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Del sognato

Come bene mette in evidenza Gabriela Fantato nella sua Nota in margine alla raccolta di Raffaele Piazza, questo libro si alimenta di una doppia radice e rivolge al mondo un doppio sguardo. Da un lato, infatti, ritroviamo l’essenza Mediterranea (così s’intitola anche una delle due sezioni) del napoletano Piazza accanto a quello che sempre la Fantato chiama un altro mondo, che è quello della comunicazione globalizzata fra Internet e-mail cellulari.

chiaro, ovviamente, che in una poesia avvertita come quella di Piazza non ci troviamo di fronte a un’immagine folclorica e olografica del mare ’e Napule, ma c’è un’assunzione della piena valenza della metafora marina. Innanzitutto, l’insistenza sulla natura liquida dell’elemento (“liquidità di pensieri”, p. 18; “liquida armonia”, p. 19), oltre a richiamarci per assonanza l’ identità liquida del sociologo e filosofo anglo-ungherese Zygmunt Bauman, ci dà l’idea anche del bisogno di una rinascita: “Stanze della mente nel delta tra vita / e rinascita […]” (p. 17). Ma nello stesso tempo, il mare è il mare, per cui ci viene incontro con la sua liquida consistenza salmastra: “Le ore passate a guardare / la perfezione dell’acqua del mare, / si scivola lungo l’infinità del sentiero / del sogno e della veglia / per giungere all’azzurro degli scogli / leggeri a corrodersi al vento animato dalla salsedine,” (p. 19) dove è chiaro che il paesaggio reale diventa poi paesaggio della mente, ma con una permanenza comunque ostinata di residui materici del reale, realmente percepito: “ti scrivo per telefono: qui maturano / i limoni e il verde delle pere coltivato / a lungo nella serra della casa: / si spostano i muratori fuori campo / dalla finestra intravisti, / comparse di nulla su questo spazio / scenico di vita […]” (p. 20). Laddove incipit e fine della citazione fanno di nuovo capire come, accanto all’istanza fenomenologica che raccoglie i dati del reale, nei versi di Piazza agisca anche una modalità straniante e immaginifica. I muratori sprofondano nel nulla e al telefono si scrive. Questo dà un’idea della scrittura di Piazza che affastella spesso materiali eterogenei con un effetto di ridondanza barocca e surreale.

Inoltre, il riferimento al “telefono” ci porta verso l’altro orizzonte della poesia di Piazza, quello del mondo nel quale viviamo in questa epoca di modernità estenuata. Camere per Internet si intitola proprio il primo componimento della seconda sezione eponima. Troviamo riferimenti a un “file segreto” (p. 31), poi a un “gioco del guidare tra le e-mail” (p. 46). Ma questa è anche una riflessione sul linguaggio  e sugli intoppi nella comunicazione e sull’ossessione della comunicazione stessa: “Chiamo Alessia che ha deterso il letto / nella stanza più lontana dalla strada della polvere / o Santa Chiara, / qui da oggi non è più uguale il senso / la parola (squilla il telefono e tra i rami / immaginari prendi il frutto di una voce): / c’è anche una lettera (dicono) / e gioisce l’archivio” (p. 48).

La comunicazione spesso riguarda strettamente il rapporto “duale” (lemma sempre, ora e prima, ricorrente in Piazza) e sessuale: “poi serve ed è felice una casa per fare sesso / o mangiare, non solo: / scrivere di nuovo e poi chiamarlo / amore quel vagare di lettere in movimento” (p. 47). E così che la comunicazione sia direzionata verso la donna si chiarisce ulteriormente: “Alessia manderà la mail / non teme e, / entro il 31 agosto, / sulla spiaggia della città si ringrazierà / il dio connivente” (p. 64). Ma i piani temporali sembrano sovrapporsi. Qui si parla di Alessia al tempo delle mail. Ma poco prima abbiamo letto: “siamo nel 1984 Alessia è in macchina per il Virgiliano: / i quotidiani in forma / di vittoria una luce di elettrica anima: / si mettono al finestrino: sei mia in quell’urlo / nel tramonto di linfe a non mescolarsi” (p. 62; per i non napoletani, il Parco Virgiliano è luogo di convegno per coppiette in auto i cui finestrini vengono coperti con fogli di giornale). In questa “ombra di memoria”, donna reale ricordata immaginata si confondono in uno sguardo eternamente adolescenziale, dove “tutto inizia nella mente e si parte / nella sera che ha un cominciamento / e non una fine” (p. 21), come nell’eterno movimento del mare: “E poi ti accorgi tra sentieri / di quando la tua barca vince il mare / foglio di carta velina verde / resistentissimo / dove mai affondare nelle maree dell’anima” (ivi). Questa carta velina resistentissima è forse la poesia.

 

Recensione
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