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Liceali. L’insegnante va a scuola

In occasione della presentazione
presso l’Aula magna del Liceo scientifico”S. Cannizzaro”
Palermo, 10 gennaio 2014.

Vorrei citare almeno tre delle innumerevoli ragioni che mi hanno spinto ad accogliere senza esitazioni la proposta di Francesca Luzzio di farmi promotrice presso il Liceo “S. Cannizzaro” della presentazione del suo libro Liceali. L’insegnante va a scuola.

La prima, squisitamente personale, è che si tratta di una carissima collega ed amica e di una persona da tutti molto apprezzata, che negli anni di insegnamento in questo Liceo ha lasciato il segno di una inconfondibile professionalità, sempre vissuta con passione e rigore ma anche accompagnata da un tratto umano particolarmente amabile, del quale per altro la presenza numerosissima di colleghi ed amici che affollano oggi pomeriggio questa certo non piccola Aula Magna è testimonianza inequivocabile.

La seconda ragione è il fatto che il bel libro di Francesca Luzzio ha avuto proprio nell’esperienza vissuta dall’Autrice nelle aule del Liceo Cannizzaro la sua ispirazione: gli episodi, così efficacemente raccontati nei quindici brevi racconti e nelle trenta poesie che compongono il volume, sono la rielaborazione letteraria di episodi di vita scolastica quotidiana. Il nostro Liceo le deve perciò un doveroso omaggio.

La terza ed ultima ragione, ma ultima non per importanza, è il valore oggettivo del libro di Francesca Luzzio, un libro prezioso, che nasce dalla capacità di volgere uno sguardo empatico ed intelligente sul mondo giovanile dei nostri tempi, sulle sue inquietudini, sulle sue sofferenze, sulla sua solitudine, delle quali diventa una documentazione in versi e in prosa articolata e convincente.

Un libro prezioso, Liceali. L’insegnante va a scuola, anche perché lascia trasparire come possibile, un modo di essere insegnanti convinto, motivato, generoso, capace di lasciarsi coinvolgere, senza mai giudicare, o peggio condannare, ma anzi attento ad accogliere per guidare; lascia trasparire un modo di essere insegnanti di cui si sente un’urgente necessità in un tempo come il nostro, nel quale la scuola, cedendo a tante pressioni sociali che da tempo l’hanno mortificata e squalificata, ha smesso di credere in se stessa e nel quale i giovani, lasciati a se stessi dalla famiglia diventata assente e da uno stato percepito spesso come un predone del loro futuro, assomigliano sempre di più a dei naufraghi in cerca di un difficile e improbabile approdo.

Un bellissimo libro, quello di Francesca Luzzio, che sa parlare tanto ai giovani che agli adulti; ai giovani, naufraghi senza cielo e senza speranza, esso dice che ci sono adulti che possono capirli, che parlano la loro stessa lingua e che senza condannarli né giudicarli possono aiutarli a crescere. Agli adulti dice che è possibile, anzi urgente e necessario, tornare ad essere riferimento credibile, autorevole ed insieme empatico del mondo giovanile. Un libro dunque che ci consegna un messaggio di luce e di speranza.

Recensione
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