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Promethéus / Il dono del fuoco

mosi.firenze@gmail.com

Promethéus / Il dono del fuoco è un libro prezioso da approfondire nelle sue molteplici sfaccettature poetiche, dalla narrazione del mito al ritmo musicale. Il dono del fuoco rubato agli dei è un topos rappresentato ed esaltato dalle arti e dalla scienza, che sono elementi essenziali alla base di ogni civiltà e a questi l’autore rivolge lo sguardo dell’uomo di oggi. Fin dall’inizio dell’opera (Movimento I / Quadri), per il mondo delle arti Roberto Mosi pone in primo piano l’espressione libera degli artisti di strada contro le restrizioni della società:

«Cerco nelle città / spazi lontani / dove s’accende / la fantasia dei colori / strade periferiche / muri della ferrovia / sottopassi nell’ombra / saracinesche abbassate / Parlano lingue / nuove, antiche / messaggi / sorprendono il quotidiano / stupiscono / accendono sogni / deflagrano in sorrisi / Inseguono la vita / sfidano / conformità, paure / murales poster matrici / adesivi / Sono folla / nei quartieri lontani / sul fianco delle case popolari / ritratti di gente comune / illuminati dall’arte».

L’artista di strada porta nel formicaio grigio delle città, il colore, una nuova fantasia delle forme con venature di follia, arriva a “correggere” i cartelli stradali:

«Il Giullare s’intrufola, follia / dei segnali, lo spray nella mano / la freccia stradale infilza un cuore / il Cristo pende dall’incrocio / La forma della gogna sul divieto / d’accesso, la lisca di un pesce sul / senso obbligatorio, s’intrecciano / strisce bianche della strada / La follia del Giullare dipinge / di nuovo i volti della città» (Movimento I / Cartelli stradali).

Il volto della città cambia di continuo, specie nei suoi angoli più lontani, anche nel momento triste della pandemia:

«Cambiano i volti della strada, / rinascono in altri luoghi / per altre mani, forme e colori / Quello che c’era la sera / non è detto / sia lì al mattino, un muro bianco / può infiammarsi di colori la notte / Nella galleria di quadri viventi / una sequenza infinita di creazioni / scene varie della commedia umana / L’epidemia ha foderato di silenzio / i quartieri, ha dipinto l’angoscia / sul volto smarrito dei passanti / Giorni di speranza sorgeranno / al suono di nuove poesie, alla / luce di nuove scintille d’arte» (Movimento III / Metamorfosi).

Nella prima parte del componimento l’autore “dipinge” trenta quadri di arte di strada ripresi dal vero nel suo girovagare per la città, sul modello della suite per pianoforte di Modest Petrovic Musorgskij Quadri di un’esposizione (1874). Come la musica descrive e rende vivi i quadri della mostra dell’amico pittore Victor Hartmann, così la poesia di Mosi interpreta le opere dell’arte di strada in cinque movimenti: Quadri, Confini, Metamorfosi, Grotte, Follia. Le poesie di Roberto Mosi sono “poesie animate” (Virginia Bazzechi) anche grazie allo straordinario potenziale dei suoi versi. La letteratura è piena di esempi altissimi di poeti che si sono cimentati illustrando o commentando quadri o oggetti d’arte, fin dalla descrizione dello scudo di Achille nell’Iliade. Ma l’ecfrasi, il tentativo cioè di un’arte di riprodurre con i propri strumenti un’opera di un altro sistema artistico, avviene non solo dall’immagine alla parola, ma anche nell’altra direzione: dalla parola all’immagine, dal raccontare con le parole al mostrare con immagini ferme o in movimento, come appare nei progetti realizzati dall’autore con il critico d’arte Virginia Bazzechi.

Nella seconda parte del libro, il mito di Prometeo ancora una volta viene accostato ad alcuni profili della scienza, in particolare alla speranza che l’umanità ripone nella scienza, in relazione a Giacomo Leopardi, all’angoscia con cui l’uomo talvolta guarda alla scienza, in relazione a Jorie Graham, alla salvezza che porta la scienza, come riporta Eschilo nel Prometeo incatenato, martire per amore degli uomini:

«La sua colpa, ha carpito agli dei / la fiamma radice di vite, d’industrie / Eschilo canta la generosità / di Prometeo, fonte di tutte / le scienze per i viventi. Fu suo, / per il bene degli uomini, il dono / del calcolo, primizia d’ingegno, / e il tesoro dei segni tracciati» (Tempo I / Mito della scienza).

In tempi incerti e bui come quelli attuali, le poesie di Roberto Mosi brillano come stelle, indicando la strada ai naviganti desiderosi di affrontare nuove rotte alla scoperta di scrigni magici pieni di premesse fantastiche.

Recensione
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