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Pensiero trasmutato, divenuto, ancor prima della parola, creazione disarmata: lungo questa traccia si snoda l’evento poetico fecondo di Curve di livello. E’questa una raccolta che insegue una rinascita in nuclei segreti balenanti dai versi, in architetture di stilemi compositi e polisensi.
L’opera è ripartita in tre sezioni, ognuna con un suggestivo titolo: tre profili di un unico volto, tre ripari di uguale gradiente emotivo per chi patisce il “tremendum “ del mondo, dimora di immagini oblique e concrete. Ogni sezione è preceduta da un esergo-omaggio ad un maestro amato, ad un rilkiano silenzioso amico di lontananze innumeri, specola suggerita da cui spiare i versi successivi. Nella prima parte – Ho visto corpi e terre –, preceduta da mirabili versi di Borges, che lasciano intravedere il retroterra intimo e magico del grande maestro, il segno sulla pagina si propone come elemento fuori dalla storia, che scava radici in un tempo che si rinnova e rinnova …il parto | del feto antico di me africana, che si apre in un tempo augurale dove sono più aperte sul mondo le porte, dove è annunciata una comune speranza messapicagrecaegizialibica di vicinanza delle genti. La seconda sezione – Ferite e suture – , che porta in esergo versi del poema epico Omeros di Derek Walcott, registra, attraverso Curve di livello, molteplici occasioni montaliane, accadimenti rivelati da larghi spazi metaforici in cui si susseguono mille e un fratello… mille e una parola… mille e una fiaba, lungo linee fatte di punti-allo stesso-livello-d’amore, linee legate ai potenti campi semantici della pietra, della terra, del canto, del sole. Fino a riprendere nell’ultima parte della raccolta – Al margine dei fuochi – introdotta da versi di Seamus Heaney per il quale la Poesia è scavo e divinazione, lo scandaglio poetico come richiesta forte di svelamento alla realtà, per testimoniare nell’arte la condizione dell’uomo, per salvarne tatuata la memoria. Qui le istanze individuali della poeta, il suo intimo disagio si diffondono in una dimensione storica e immaginativa e toccano le ragioni di un disagio più ampio e universale, rivelandosi in assoluti vertici di poesia. Così lo scenario stupefatto di “Vineide in cinque stanze” diviene mobile, fluido, trasparente lungo lo svolgersi delle stagioni; tutto è percepito nella prospettiva di una distanza non ancora colmata, di una lontananza però raggiungibile, se permangono le reiterate benevole presenze – radici, terra, sole, luce… Così ancora in “Dialogo” la poeta nasce, rinasce, si reinventa e si ritesse in uno scambio appassionato a due voci con la Poesia, che trasmuta tra i silenzi dei labirinti e le domande come frammenti curvi. Le ultime pagine sono quasi un passo sinfonico, che nella sua energia fonetico-lessicale lacera veli, squarcia ombre, scava nuove fondamenta. In questo territorio Annamaria Ferramosca, quasi “rinata“ Antigone Zambraniana, tenta il risarcimento di un’identità ferita dall’enigmatica intangibilità delle cose trasferendo nella visionarietà e nell’invenzione linguistica una possibile riedificazione dei propri margini di vita e di senso. Ne derivano queste Curve di livello: felice momento di congiunzione tra vissuto e arte. |
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