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Nebrodiversi

Il volume, antologico, comprende poesie scritte in periodi diverso e lungo un arco di tempo abbastanza esteso, che va dal 77 al 2012: testimonia quindi l’evoluzione dello stile poetico e la varietà e ricchezza dei temi che hanno sempre ispirato l’autore.

Fra questi, come emerge dal titolo, la Sicilia dei Nebrodi, con le sue bellezze naturali ancora intatte e col suo bagaglio di cultura e di tradizioni ma anche di dolori e di sofferenze, evidenti nelle liriche in cui appare il tema della povertà e dell’emigrazione .

C’è sempre l’eco del mondo contadino, del duro lavoro dei campi, delle tensioni sociali, dell’ambiente paesano, con il suo fascino legato a una società arcaica e ricca di valori genuini, rappresentata in quadretti limpidi che sembrano “fotografare” la realtà ( la fotografia è un’altra passione del nostro poeta): ma non si tratta di una semplice riproduzione, perché anche l’artista fotografo interpreta ciò che vede, ritraendolo sotto particolari angolature e prospettive che riflettono le sue scelte. Allo stesso modo il poeta, ispirandosi alla realtà, aggiunge la sua interpretazione, frutto della sua sensibilità. Così, i quadretti di vita paesana, nitidi, precisi e a volte realistici, si accompagnano a note di mestizia legate alla percezione del tempo che fugge o alla fragilità umana, espressa con versi di particolare incisività ( “L’uomo è un balenio dentro la selva”): tutto infatti è espresso con abile scelta dei termini, con versi ricchi di sfumature e con immagini a volte insolite e vigorose, a volte delicate e limpide, di una concisione che fa quasi pensare agli hai-ku, come nei versi che descrivono il mare “miraggio / di fluide carezze / amaca azzurra” o i monti “che trattengono il cielo / ancora lassù”.

La natura, descritta nei suoi molteplici aspetti, è percepita fondamentalmente come vitalità, movimento ed espressione delle leggi immutabili della vita; ma il paesaggio viene interiorizzato alla luce della malinconia che nasce dai ricordi e dagli interrogativi sul mistero della vita. E non mancano gli accenti di amarezza e di solidarietà umana di fronte al dolore , alle ingiustizie, ai contrasti tra aspirazioni e realtà.. Questo è particolarmente evidente nella raccolta Villaggio tra le braccia di Morfeo, dove il nome del dio del sonno che, secondo il mito, sfiorando le palpebre dei dormienti dava loro realistiche illusioni, è sempre abbinato a quello di personaggi che vivono una realtà tragica, dolorosa, piena di sogni lacerati, commentati dal poeta con accenti dolenti che constatano la disfida “tra ciò che abbiamo e siamo / e ciò che avremmo voluto vivere”.

Ma c’è sempre la consapevolezza del valore dell’uomo, che , pur legato alla terra, ha in sé una scintilla divina: “affiorati dalle viscere dei secoli / egli, tu, noi, come origano / fra l’erba, frammenti d’eterno”.

Il paesaggio siciliano trova naturalmente un’efficace rappresentazione nei versi in dialetto, in cui tradizioni e costumi tipici o semplici episodi di vita quotidiana ispirano versi in cui realismo e lirismo si fondono , traducendo anche quel misto di amarezza, saggezza, rassegnazione e ironia che caratterizza l’antica cultura contadina.

Altra fonte di ispirazione, insieme alla campagna, è la città, i cui aspetti tentacolari ispirano immagini insolite e efficaci, come quelle delle macchine che ai semafori alzano “gratitudini rombanti / ai totem verdi che spengono l’attesa”. E a questi temi bisogna aggiungere i delicatissimi versi d’amore, a volte anche questi di una sinteticità densa di significati ( “con te ho confuso / l’attimo e l’eterno”), sempre caratterizzati da una limpidezza e una profondità che sono una delle componenti fondamentali di questa poesia.

La chiarezza espressiva , di stampo classico, rivela sia la formazione culturale dell’Autore, sia l’influenza dei suoi studi matematici, che gli hanno indubbiamente ispirato l’amore per la precisione e per l’esattezza. Ma queste qualità, apparentemente lontane dalla poesia , si traducono in immagini autenticamente liriche e legate a una profonda spiritualità, che rivela il profondo collegamento e l’intima connessione tra il mondo dei numeri , il pensiero filosofico , il senso dell’infinito e l’angoscia dell’uomo alle prese con il mistero della vita .( “L’angoscia è frazionare / l’immensità del tempo / dividendolo per i numeri / a due cifre della tua vita”)

Il collegamento tra numeri e poesia è particolarmente evidente in Natale, dove i drammatici eterni perché dell’uomo su Dio e sulla vita si accompagnano a considerazioni sul linguaggio di Dio, che può apparire gonfio di silenzi o espressione di “una lingua universale / di planetarie geometrie elicoidali / numeri primi, quadrati che distanze / fra ognuno di loro e i suoi discenti, / moti ( e sommovimenti della mente) / infiniti, che il pensiero racchiude?”)

Il tema religioso e il mistero della divinità sono sempre collegati alle “leggi sovrumane / che regolano le movenze dei pianeti / e la distribuzione dei numeri primi” . Non a caso l’insolito ma significativo il titolo della raccolta in cui si parla di numeri è Sussurri del cielo e mormorio dei numeri primi , con chiaro riferimento alla vita misteriosa dei numeri.

