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Alla caduta

Prosa poetica finalista al Premio Montano, Verona 2018.

“Carte nel vento”
Novembre 2019,
Anno XVI, numero 44

Nell’andare a cauti passi, attenti all’ordine comune delle cose, si costituisce il sistema declinando le ore in tonalità di pianto o in modulazioni di preghiera, pestati dall’ ansia di agganciare il compiuto al ritmo dell’infinito che pure s’ode aleggiare intorno alla struttura.

Alla caduta nel mondo dell’Ignoto si è rimasti avvinghiati all’ ardente desiderio di uscirne.

Debole la forma con radici nella melma su cui è stato costruito il
muro dell’indifferenza e da cui hanno origine i cespugli della
discriminazione e della violenza.

Sferzate di vorticoso frastuono ne costituiscono la sostanza vivente del tempo.

Le voci di tutte le discordanze si riproducono
in parole nel movimento delle riflessioni fluttuanti,
nelle dialettica incessante di forze contraddittorie.

Nell’andare a piedi scalzi per luoghi dalle sillabe distanti, quasi impronunciabili, nel vuoto si dissolvono le strade della magia e del disordine:
si annulla la Parola, il Sapere che dice ..

Di fronte alla realtà la lingua diventa parola ingannevole, un gioco che irretisce sbarrando la strada verso la pura elevazione.

Terrore del nulla.

Nell’andare tra la nebbia diradata altro miraggio s’intravede : un cammino ove alla necessità di pensare la finitezza corrisponde l’invenzione permanente che apre all’ascolto del sovrumano.

Fruscio di chiome nel silenzio; trasalire al ritmo dell’attimo infinito e nello sfiorare il sublime, svanisce il terrore del nulla.

Tra mostri e spettri a fatica si perviene ad uno spazio immaginario:
ciò che si credeva morto, vive qui sparso tra filari di alberi carichi di      frutti, maturati al desiderio di trovare un orizzonte di senso, aneliti-filamenti di travature atti a costruire l’invisibile dimora dell’essere, della propria incorporea sostanza.

In chiarità di cuore
distillato di rose selvatiche
alla caduta
nel mondo dell’Ignoto.

Nota critica di Mara Cini

Un testo che ripropone la riflessione sul potere/non potere della relazione lingua/realtà:Di fronte
alla realtà la lingua diventa parola ingannevole.

I consueti tentativi di costruire l’invisibile dimora dell’essere e la consueta mortificazione nel
constatare che le sillabe distanti non colmano il vuoto.

Come è stato detto, nella scrittura di Giuseppina Rando c’è la consapevolezza di un linguaggio
che non risolve e nel contempo contiene i semi originari dell’esprimersi.

Così si continua, tentativo su tentativo, a tessere strutture linguistiche, a cercare di mettere
ordine nell’universo dei significati per trovare un orizzonte di senso.

E’ come un cammino di passi attenti,in modulazione di preghiera.

Materiale
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