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Prefazione a
Il percorso
di Roberta Degl'Innocenti

Gaetano Quinci

Si ripercorrono, a volte, girovagando con gli occhi dei sentimenti, i misteriosi itinerari del cuore; ed è allora che i nostri pensieri di sempre (quelli più veri, più reconditi) assumono cadenza sillabica, si trasformano in versi, messaggi, in proposizioni. E ciò che prima poteva sembrare finito, passato, dimenticato, acquista improvvisamente un valore infinito e si traduce, per noi, in significativo presente, come se il tempo, da sempre considerato passeggero e penalizzante, fosse d'un tratto diventato eterno, gratificante.

Ma sono pochi, pochissimi, a dire il vero, coloro che in tale momento di grazia hanno la consapevolezza di avere compiuto un miracolo dentro di sé, con le loro semplici forze.

Fra questi pochi includiamo, a nostro vedere, la presa di coscienza poetica di Roberta Degl'Innocenti la quale si inoltra, delicatamente, quasi in punta di piedi, nel labirinto inesplorato e impervio del proprio "Io", alla ricerca di spazi lasciati vuoti, di fiori rimasti in un angolo a profumare, d'intatti lembi di cielo che ancora splendono e ridono per chissà chi.

La sua poesia vuol essere (appunto perché così tenera, intima, autobiografica) una simbolica sfida al silenzio che incombe sovrano su ciascuno di noi; un atto di ribellione alla vita che tutto ingoia e trasforma, un risoluto contrasto verbale con la mediocrità di tutti i giorni, per sublimare un'immagine, un'illusione, un'idea rimasta nella memoria a supplicare, come certi disegni espressivi o certe frasi ad effetto incise sulla scorza di un albero o sulla pietra di un muro.

Si sa, vi sono parole che nascono come armonia di suoni, e parole che invece si impongono come respiro. Ogni poeta sceglie, a sua discrezione, un po' di queste e un po' di quelle, a seconda dell'ispirazione o di ciò che ha da dire. Ovviamente, in una poesia sofferta e sentimentale, come questa di Roberta Degl'Innocenti, che da una parte mira ad evocare il passato e a sbriciolarsi in trasparenze interiori, dall'altra è tutta tesa nello sforzo di dare significato al silenzio e alla solitudine del proprio esistere, non potevano certo mancare espressioni di profonda tristezza e di passione che emergono, dal suo animo tenero, come singhiozzi e sospiri.

E' così che Roberta Degl'Innocenti fa rivivere, in una simbiosi d'anima e di pensiero, la parte migliore di sé, quella porzione astratta e sconosciuta del proprio essere insieme donna e poeta, sogno e realtà, creatura e creatrice di vita. Un dualismo, il suo, pregno di riflessione ed umanità, che ha il fascino silenzioso e loquace di certi sguardi dolcissimi, e la riservatezza pudica del cuore.

Due singolari aspetti di un'unica, inscindibile dimensione; due modi umani di essere ciò che in effetti si è: corpo e anima, istante ed eternità; due splendidi arcobaleni dell'intimo che uniscono, in un maestoso abbraccio, il poco che in effetti siamo alla sconfinatezza che vorremmo essere.

Basta leggere poesie come "Antica Casa", "Il campo dei papaveri", "Di nuovo Primavera", "Domani", "Lascia che io sia" ed altre, per rendersi conto che la poetessa ha fatto, del proprio mondo affettivo ed emozionale, una sorgente di canto da cui trae, rimescolando sensazioni e ricordi, una delicata sinfonia di motivi lirici che esprimono tutta la ricchezza della sua viva, nobile umanità.

"Solo talvolta mi concedo,
come una cortigiana,
ai miei ricordi,
perché è qui che si chiude
il mio percorso,
e ancora qui che, ogni volta,
ricomincia".

A rendere la tensione evocativa sempre più accettabile interviene, nella poetica di Roberta Degl'Innocenti, un vago misterioso senso di sfida e di attesa che dà consistenza e sapore anche alle piccole cose, quella da cui scaturiscono, forse, le più impreviste e le più grandi.

Ecco perché apprezziamo e ci soffermiamo volentieri, dinanzi alle sue pagine scritte: perché ci hanno fatto provare la gioia di riscoprire valori e significati che forse abbiamo perduto, spinti come siamo a correre, a dimenticare, a mascherare ogni giorno la parte innocente di noi, quella più autentica e duratura, per vivere d'indifferenza, di scetticismo, di provvisorietà.

Grazie, quindi, a Roberta Degl'Innocenti, alla sua poesia spontanea e serena, limpida e trasparente come un'alba d'estate che ha il dono di ridestarci dal torpore del sonno, dall'incanto del nulla, dall'episodicità della nostra esistenza, per donarci una carezza di sillabe, una suggestione d'amore, un palpito della sua vita interiore.

Più si è vicini a noi stessi e più si è completi e felici, sembra volerci dire la poetessa, in questa sua prima raccolta di liriche. Sbaglia chi cerca la gioia lontana dai propri limiti umani: siamo come le foglie di un albero, utili, belle, armoniose, finche se ne stanno attaccate al proprio ramo. Se il vento che passa le stacca, le libera, le allontana, non sono che forme vaganti, grumi di polvere affanni che inseguono, instancabilmente, la loro stessa miseria e non lo sanno.

Occorre liberare ogni tanto il poeta che è in noi, se non vogliamo marcire nel buio di un mondo senza sorrisi né fiori: solo allora riprenderanno a vivere i nostri ideali, le aspirazioni, i sogni.

E ciò che è frutto di un attimo, di un'intuizione, improvvisamente si eterna; non perché l'arte sia eterna ma perché l'uomo, sacrificando il suo tempo, ha saputo cogliere e imprigionare un lampo di luce, di bellezza, di sentimento.
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