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Viaggio intorno al mio cortile

I

Oggi, primo giorno di primavera dell'anno di grazia 2014, il sole a fiotti di luce inonda il muro dove si abbarbica la rampicante, che ondeggia mollemente percorsa da brevi fremiti ai primi soffi del favonio. Le sue radici affondano dentro una stretta striscia di terra, ormai da qualche giorno abitata da una coppia di tartarughe, Menta e Tamarindo, appena risvegliatesi dopo il lungo letargo invernale pazientemente trascorso tra il freddo e le tenebre della mia cantina. Si muovono ancora a stento le pigre testuggini, con lenti movimenti torpidi e l'aria assonnata, vagamente annoiate e neppure troppo interessate al mazzetto di foglie d'insalata che le mie piccole nipoti hanno deposto con infantile precisione a meno di un centimetro dalla loro bocca. Un rado strato di foglie dalle mille sfumature di colori, dal giallo all'ocra, al bruno, al verde cupo, fa da logoro tappeto al loro flemmatico passaggio.

Osservo l'andirivieni delle bimbe affaccendate a portare ciuffi d'erba e petali di fiori nella speranza di destare un minimo d'interesse negli inerti animali, che però preferiscono prudentemente tenere la testa retratta all'interno, quasi tutta sotto la protezione del loro solido carapace. Una tiepida aria frizzante percorre il cortile e si spande come un balsamo a invadere e a dilatare piacevolmente i polmoni. Si ha l'impressione di una vita che si rinnovi assieme al risveglio della natura, in un indefinito sentimento di nascente freschezza. Pressappoco lo stesso sentimento che questa mattina mi ha indotto a buttar giù alcuni rapidi versi appuntati in fretta su un occasionale foglietto, che ora tengo tra le mani e che rileggo con una certa curiosità:

Lenta e buia la notte
cede a scaglie di sole
sopra il verde di prati
a primavera.

Nel nuovo mattino è il cortile
tra getti di fiori e colori
come un'urna di luce.

Corre in tripudio il giorno
in equilibrio, come sopra un filo,
tra morte e vita.

Il sole disegna le nostre ombre mobili sul muro come sagome inconsistenti e fantastiche, di cui negli ultimi tempi si era quasi perso il ricordo. In alto incombe un limpido cielo lentamente attraversato da piccole nuvole soffici e candide, mentre sulle tegole rosso-brune dei tetti saltella qualche passero dalle piume arruffate, ancora intirizzito per i rigori del recente inverno e poco propenso ad aprire le ali, se non per brevi voli.

Giro attorno lo sguardo quel tanto che mi permette di apprezzare nell'insieme il chiaro catino del cortile con i suoi tranquilli recessi d'ombra, al tempo stesso giardino chiuso e spazio aperto della mia vita, così umido e luminoso che mi pare una goccia di rugiada in grado di riflettere in sé tutto quanto il mondo.

....il cortile della mia infanzia ,invece, era un rettangolo di cemento che aveva i lati brevi limitati da due muretti alti un paio di metri, mentre di quelli lunghi uno era addossato all'edificio condominiale e l'altro, protetto soltanto da un basso parapetto, si apriva su orti lievemente degradanti verso la roggia Molina, che in parte li incorniciava prima d'infilarsi nei bui cunicoli sotterranei del Passeggio urbano. Lì l'aria era perennemente piena delle nostre grida, tranne che nella pausa pomeridiana dopo il pranzo, quando a noi bambini era assolutamente vietato ogni gioco che comportasse rumori molesti o disturbo per l'altrui quiete. Nelle altre ore della giornata il cortile era molto frequentato, e data la presenza nel caseggiato di numerose famiglie giovani con relativa prole, si può ben dire che il numero dei bambini vocianti andasse via via crescendo negli anni con una progressione pressoché continua. Naturalmente era abbastanza frequente vedere i maschi più grandi a frotte impegnati a inseguire e a prendere a calci un pallone, mentre le bambine, a gruppi più appartati, si divertivano ad acconciare bambole o a ritagliare pezzetti di stoffa per far loro vestiti multicolori. Io poi, che allora mi trovavo nella condizione di non avere molti coetanei del mio stesso sesso, finivo spesso per essere accolto nel gruppetto delle femmine, dove avevo l'opportunità di ricevere i primi rudimenti dell'arte di taglio e cucito, senza per altro riuscirvi mai a brillare per particolari doti o attitudine.