Il poeta si chiede però se le certezze della legge fisica e matematica dei corpi sia sufficiente a provare inconfutabilmente un ordine superiore all’uomo. E questo dubbio, quest’ansia di conoscenza che sembra contrastare con le certezze scientifiche, si esprime attraverso versi che traducono segreti tormenti. Così, alle liriche che esprimono mirabilmente le leggi scientifiche che regolano il cammini degli astri, si uniscono quelli sui numeri primi, che si muovono liberamente e capricciosamente “nell’universo mentale / dei numeri interi e naturali”: ma nelle visioni cosmiche si inserisce sempre l’inquietudine di chi cerca la verità e l’espressione del senso del mistero che domina la vita.

Il numero primo è collegato infatti alla sola entità Uno “che moltiplica un numero / giammai altrimenti divisibile”. E i numeri primi appaiono, come avevano notato gli antichi matematici, “come stelle d’un mosaico stellare / che all’infinito tende / senza preordinato ritmo cadenzato”

Anche le progressioni numeriche, lungi dall’apparire aride, riescono a tradurre poeticamente la sensazione dell’infinito, dello spazio immenso, del vuoto, mentre i numeri, nella loro proliferazione, appaiono quasi umanizzati, in uno scenario fantastico e surreale.

La ricerca delle leggi matematiche che regolano la sequenza dei numeri primi, che ha travagliato gli studiosi sin dall’antichità, diventa così una ricerca, espressa in forma poetica, di ciò che è occulto all’uomo, l’esistenza di Dio. Si tratta dunque di una poesia che riesce a tradurre efficacemente e mirabilmente l’incontro tra scienza e fede, comunicando al lettore tutto il senso del mistero che si cela nella “sinfonia stellare” e l’ansia di trovare una chiave di lettura nascosta e non compresa da quei matematici che rimangono chiusi a questi aspetti e che “sprangano le porte / e catenacci mettono alle botole: / che non sia mai che dal basso / s’intrufoli uno zefiro che / in primitive forme annunci / la novella della logica numerica”.

E’ proprio questo invece l’afflato che il poeta dà all’universo dei numeri primi, giungendo al concetto di Dio, come è dimostrato in questo mirabile succedersi di immagini: “Non dite loro che l’universo/ asimmetrico dei numeri primi/ dimora dentro / un perfetto quadratico universo / di numeri interi e naturali / che s’innalza verso l’infinito / secondo uno schema triangolare / e che da questo Logos / dal fiato primordiale / l’intuito della poesia / e la grazia della pazienza / elevano un nuovo altare a Dio”.

Al fascino e al significato spirituale dei numeri si unisce quello della geometria, anche questa espressione di ordine e di armonia e anche questa collegata in queste liriche alla poesia, come dimostrano certe disposizioni geometriche dei versi che ricordano i Calligrammes di Apollinaire e la poesia visiva..

Dal mondo numerico si passa dunque al respiro cosmico, con versi ispirati ai pianeti che ruotano intorno al sole “in equilibrio nello spazio immenso” e che suscitano profondi interrogativi sull’origine delle leggi che regolano il loro moto. Grandiosità e armonia, ordine dell’universo e senso del mistero si fondono dando alla poesia un respiro grandioso e spirituale, come dimostrano i versi in cui Dio, sorgente di luce, “travasa dentro il corpo / come fulminea scia / un attimo conduce alla sorgente / lo spirito vivo all’eterno Spirito”.

Il senso del mistero è ancora mirabilmente espresso in questa quartina, contenuta in un’altra opera, Ditirambi, Lai e Zagialesche: “E se Cosa sono, terrena come / un vaso di coccio che si rompe / è un fitto mistero questa Cosa / che contiene l’universo nel pensiero”.

Nella stessa opera è espressa la “strenua ricerca del divino / che, evolvendosi, l’intelletto umano / rincorre, senza soste, da millenni” Il titolo insolito di questa silloge, . che richiama forme di componimento poetico ormai desuete, rivela anzitutto le capacità metriche e espressive del nostro poeta, che rispetta fedelmente gli schemi delle antiche composizioni, ma che è capace di inserire la sensibilità moderna in forme legate alla cultura classica o medievale e ricche, appunto per questo, di tutta la suggestione del passato.

La poesia di Filippo Giordano è significativa dunque anche dal punto di vista formale .Alcune liriche sono dedicate al fascino della parola, della poesia , del canto e della scrittura, che hanno anche loro un valore misterioso e allusivo. Una lirica, intitolata appunto La scrittura, ne celebra infatti la poetica storia attraverso i” cespugli / di fonemi, cavernosi suoni / e graffiti coltivarono memorie / di vita e i fiumi, ancora per millenni / cullarono l’attesa dei papiri / d’essere grembo / del ricordo e del pensiero”. E un’altra lirica esprime efficacemente il fascino eterno e consolatorio della poesia, che, sin dai tempi più remoti, comunica “la musica del tempo che fluisce / il balsamo che lenisce le ferite” ma rivela anche la natura spirituale dell’uomo, grazie ai “morbidi, consolatori fonemi / ritmati da fonico impasto / che librandosi in aria / dal suolo eleva un poco l’uomo”.

Il volume antologico esprime , sotto molteplici sfaccettature, la ricchezza dei motivi ispiratori di questa poesia, che, spaziando dal mondo tradizionale siciliano ai problemi della società contemporanea, dalla rappresentazione della natura al significato simbolico dei numeri, dalla visione cosmogonia alla ricerca di Dio, dalla lezione dei classici al mistero della parola poetica, traduce sempre, poeticamente, con un linguaggio limpido ma ricco di riposte risonanze, la spiritualità dell’uomo e la sua ansia d’infinito.

Recensione
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