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Appendice a “Poesie in forme musicali”

GHIAIA D’ADDA
(Barcarole)


Sono labili tracce
di parole lasciate
lungo il flusso del tempo
come ciottoli lisci
levigati dal lento
millenario lavoro
della pigra corrente
che il ceruleo mio fiume
sulle rive lambite
lontanando dissolve
e poi piano disperde
tra le onde scroscianti
e la spuma del mare.


SCRIVERE ovvero ARS POETICA

Scende la sera e intanto si riempie
d'ombre la stanza;
nel buio si smarriscono i pensieri
come note nell'aria.
Scrivere, sai, non è come pensare:
scrivere è intercettare
pensieri che ti frullano nel capo,
fissarli sulla carta
come note su un bianco pentagramma,
come spillo in un corpo di farfalla
puntato sul cartone
purché le ali si allarghino distese
in disegni preziosi e colorati.
Fare poesia non è fantasticare
o inseguire racconti seducenti
o intrecciare ghirlande variopinte
su concetti studiati a tavolino.
Non son per sé già musica le note,
sono invece i rapporti che le legano
che possono creare l'armonia.
Forma che trasfigura è la poesia.
Per questo non chiamarmi mai poeta,
solo compositore di parole.


IMPRESSIONE, CINQUE DEL POMERIGGIO

Luce calda che incide come lama
il profilo del tempio e la lanterna
contro il cielo. Nel centro del tamburo
mi abbaglia una finestra che riflette
raggi obliqui del sole. Deliziose
dal CD si diffondono le note
di un minuetto lieve ed elegante.



NATURA MORTA

Il quadro sopra la parete in sala
- un vaso di garofani ed un drappo
grigio, di lato - mi riporta al tempo
in cui mio padre e mia madre, fidanzati,
lo scelsero per farsene un regalo
che poi li accompagnasse per la vita.

Era tempo di gioia e di speranze,
d'attese che si sono trasformate
poi nel corso degli anni in sofferenze
in addii od in lutti, coagulandosi
in grumi di dolore: ora è la fredda
staticità di una natura morta
l'assurdo paradosso della vita.

TRAMONTO E SERA
DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA


Si spande l'aria calma della sera
sulle case assiepate e sopra i tetti
inondati di luce. Saettante
il volo di una rondine percorre
i vetri incorniciati da finestre
affacciate su di un trascolorare
di cielo azzurro blu indaco viola.

Pausa di vento nella fresca sera
strepitosa di passeri in cortile,
poi, sulla volta fattasi cobalto
improvvise compaiono tre stelle.
Sera nuova, metafora di vita,
di questo mio finale di partita.

VIGILIA DI PASQUA A PIETRA LIGURE

L'inquieta distesa del mare
dal dorso squamoso di rettile
spazzata da furia di venti
blu cupa spumeggia. Folate
sollevano al cielo le nubi
dal fosco color di tempesta.
Dai ruvidi fianchi del monte
si levano densi vapori
che hanno parvenza di un inno:
“... noi sia che viviamo o moriamo
siam sempre di Cristo...”- è nell'aria.

IN AUTOSTRADA

Sfila alle nostre spalle in rettifilo
il nastro autostradale che s'immerge
tra verdi ondulazioni di colline
dove bianche si sfioccano nel cielo
nuvole, che si aggrappano alle cime
di pioppi allineati all'orizzonte.

Mi parli, ma non sento la tua voce:
nel ronzio sonnolento del motore
io rivedo a ritroso la mia vita,
incessante rincorrersi di giorni
come grani infilati di rosario.
Stupefatta stagione dell'infanzia
tra corse e gridi, inquieta adolescenza
aspra di acerbi amori ed incompiuti;
poi l'irrompere vivo dei tuoi occhi,
carboni ardenti impressi sui miei anni
come un marchio indelebile d'amore.
La casa insieme, i figli, la fatica
del lavoro per crescerli alla vita
e sempre ad ogni giorno la sua pena,
tutto quanto nel tempo di un respiro....

...ora sì la risento la tua voce
mentre parli con tono divertito
dell'impresa dell'ultimo nipote.
Guardo il cielo solcato dalle nubi
che lente si dirigono all'approdo
di un porto dove s'indovina il mare.

ESTIVA

Riposa all'ombra della stanza accanto
il piccolo nipote con la madre
nell'ardente calura dell'estiva
giornata che si spande per l'azzurro
sfolgorante di luce meridiana.