Il momento di scendere in cortile era da me vissuto con una singolare impazienza, dato che anticipavo nei sensi eccitati il piacere e il gusto di ritrovarmi di lì a poco con i miei amici, con i quali ero sempre alla ricerca di nuove occasioni di gioco e di svago. Le giornate, soprattutto quelle libere da impegni scolastici, erano ampiamente estese e luminose, tutte pervase da una sorta di placida indolenza così adatta ad assecondare lo scorrere lento delle ore fino al sopraggiungere delle prime ombre della sera, che sancivano la fine di ogni divertimento e la necessità di rientrare subito in casa, tanto più che il richiamo perentorio della mamma, più volte ribadito a causa della mia riluttanza a risalire al più presto, assumeva sempre più l'aspetto di una poco velata minaccia di prossimo castigo….

Ci voleva proprio una giornata come quella di oggi, così pregna di una luce gaia e mattinale per far ritornare a galla ricordi tanto lontani e ormai tanto sbiaditi da parere quasi irreali.

Si dice che ricordare sia una prerogativa dei vecchi e che si tratti di un'attività mentale poco fruttuosa e talora persino un po' noiosa per chi si trovi ad ascoltare le antiche memorie dei tempi passati. Sarà, ma è anche vero che noi come persone siamo l'inseparabile impasto di ciò che siamo stati giorno per giorno, nei quotidiani rapporti con tutti coloro con i quali siamo venuti in contatto, nei nostri slanci e nelle nostre paure, nel nostro lavoro e in tutti i momenti di piacere o di sofferenza che hanno costellato la nostra esistenza. Ricordare finisce così per essere la migliore forma di conoscenza di noi stessi e anche un vero atto di testimonianza, una traccia che in alcuni casi può essere del tutto ignorata in quanto priva di qualsivoglia utilità, ma che in altri può diventare un segnale indicante un percorso per chi ama le stesse cose che noi abbiamo amato nella vita, illuminando così il tragitto di chi intende avventurarsi attraverso gli stessi sentieri che noi per lunghi tratti abbiamo calpestato. Un viaggio a ritroso nel tempo, dunque, da compiersi senza particolari punte di nostalgia attraverso l'esiguo spazio fisico e simbolico di un cortile.

E proprio la polvere del tempo sembra decantare e quasi rinnovarsi nel pulviscolo luminoso che si posa sulle giovani foglie della rampicante mosse dalla fresca brezza di questa mattina e sui petali dei primi fiori anzitempo sbocciati a macchiare di tenui colori i balconi.

II

Ogni tanto capita che una giornata assomigli un po' alla tua vita, con la stupita allegria di un mattino chiaro, il diffuso splendore di un sole a mezzogiorno, poi qualche folata di vento e qualche ombra vagante dietro nuvole passeggere prima che la luminosità calda e dorata del tramonto scolori nell'oscura calma della sera. E' piacevole allora guardare quietamente dal balcone la luce che si attenua piano nel cielo, di tanto in tanto attraversato dalla scia bianca di aeroplani che procedono lungo rotte precise e misteriose, o i tetti accatastati alla rinfusa e sormontati dal netto profilo di tamburo e cupola della chiesa di San Cristoforo, che spicca lì di fronte, riflettendo dai vetri delle finestre gli ultimi raggi del giorno. Dalla tenera vegetazione del cortile sale un vapore fresco e ristoratore che, mentre asseconda la voglia di sistemarsi su una comoda sedia a sdraio, finisce anche per smuovere pigri e lontani pensieri. Mi lascio trasportare da libere associazioni di idee fino a che la luce naturale non è più che un ricordo e quando mi riscuoto, mi ritrovo avvolto dalle ombre consolidate della notte. Con l'immancabile mozzicone di matita, che riconosco al tatto tra oggetti vari nelle pieghe più recondite della mia tasca dei pantaloni, sul solito foglietto di fortuna butto giù una breve impressione notturna, più che altro per occupare il tempo nell' attesa che le palpebre, ormai rese pesanti, si dispongano a prendere definitivamente sonno:

.........
Calma di vento nella notte chiara
che indugia alle ringhiere dei balconi
adagiata sui tetti delle case.

