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La Silloge lirica dal titolo Florentia (Gazebo Libri, Firenze, 2008) rivela lo sguardo innamorato del poeta per la sua città. I versi epigrammatici d’apertura alle note d’autore segnano le sue coordinate stilistiche:

Attraverso le piazze
ricerco pagine di storia,
immagini di vita,
l’idea della bellezza.

Se nella precedente Raccolta lirica dal titolo Itinera edita nel 2007 il poeta, partendo “…dalla corte della sua infanzia” nell’attaccamento alle proprie origini fiorentine, alimenta la vena poetica spaziando su dati paesaggistici e culturali riesumati nei suoi affascinanti viaggi in varie località italiane e straniere, nella raccolta Florentia l’impulso poetico è concentrato ad approfondire le ragioni di questo attaccamento nell’affezione al monumentale tessuto urbano ed al territorio toscano ricco di storia e tradizione, attrazione turistica per il mondo.

La raccolta rappresenta una sorta di taccuino memoriale e spirituale in cui con sobria compostezza e freschezza lessicale il poeta delinea la sua toponomastica affettiva che ripercorre con sguardo non assuefatto luoghi, piazze, strade, le eleganti geometrie architettoniche delle sue chiese, rievoca feste e ricorrenze tradizionali che contribuiscono a fare di questo libro un caldo e sentito omaggio a Firenze, museo a cielo aperto, culla di valori millenari.

Il ritorno alle origini romane della città contraddistinta dalla fertilità del luogo, riconsiderare “senza perdersi nella retorica” le nobili vestigia di un passato medievale e rinascimentale che segna i connotati attuali della città, riesumare episodi della Liberazione di Firenze, tener viva la memoria dell’esemplare Resistenza partigiana, non dimenticare le lotte recentemente trascorse per il miglioramento delle condizioni del lavoro e del salario - le vicende legate alle Fabbriche storiche come la Manifattura Tabacchi o la Galileo – sono prospettive aperte nell’esercizio del ricordare che permettono di instaurare un dialogo serrato con il presente, incalzante nelle sue problematiche e contraddizioni alla ricerca di nuove regole di convivenza civile.

La rivisitazione storica di tracce ancora vive nell’insediamento urbano, la ferialità di contatti con persone e fatti accaduti, l’aneddotica di incontri casuali nell’attenzione alle nuove forme di povertà ed emarginazione, si amalgamano con il sostrato intimo di un vissuto da raccontare per innestare su di esso la riflessione sulle nuove sfide del presente.

Emigrazione, multietnicità, multiculturalismo, integrazione, precarietà lavorativa, degrado, sono nodi da sciogliere, risorse da sviluppare, ferite talora che urge rimarginare, nell’attesa di nuove soluzioni per una rinnovata civitas, non fugando la modernità, ma sostenerla nella direzione di un sano cambiamento: è la coscienza militante ed al contempo elegiaca del poeta che trapela nel verseggiare incisivo e corale.

La visione poetica di Roberto Mosi si nutre del passato per ritrovare le radici del senso di appartenenza alla “fiorentinità” fatta di riservata fierezza e di arguzia pungente, per riacquistare la forza di riprogettare il proprio e l’altrui futuro.

Parole testuali dell’autore dalla prefazione: “Senza memoria si vive in un presente indistinto nel quale prevale la paura dell’altro, emerge facilmente il sonno della ragione”

Il linguaggio poetico si colora delle idealità della poesia civile che nella sottile denuncia intende dar voce alla dignità umana nella sua fragilità per farsi portavoce, contro qualsiasi discriminazione politica o sociale, dei valori insiti nella cultura della solidarietà - memore della vocazione ospitale di Firenze nelle sue numerose confraternite - imprescindibile fondamento del villaggio globale nel ventunesimo secolo, non rinunciando alla risorsa della diversità.

Roberto Mosi si affida ad un impressionismo lirico descrittivo con intenzionalità narrativa dai risvolti rievocativi, animato da accenti storico-politici, per catturare i dati visivi che gli consentono di delineare aperture paesaggistiche, di realizzare scorci situazionali rapidi, di segnalare i disagi dell’esistere, di riattingere ad atmosfere emozionali vissute nell’incanto del quotidiano. Il tutto apprezzato ancor di più attraverso la sorprendente voglia di vivere a spasso con la nipotina, nella riscoperta della dimensione ludica del gioco verbale canticchiando filastrocche.

L’orchestra volante

Scivola la bicicletta,
attraversa le piazze,
Marta è sul sellino davanti,
il casco rosa,
cantiamo forte
e voialtri bersaglieri.

Ad ogni strofa suona
la tromba, facciamo
un’orchestra volante,
la gente guarda,
ride, scuote la testa.

Mi sembra che le ruote
si stacchino da terra,
si alzino in alto. E’ tutto vero
o siamo nel sogno?