Scivola il mare verso l'orizzonte
alla brezza che infila le cimase
e smuove nel respiro panni e tende.
Un gabbiano volteggia sulla riva,
nell'aria è come un canto di sirene.
Sfreccia un treno radente tra le case.

RISVEGLIO

Lenta e buia la notte
cede a scaglie di sole
sopra il verde di prati
a primavera.

Nel nuovo mattino è il cortile
tra getti di fiori e colori
come un'urna di luce.

Corre in tripudio il giorno
in equilibrio, come sopra un filo,
tra morte e vita.

NOTTURNO

Calma di vento nella notte chiara
che indugia alle ringhiere dei balconi
adagiata sui tetti delle case.

All’algido bagliore delle stelle
i pensieri svaporano nell’aria
e quieta in cielo transita la luna.

SENSAZIONI INVERNALI

Mattini illividiti dalla nebbia
umido freddo penetra le ossa.
Pallido un sole scalda l’orizzonte,
sui campi spande polvere di luce.

II

Nell’aria ferma languida si spoglia
lasciando a terra i suoi petali rosa
la camelia invernale. E quel languore
è un’acuta e sottile fitta al cuore.

III

Da cieli bigi frotte silenziose
in turbine s’addensano nell’aria
adagiandosi al suolo in quieto manto:
e cade neve bianca, bianca, bianca.

IV

Sulle tegole stille inargentate
in cristalli di ghiaccio si condensano
sotto un cielo notturno illuminato
dal nitido chiarore della luna.

SENSAZIONI PRIMAVERILI

Lieve la brezza che agita le foglie
muove il respiro della rampicante
sul muro dove brulica la vita
di passeri, lucertole ed insetti.

Quel mondo io l’osservo di soppiatto
mentre bevo la luce del mattino
che fresca irrompe e subito ravviva
l’alitante ronzio della natura.

II

Il fresco mattino odoroso
che umido spazia nell’aria
rovescia sul buio cortile
un gorgo di tremula luce

Ma oltre il cancello, per via,
a mazzi svolazzano al vento
bianchissimi veli di suore
di fretta, per le devozioni.

ALTROVE

Non vive l’uomo al centro delle cose.

Sopra universi metropolitani
e la tristezza di periferie
è un velario di grigia alienazione.

Qui tra miasmi venefici si langue,
ma il senso della vita scorre altrove
rosso caldo impetuoso, come sangue

SIESTA

lasciarsi vivere
nell’ardente respiro
di questo giorno abbagliante d’estate
da riva esalando pensieri
sospesi su azzurre distese
marine appena increspate
per poi di laggiù svaporare
ben oltre la linea segnata
da ignoti orizzonti
come per limite dove
ad ora incerta di un giorno qualsiasi
nel flusso del tempo sarà
forse uno stanco
lasciarsi morire

QUASI UN HAIKU

Pioggia di marzo. Il giorno
apre sul mondo le sue ali grigie
di malinconia.

PER ELISA

Credi davvero
che tutto possa nascere dal nulla,
emergere un attimo dal nulla
per subito rientrarci?

Se vedi il volo di quella farfalla
in moto silenzioso
l’effimero volteggio
sembra scandire il tempo,
il limite sfidarne
per spingersi leggera nell’eterno,
nell’immensa confondersi
di Dio misericordia.

Breve, Elisa,fu la tua vita
tutta però vissuta
a cuore contro cuore.

POESIA COME MUSICA
(METRONOMO)

son parole accostate
con accenti ritmati
come note sul rigo
scandite da battute
a evocare emozioni
quasi a volo sospese
sulla tenue armonia
di uno spazio sonoro
abitato da voci
non scalfite dal tempo

RICORDO DI PRIMAVERA

Se vedi fiorire le viole
ancora ti sfiora il ricordo
di quel pomeriggio di sole
e noi su quel prato lucente
con passi esitanti salire
il ciglio dei fossi, tentare
la corsa ti par di vedere.

Poi stanchi buttarci nell’erba:
riflessi di luce negli occhi
e brividi caldi nel petto.

MIA CITTÀ

Strade calme e sinuose
come anse di fiume,
macchie di sole sui balconi
colorati di fiori.

Vento scontroso tra i comignoli
abbraccia campanili
esausto si perde là in fondo
oltre il mare dei tetti
dove lente vedi ondeggiare
cime alte di pioppi,
tremanti specchiarsi
nell’azzurro fluviale.
 

Materiale
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