenne” sono già riconoscibili nel dramma elisabettiano, tale corrente si pone fra Giorgio III e la regina Vittoria, ed è generalmente datata a partire dal 1798, anno che vide la pubblicazione delle Lyrical Ballads, la raccolta di versi di William Wordsworth e di Samuel Taylor Coleridge. Alla seconda edizione del 1800 della stessa opera, Wordsworth aggiunse alcune liriche e una prefazione in cui esprime la sua idea di poesia come “the spontaneous overflow of powerful feelings”, “il traboccare spontaneo di sentimenti potenti”, premessa che è diventata un manifesto di riferimento per la cultura letteraria anglosassone.

Il poeta è denotato come un uomo che esprime le proprie suggestioni naturalmente e in una vita agreste, condizione ideale in cui le mortali passioni si compenetrano con la bellezza tangibile della natura e con lo spirito dell'universo, affermando l'individualità emotiva sul razionalismo filosofico e sulle regole prescritte dal classicismo.

Questi due autori, insieme con Southey, furono definiti Lakists, cioè “I poeti del lago”, per la scelta di vivere nel Lake District, in Cumberland. Sono gli iniziatori della prima generazione del Romanticismo in Inghilterra, il movimento di complessa portata che assunse connotazioni diverse a seconda degli sfondi politici, storici e filosofici in cui si sviluppò, quali la rivoluzione industriale, quella francese e agricola. Il nome di Coleridge risalta certamente nell’elenco dei “poeti maledetti”.

Nato nel Devonshire nel 1772, morì a Londra nel 1834. Figlio di un pastore anglicano, sempre insoddisfatto della società del tempo e della vita in generale, dopo una grave malattia divenne schiavo delle droghe assunte per curarsi, che lo portarono a scrivere opere oniriche senza paragone. Uomo di vasta cultura e critico letterario finissimo, ha esercitato una grande influenza sulle generazioni successive.

Della sua produzione, il componimento ritenuto un capolavoro è The rime of the ancient mariner, “La ballata del vecchio marinaio”, che apriva le Lyrical Ballads. Ma è Kubla Khan il suo brano più enigmatico, l’incompiuto frammento lirico avvolto di mistero. Il nome proviene dall'antico khan mongolo Kubilai Khan (1215-1294). Il poeta era caduto in un sonno pomeridiano, provocato, forse, da oppio, durante la lettura della storia del sovrano mongolo in pellegrinaggio verso Purchas. Ebbe una “visione in un sogno”, evocata da uno spirito latore di antichi messaggi. Nell’immediatezza, concepì con ardore versi travolgenti, come se tutto prendesse corpo. Fu interrotto dall’improvviso arrivo di un amico, e, dai ricordi che ancora sopravvivevano in lui, si propose di ultimare quello che gli era stato, per così dire, donato, enunciando il motto di Teocrito: “Domani canterò una canzone più dolce”. Kubla Khan è stato interpretato da molti studiosi come metafora del potere creativo dell'immaginazione, uno dei temi preferiti da Coleridge. Egli sottolineò, nelle sue opere, l'importanza delle emozioni e dell’amore per la natura contro l'aderenza a scontati dettami letterari. In uno scritto del 1817, enunciò una delle più memorabili definizioni della poesia, “a temporary suspension of disbelief”, “la sospensione del dubbio”, cioè quello speciale stato d’animo che consiste nel fermare le capacità analitiche di fronte a un’opera per goderla, ignorandone le eventuali incoerenze.

Nella definizione della nuova estetica romantica, il suo contributo più originale è, infatti, la nozione di imagination, “immaginazione” distinta dalla fancy, “fantasia”, concetti questi indubbiamente ispirati da Kant e dai filosofi idealisti. Egli distingue la percezione primaria, ripetizione del divino atto creativo, da quella secondaria, o poetica, in grado di modificare il cosmo nell’elaborazione di peculiari categorie di pensiero. Così trae dal soprannaturale quell’apparenza di verità sufficiente a fornire alle ombre della mente una temporanea interruzione dell'incredulità che è la fede nella poesia. Il trascendente si fa allegoria di esperienze non esprimibili di fatto se non tramite figure simboliche e mitologiche. Lo scenario di un Oriente antico e portentoso, il contenuto fantastico, la forte musicalità del verso – Coleridge trasformò la strofa tipica della ballata valorizzandone i ritmi con allitterazioni, onomatopee e modelli ripetitivi – sono gli elementi che fanno di Kubla Khan una delle maggiori espressioni del romanticismo inglese, motivandone la fortuna. La dibattuta data di composizione del poemetto si colloca fra l'estate del 1797 e la primavera del 1800. Edito incompleto nel 1816, nonostante i numerosi approfondimenti, non consente unanimità interpretativa, restando irrisolti diversi quesiti. La verità è che non si sa nulla di certo su questa inafferrabile meraviglia poetica compiuta, chissà, in paradiso, o sul Parnaso. L’incipit del canto riflette la grandiosità del leggendario sovrano che: “fece in Xanadù / Un duomo di delizia fabbricare: / Dove Alfeo, sacro fiume, verso un mare / Senza sole fluiva giù”, in un luogo circondato da un ambiente stupendo e incontaminato, ricoperto da “Alberi da incenso in fioritura; /…/ E assolate macchie di verzura”. Ma anche “Luogo selvaggio ! Luogo santo e fatato / Quale fu mai visitato a una luna calante”, in cui freme un “continuo tumulto” che contrasta con lo snodarsi del divino corso d'acqua. L’autore esplora la natura in due aspetti antitetici, entrambi di estrema bellezza: una incantevole, l’altra terrificante. La struttura metrica e le potenti visioni giustapposte esaltano i contrasti in una combinazione armonica che delinea l’ars poetica ideale della sensibilità romantica. Anche echi del Paradise Lost di John Milton e del genere gotico possono essere rinvenuti nella “donna in sospiri per il suo demone amante”, nell’“abisso… / Quasi scotesse la terra un cupo affanno di palpiti”, o nelle “caverne che l’uomo non può misurare”, in cui Kubla “sente le voci remote / Degli antenati che predicano guerra”.

Come non ricordare il califfo Vathek di William Beckford sulla via di Eblis! Coleridge interpreta, dunque, il lirismo dell’età pre-romantica fino al secondo gruppo di Percy B.Shelley, John Keats e Lord Byron, precisando, per inciso, che quest’ultimo fu influenzato da Beckford. In conclusione, nonostante l’apparente incompiutezza, Kubla Khan è un emblematico esempio dell’immaginifico del tempo nelle sue più significative e variegate espressioni, “prodigio di rara maestria: / antri di ghiaccio /…/ canto e melodia, /…occhi di lampo /…rugiada di miele… / …latte di paradiso”.

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