Per non rischiare che la città diventi “afona e distratta”, come sottolinea efficacemente nelle sue note di prefazione, Roberto Mosi ci indica un ideale di bellezza che, se da una parte non cessa di essere turgido riverbero del patrimonio storico-artistico nella magnificenza fiorentina dei suoi monumenti, dall’altra si misura con la capacità innovativa di costruire occasioni di aggregazione sociale per mantenere vivo e fervido il dialogo delle idee nella convivenza tra le varie identità nella riappropriazione degli spazi urbani.

La direzione antropologica in cui Roberto Mosi convoglia il suo slancio lirico si gioca anche nel richiamare le giovani generazioni a quel senso di responsabilità che le contraddistingue quando le loro idealità si pongono al servizio di un mondo solidale che abbia come fulcro i diritti inviolabili della persona. Da L’anello dei viali

L’anello dei viali
ride dell’allegria dei giovani
giunti dagli angoli del modo
per dipingere il sogno della pace.

Nel sostenere, come egli scrive, “le ragioni della speranza”, falda sotterranea del suo fare poesia, Roberto Mosi persegue uno stile poetico lineare, aderente al vero, ma al contempo intriso di reminescenze storiche , trasfigurato dalle spinte etiche che si avvalgono dei colori della memoria per tessere il filo dell’oggi.

Il verseggiare si fa grave nei toni quando esplora fatti e personaggi storici o riporta all’attenzione passate rivendicazioni sociali, si carica di contenuti di sapore pratoliniano quando dimostra partecipazione alle istanze delle classi popolari nel ridisegnare una Firenze solo apparentemente minore nei suoi aspetti inediti.

Le strade di San Salvi

Maria alla finestra
chiama i passanti,
urla ai rumori,
parla di storie d’amore.

Eri l’infermiera
nei reparti del manicomio.

Abiti oggi il mondo dei folli,
le tue parole incrociano
storie di donne legate alle corde dei letti,
docce gelide, elettroshok per cura.

La finestra d’improvviso
si chiude, rimane l’eco
sospesa sui gas dei motori.

Curiosi sono i parallelismi possibili con alcuni esponenti delle Arti figurative del ‘900 Toscano che hanno amato e interpretato Firenze e dintorni.

Con questa singolare raccolta poetica Roberto Mosi infatti ci offre una panoramica bozzettistica della città, in cui traspare una Firenze semplice e maestosa della quotidianità che per certi aspetti ci ricorda la freschezza esecutiva dei caratteristici scorci cittadini alla Rodolfo Marma, artista fiorentino che girovagando in bicicletta portava con sè cavalletto, tele e colori ritraendo gli angoli più riposti ed inattesi.

Il richiamo all’età giovanile, capace di conservare intatto il valore ludico della creatività e del cambiamento, trova corrispondenza nelle vedute paesaggistiche dalla tavolozza serica di un artista chiantigiano come Nino Tirinnanzi che vivacizza i suoi scenari naturalistici con manipoli di ragazzini al gioco; mentre gli accenti meditativi hanno forti analogie con la mistica assorta di un Ottone Rosai che profila casolari nella cornice verdeggiante collinare, evocando atmosfere paesistiche dell’“Oltre Florentia” nella risonanza autobiografica delle liriche appartenenti a questa sezione, venata dai ricordi dell’infanzia, drammatizzata da retrospettive storiche e battaglie politiche .

Significativa è l’immagine fotografica della Chiesa di S. Spirito, riprodotta sulla copertina in uno scorcio da sotto in su nelle sue armoniose volute, scelta emblematicamente a sintesi dell’intera raccolta. Nei versi incisivi a lei dedicati emerge il tributo all’opera del genio rinascimentale del Brunelleschi nella fisionomia dell’omonima piazza con i suoi tipici mercatini domenicali, in un sincero omaggio alla Firenze popolare dell’Oltrarno, cuore pulsante d’arte e artigianato con le sue botteghe storiche, per trovare coronamento nella citazione storica della figura del Potente, comandante Aligi Barducci della divisione “Arno” che qui incontrò la morte , quattro giorni prima della Liberazione di Firenze il 7 agosto del 1944.

Versi paradigmatici del mix intenzionale che contraddistingue la cifra stilistica del poeta: la memoria storico-artistica si coniuga con la memoria storico-popolare nella coscienza autobiografica del quotidiano, suggerendo l’ottica riflessiva dell’oggi dinnanzi a nuove svolte epocali

Santo Spirito

Le tende dei banchi
volano gonfie di vento,
i vestiti appesi roteano
come pupazzi,
onde attraversano la piazza,
si agitano nastri nei capelli
delle donne: il fare lento
della domenica mattina.

Sulla pietra dove cadde
colpito Potente
un vortice di foglie: “Non
appoggiate le biciclette
al muro”, dice il cartello
sotto le tre grandi schegge di granata
infisse nel muro.

La facciata della Chiesa
apre le ali, piegate
nell’armonia delle volute.

in: Poesia 3000


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