All’algido bagliore delle stelle
i pensieri svaporano nell’aria
e quieta in cielo transita la luna.
.........

Buona notte! Mi sento pervaso da un sopore irresistibile e quando i sogni prendono il sopravvento.... io sono un bambino di una decina d'anni, con giacchetta blu e calzoni corti, che sto tornando da scuola dopo aver sostenuto il mio primo esame importante. Dopo che ho percorso l'ultimo tratto della strada che fa una specie di curva a gomito, intravedo la casa condominiale e, sul balcone, mia madre che con lo sguardo fisso attende il mio ritorno. Agito le braccia per salutarla e vorrei correrle incontro per riferirle del buon esito della prova, svolta proprio sugli argomenti che mi aveva aiutato a ripassare al mattino, ma non riesco ad avanzare di un passo. Allora mi metto a saltare in maniera sempre più scomposta, per dimostrarle chiaramente la mia contentezza, ma la sua espressione rimane perplessa e un po' dubbiosa tra l'apprensione e il sorriso appena accennato. Vorrei gridarle: -"Sta' tranquilla mamma, è andato tutto bene"-, ma la voce mi muore in gola e per la delusione mi viene una gran voglia di piangere.....

Quando riapro gli occhi, comincia ad albeggiare e dalla finestra semichiusa della stanza vedo i contorni del cortile emergere dal buio notturno e farsi sempre più distinti. Un gatto passeggia sui tetti e pare quasi che sbadigli alla luna, ormai evanescente. Ripenso a mia madre e ai suoi ultimi anni trascorsi senza che fosse in grado, se non con gli occhi, di comunicarci alcunché dal suo triste letto di dolore.

Lentamente mi scelgo i vestiti da indossare e mi preparo a vivere una nuova giornata.

III

Da qualche ora scende una pioggia leggera che rende lucido l'acciottolato del cortile e ravviva il verde del muschio e del fogliame appena rinato all'aria nuova e alla luce. Raffiche di vento improvvise scuotono di brividi la rampicante e fanno sbattere sui muri imposte malferme. Un esile filo di fumo sbuffa dal comignolo della casa di fronte e si perde nell'atmosfera umida e nebbiosa. Mi tornano alla mente inverni lontani e questo appena trascorso, che è stato il sessantasettesimo della mia vita: stagioni che si sono susseguite come anelli intrecciati a formare una catena di cui a malapena si riesce a intravedere l'inizio. Mi rivedo nella memoria bambino felice nel calore della mia casa, circondato dall'affetto dei miei familiari, oppure in perenne movimento impegnato in aspre contese con i compagni a simulare epiche battaglie, o ancora sistemato in un luogo tranquillo, immerso nell'avvincente lettura di un libro d'avventure. I sogni sono ancora tutti lì, intatti, e l'avvenire si disegna nell'immaginazione come un favoloso mondo interamente da scoprire e da conquistare. Ma non c'è meta che allora avrei voluto raggiungere senza condividerla con i miei amici, a cui mi sentivo profondamente legato e a cui mi affidavo con totale trasporto e fiducia. Ci si impegnava in progetti ambiziosi e pieni di fascino, sia che si trattasse di affrontare un'importante gara sportiva oppure la stampa di un giornalino studentesco e ogni impresa era allora vissuta con una partecipazione intensa e quasi febbrile.

....della "Lucciola" vennero stampati i primi tre numeri con un ciclostile in dotazione presso l'oratorio della parrocchia e per un certo tempo tutti quanti i nostri pomeriggi, dopo lo studio, furono interamente dedicati alla composizione di quel neonato giornaletto. Vi si pubblicavano commenti su fatti di cronaca, di politica e di attualità culturale, ma anche poesie, novelle o racconti. Il pezzo forte della pubblicazione, però, era rappresentato da una specie di elzeviro in latino maccheronico dell'amico Claudio, pieno di "verve" e ricco di citazioni e rimandi ad autori classici, che risultavano assolutamente riconoscibili pur attraverso la lente deformante di una comica, spassosa e volontaria contaminazione. A quelle pagine affidavamo la voglia di comunicare i nostri pensieri, le nostre aspirazioni e l'ambizione di essere un punto di riferimento per dibattere con i nostri coetanei i temi che maggiormente ci stavano a cuore.

