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Deora Dé - Fiori d’ Irlanda - Flowers of Ireland

Natura e poesia

bianche soffici nuvole d’ Irlanda ­ / il cielo limpido sempre al di sopra / l’inconsistenza di un volo nel tempo… ..dopo roscommon i muretti a secco / segnarono un territorio più ondulato e vario /… il cielo si aprì a chiazze d’azzurro compromesso … ..non ci fu bisogno di sapere cos’è la poesia / la poesia divenne pratica della poesia / si sedette con essa e smise di pensare…

E’ il sentire del poeta Roberto Cogo che , in un’osmosi tra uomo /natura, ancora una volta regala ai suoi lettori squarci di una realtà dalle tinte cangianti, ma di sicuro valore simbolico.

Le poesie della silloge Deora Dé Fiori d’ Irlanda - diario poetico bilingue - raccontano il prosieguo di un viaggio che Roberto Cogo ha iniziato, forse, già nella lontana infanzia, un viaggio mai interrotto nell’immenso, variegato mondo della natura.

Il rapporto che lega il poeta alla natura, infatti, è talmente solido e ancestrale che affiora in aspetti sempre diversi in ogni sua opera , da in Estremo stupore a Di terre di acque da Nel movimento a Dell’immergersi e nuotare.

Qui lo scenario è quello dell’isola Achill “scheggia selvaggia dell’Europa“ – la definisce l’autore - nella contea di Mayo sulla costa atlantica dell’Irlanda, dove egli ha trascorso un periodo di vacanza, ospite nel cottage dell’Associazione “Heinrich Böll“ , istituita proprio per creare “ un ambiente appartato e riservato al lavoro di scrittori ed artisti “ e in memoria del Premio Nobel tedesco che lo aveva eletto appunto a privato luogo di ritiro letterario oltre che a personale esilio politico e sociale.

Domina tuttavia nelle poesie l’immagine di un paese travagliato, in contrasto con il fascino tranquillo del suo paesaggio, punteggiato di numerosi laghi e dominato dalle verdissime praterie.

La versificazione narra in maniera intensa, puntuale e fa emergere frammenti di vita particolari ed universali :

l’oceano alle mie spalle fa paura… l’oceano… insondabile / come ospite inatteso da accogliere giorno per giornoil vasto vento …le mucche stranite .. i gabbiani… l’erba.. il cane bianco a fare la guardia all’oceano… sono elementi icastici indagabili nella dimensione reale, ma diventano oggetto di richiamo creando sfondo alla matrice scura del nostro essere al mondo.

Ecco che il reale diventa necessario punto di partenza per il trasferimento del dolore sul piano simbolico (cielo grigio e vento furioso sull’isola oggi … un vivere aspro accompagna questa terra…) esorcizzato dal tempo che comunque scorre : … una luce che varia e fa la differenza / questo mutare continuo delle condizioni…

Un continuum di rappresentazioni, quasi una litania professionale gestita da meticolosa osservazione minimale quanto totalizzante ; un susseguirsi di “quadretti”che custodiscono intatta, però, la naturalezza dello sguardo poetico.

I richiami fortemente legati al territorio irlandese fanno da scenario e la figurazione si inserisce in un clima pervaso da un aroma sottile che la investe e accompagna il lettore lungo un iter reale ed insieme fantastico:.. correnti e rupi si allearono a scambiarsi il mondo / si mischiarono a strati d’immaginazione / reinventando a nostra insaputa le cose il luogo / quel che dovrebbero essere eppure non sono / e noi con loro senza scopo o intenzione

Natura e poesia si definiscono così nell’ esistenza di Roberto Cogo e ne costituiscono la cifra culturale sia come autopercezione del “sé” che come alterità rispetto al complesso degli esseri e delle forze che orbitano intorno.

Recensione
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