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GraziEl appare come il dialogo tra due anime sorelle, dal vissuto certamente diverso, ma ancorato a quella Poesia che si propone di dare un senso all’esistenza che sa vestirsi della luce dell’Amore totale, profondo: “Significato” | è la parola chiave | da riattivare “.

Sono questi i versi posti in esergo del libro e tratti da Psicomelodia di Graziella Isgrò (1956-2006), sorella dell’autrice. Amore nel significato più elevato e completo, come comunione con tutti gli esseri del creato, come comprensione e diretta esperienza del nostro essere Uno con Tutto ciò che ci circonda, che fa parte della sfera infinitamente grande dell'universo

Si alternano voci, s’intrecciano pensieri senza un ordine apparente, si sovrappongono volti sullo sfondo di “galassie colorate”… e, nella lucida compostezza dei versi, si sublima ogni possibilità di confronto, di gioia o di dolore.

“Volo | staccata dal mondo…cerco | l’invisibile fonte….trovo la fine del tempo…”

Depositaria del messaggio della sorella, Piera Isgrò si libra in volo nel tentativo di “dire la vita “per dare una ragione all’”Esserci”, a quell’essere “che noi stessi siamo e che ha, tra le altre possibilità, quella del cercare” (Heidegger).

Solo nella ricerca si prende coscienza “del vivere per la morte” … “di un seme | che | muore nella riattivazione | del significato”.

La silloge nasce da un prepotente bisogno di trasmettere e diffondere quella verità che GraziEl (grazia di Dio) – Nomina sunt consequentia rerum…. scriveva l’imperatore Giustiniano – aveva colto fuori da ogni Logos, lungo il percorso della sua breve e intensa vita, verità che solo “riscalda la luce…” e “viaggia | nelle invisibili concretezze | di parole | trasparenti e incisive | che muovono passi | inventano azioni | materializzano | le molteplici intenzioni | dell’uomo”.

Pagina dopo pagina si scopre un sottile lavoro di tessitura e ri-tessitura di pensieri e riflessioni che danno al dialogo poetico l’immagine di una grande rapsodia. Una pregnante, ma delicata coesione di pensiero consente di apprezzare costrutti elaborati, ma sempre pronti a sciogliersi in continuità ritmica non estranea alla cifra stilistica dell’autrice.

Quello che Piera Isgrò intesse, però, non è, come potrebbe apparire, il dialogo con un’ombra, ma è il dialogo con un’entità reale e al tempo stesso evanescente, soprasensibile, e metafisica, l’anima della sorella. Piera non può tacere di fronte al fruscio dell’essere presente della sorella morta e ricorre alla poesia per ripresentare a chi ha conosciuto Graziella e ad ogni altro lettore il credo di Lei, la sua verità poetica.

Tutta la silloge è così attraversata da una forte tensione verso l’ultraterreno che si riflette anche in natura come nei “balsamici raggi | di marzo” o “nel rosa | dei fiori | disegnati dalle lacrime | del pesco”.

Piera Isgrò, in questo libro, fonde il proprio sentire al respiro dell’anima della sorella, con lei riconosce il limite umano, al quale, però, ci si può sottrarre – afferma la poetessa – con un momentaneo morire perché “aprile “torna” ed è | rinascita in luce | il fugace sorriso | dell’eterno.”

Recensione
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