La pioggia diventata ormai insistente lava con improvvisi scrosci tetti e balconi e l'aria fredda crea vortici impetuosi che lacerano le tenere foglie appena spuntate sui rami. Non poche sensazioni tipiche della stagione invernale quasi inevitabilmente riaffiorano come subitanei e intimi spunti recentemente vissuti nell'animo in qualche momento di stupore e di emozione. Provo a riviverli cercando di farne una soggettiva descrizione, abbandonandomi a rapide pennellate della memoria :

1

Mattini illividiti dalla nebbia
umido freddo penetra le ossa.
Pallido un sole scalda l’orizzonte,
sui campi spande polvere di luce.

2

Nell’aria ferma languida si spoglia
lasciando a terra i suoi petali rosa
la camelia invernale. E quel languore
è un’acuta e sottile fitta al cuore.

3

Da cieli bigi frotte silenziose
in turbine s’addensano nell’aria
adagiandosi al suolo in quieto manto:
e cade neve bianca, bianca, bianca.

4

Sulle tegole stille inargentate
in cristalli di ghiaccio si condensano
sotto un cielo notturno illuminato
dal nitido chiarore della luna.

In fondo la nostra vita non è altro che una sequela di sensazioni e di istanti per lo più ordinari, in cui talora però viene da noi operata una selezione interiore che, a prestarvi la dovuta cura, ci consente di cristallizzare un'emozione in un'espressione sinteticamente adeguata nel ritmo, nel suono e nei significati. Si tratta in altre parole di cogliere l'essenza di un avvenimento, di una verità catturata dall'animo, per portarla alla luce attraverso un'espressione compiuta e significante, che non ignori la potenzialità formale del linguaggio o le sue sfumature psicologiche. Non so se questo voglia dire fare poesia, di certo è qualcosa che ci consente di sottrarre all'usura del tempo sentimenti o stati d'animo che ci sono propri, che sono vera sublimazione della nostra stessa esistenza, e che non vorremmo mai fossero perduti o dispersi in un flusso anonimo di giorni.

IV

Dopo una giornata di pioggia il sole torna a splendere tra le rare nubi e ad illuminare il cortile che brilla di una luce nuova e tersa. La vita di tanti piccoli esseri riprende il suo fermento dopo una inattesa pausa forzata e riempie l'aria di ronzii e di vibrazioni insolite. E' una festa di suoni e di colori, che mette allegria e che invita a sorridere per un risveglio così vivace e frettoloso.

Provo a descrivere queste mie sensazioni con qualche verso improvvisato, che cerco di sistemare in coppie di quartine, nel ritmo di endecasillabi e novenari:

1

Lieve la brezza che agita le foglie
muove il respiro della rampicante
sul muro dove brulica la vita
di passeri, lucertole ed insetti.

Quel mondo io l’osservo di soppiatto
mentre bevo la luce del mattino
che fresca irrompe e subito ravviva
l’alitante ronzio della natura.

2

Il fresco mattino odoroso
che umido spazia nell’aria
rovescia sul buio cortile
un gorgo di tremula luce

Ma oltre il cancello, per via,
a mazzi svolazzano al vento
bianchissimi veli di suore
di fretta, per le devozioni.

Candore, purezza, semplicità, anelito al nuovo, rigenerazione, voglia diffusa di vivere una nuova giornata. Aldilà del cancello che dal cortile si affaccia sulla strada si sentono le grida acute di ragazzini che a gruppi giocano e si rincorrono. Ripenso ancora una volta alla mia infanzia e all'inconsapevole fiducia nell'avvenire che le era propria, nel segno della passione e dell'avventura; e subito mi pare di riconoscere la fisionomia nota e familiare dei miei primi compagni, la loro presenza vicina, solidale e affettuosa, la loro generosità nell'aiuto e nella condivisione delle nostre infantili esperienze. Forse è proprio vero che sono stato un bambino felice e che le occasioni di imbattermi in persone buone e sincere nella vita non mi sono mancate. Guardo sopra gli spioventi dei tetti i nitidi strappi di azzurro e mi pare di sentire il cuore pieno di gratitudine per il Creatore della vita che ancora oggi ci regala giorno dopo giorno l’opportunità di nuove esperienze e di nuovi imprevedibili incontri.

Materiale
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