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Aria di mare

Mihi nunc Ligus ora /
intepet hibernatque meum mare, qua latus ingens /
dant scopuli et multa litus se valle receptat.

       Persio, Satira VI, vv. 6-8.

Poche cose mi danno la sensazione del trascorrere del tempo come il ritornare periodicamente a rivedere il mare, la spiaggia, il molo, la piazza o gli stretti carruggi sormontati da archetti ricurvi, come ponti sospesi verso il cielo, di Pietra Ligure.

Già appena fuori dalla barriera dell’autostrada, mentre si percorrono in discesa gli ultimi tornanti che ad ogni curva svelano un nuovo scorcio di mare, l’aria leggera e vagamente salmastra sembra lì apposta per rigenerare i pensieri e per allontanare con uno sbuffo di vento ogni pregressa preoccupazione.

Così mi trovo a percorrere, guidando quasi automaticamente, le blande ondulazioni della strada che infila archi e brevi gallerie ( a cui i bambini, nell’eccitazione della scoperta, davano strani nomi di fantasia ), richiamato però dalla voce di mia moglie che, seduta al mio fianco, m’invita al puntuale rispetto delle precedenze ai vari incroci che dobbiamo attraversare.

Sbucati poi sul lungomare e oltrepassato il ponte sul Maremola, che costeggiamo per un breve tratto sulla sinistra, imbocchiamo il rettilineo di viale della Repubblica, per giungere infine al piazzale su cui si affaccia l’ingresso della nostra casa.

In passato però, durante la stagione estiva, altri sono stati gli appartamenti in affitto che abbiamo abitato.

Il primo si trovava in via della Cornice, a mezza costa sulla montagnola che domina da retro il centro abitato, da cui si vedeva il mare in uno sfolgorio di luce, incastonato tra rocce sospese su azzurri precipizi di cielo. I bambini vi trascorrevano le loro giornate all’aria aperta, tra il verde di un parco pubblico antistante e il giardinetto di casa, stipato di piante esotiche e di ciuffi multicolori di fiori. Sovrintendeva ai loro giochi movimentati Black, un cane straordinariamente affidabile per intelligenza e mitezza che, suo malgrado, doveva sopportare le loro insistenti e inesauribili manifestazioni, per così dire, d’affetto.

Certi pomeriggi, poi, se capitava di sonnecchiare sul balcone di casa con gli occhi semichiusi, il profilo della cattedrale che stava di fronte ricordava la sagoma di una nave pronta a salpare a vele spiegate verso l’ampio mare senza confini.

Un anno invece ci sistemammo in un appartamento più vicino al centro, ma più stretto e meno luminoso. Ci mancava la vita “en plein air” a cui eravamo abituati, anche se ricordo con piacere il profumo del pane e delle brioches fragranti che a certe ore antelucane saliva da un forno lì nei pressi e provvedeva a stimolare le nostre narici ancora intorpidite dal sonno.

Un altro anno ci trasferimmo in un appartamento abbastanza anonimo, ma più vicino alla spiaggia e al mare: quel soggiorno però lo ricordiamo principalmente per la tesa partecipazione da tifosi alla fantastica impresa della nostra nazionale di calcio verso la conquista della vittoria finale nel campionato mondiale. Era il 2006.

Il tempo è trascorso in una placida indolenza e i luoghi delle prime scoperte sono diventati sempre più familiari. Anno dopo anno la crescita dei figli è stata scandita dalla frequentazione di parco-giochi o di giostre, dalle passeggiate sul lungomare con soste per gustare gelato o granite, dagli spettacoli in piazza, dalle conoscenza di nuovi amici, dalle serate in discoteca. Poi la compagnia tumultuosa si è pian piano assottigliata, il clamore si è ridotto e i figli hanno preferito andare alla scoperta di mete nuove, ritenute più stimolanti.

E se, come stasera, dalla finestra di casa guardo il flusso continuo di automobili che scivolano sul viadotto dell’autostrada, mi pare di rivedere i tanti momenti della nostra esistenza che si succedono nell’aria mite di questi luoghi: i tempi della dolce attesa dei figli, della fatica fisica del crescerli fino alla loro autonomia, e poi la perdita di alcune persone care, il periodo di malattia di mia moglie, con tutte le inevitabili sofferenze e i successivi, lenti e coraggiosi passi verso una nuova speranza....

Dai lampioni della strada piove una luce giallastra che sembra oscillare alla brezza che tiepida sale dal mare ed alita sulle ombre notturne.

Anche “per me ora s’intiepidisce la spiaggia ligure e l’inverno del mio mare dove gli scogli formano un ampio fianco e il lido s’inarca in un profondo seno”.

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