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Prefazione a
Pace
di Guamàn Allende

la Scheda del libro

Laura Melania Rocchi

La ricerca di un equilibrio, la volontà di analizzare e affrontare le situazioni rimaste in sospeso, quelle che fanno più male, il desiderio di scardinare qualsiasi sofferenza, qualsiasi "malattia interiore": è questo l'arduo tentativo che si prefigge l'Io poetico della raccolta. Date le premesse, non stupisce il titolo tanto impegnativo che Guamàn Allende dà alla silloge: Pace. Tale ricerca inizia dal di dentro, dalla riflessione su se stesso, per poi aprirsi a chi gli sta intorno e abbattere qualsiasi muro, qualsiasi difficoltà di comprensione con l'altro. Un percorso che non appare sofferto, bensì profondamente voluto e cercato, in quanto esperienza di vita, o Scuola di vita, come recita significativamente il titolo di una delle poesie:

Quando percorso il lungo e largo viale
dei miei sentimenti
mi accorgo che in ogni fermata
c'è una pozzanghera, in essa galleggiano
ricordi belli e brutti della mia esistenza
vorrei tornare in dietro e viverli ognuno
con la stessa intensità già vissuta
sono la mia scuola di vita.

E' proprio con l'intensità di cui parla nella sua lirica che Allende affronta le zone buie, i lati oscuri del proprio essere e della propria esistenza, rivivendo sulla pagina bianca emozioni forti e riflettendo perennemente "calpestato".

Dare di più, perché dovrei
un amore incondizionato
umile, presente e limpido
sempre stato calpestato
dalla tua incuria egoista
dall'incline sete di essere amata
senza essere partecipe
al magico mondo dell'amore
dare di più, perché dovrei?

(Dare di più)

Molte sono le liriche dedicate all'amore, quale sentimento eternamente presente nella vita di ognuno. L'autore sembra voler ripercorrere quelle che per lui sono state le tappe più importanti, quasi per renderle eterne, per entrarne insegnamento, tanto per sé quanto per gli altri, per esternare quelle sensazioni, accettarle e acquietare il sua animo.
E' così che nascono Eterno amore, Fine di un amore, Gelosia, Indelebile e Luce, ed è con i versi seguenti che Allende descrive la gioia di essere innamorato:

Gioia pazza da vivere
anche la più tenebrosa
delle giornate è scorrevole
l'inverno più gelido di quest'anno
si è fatto sentire
il prepotente sole d'estate
non ha risparmiato boschi
che sono stati consumati senza accorgersi
ma il mio cuore così piccolo, così fragile
è riuscito a superare tutti questi ostacoli
i giorni non hanno più senso
che gioia pazza essere innamorato.

(Innamorato)

E' senza dubbio la lirica che dà il titolo alla silloge a far entrare il lettore nel cuore della raccolta, a palesare la volontà più intima dell'autore, volontà che diventa un'esigenza tanto essenziale da sentire il bisogno di tradurla in versi, per permetterle di "sorvolare il cielo" (Pace) e arrivare a quante più persone possibile.
A parlare è un Io poetico cosciente e consapevole dei mali che affliggono il nostro tempo e che recita ad alta voce la sua preghiera:

Ma dove sei pace?
sei volata via?
Ho sempre creduto che fossi al mio fianco
sei stata vittima dell'egoismo fanatico altrui?
Sei caduta nelle mani di questo gelido inverno?
Non farmi stare in pensiero
torna sulla terra, ho bisogno di te
ti ho sempre dato fiducia!
Ho volato insieme con te!
Ho scoperto quanto è bello il mondo
e tutta la sua libertà
dove le parole ricchi e poveri
bianchi e neri non esistono più
ma solo fraternità
non fare piangere il mio cuore
e non fare che le ferite dei miei fratelli
diventino piaghe, perché esse corrodono la carne
come l'egoismo corrode il cuore
ti prego torna da me
ma ti prego ancora
prima sorvola il cielo dell'oriente e occidente
e fa cadere una tua lacrima in ogni nazione
in ogni cuore egoista, che faccia fiorire
l'amore, l'umiltà, la pace.

(Pace)

Questo inno alla pace e alla fratellanza è soltanto una delle riflessioni che Guamàn Allende affida alla sua silloge, riflessioni che sono strettamente connesse alla sua storia e alla sua vita. Di origine ecuadoregna, l'autore ha vissuto in prima persona l'esperienza del distacco dalla propria terra e dai propri affetti così come le difficoltà relative all'integrazione in un altro Paese ("Lei che conosce tutti / è così dica loro che mi mancano mi mancano … così tanto da far piangere il cuore … / che il fazzoletto dei ricordi non si asciughi mai / e quest'umidità tenga viva la radice della mia terra", Luna). La sua storia, comune a un numero sempre più cospicuo di persone, lo ha segnato in maniera indelebile, tanto da voler dedicare l'intera silloge all'Italia, che lo ha accolto e dove ha avuto la fortuna di potersi costruire una vita, possibilità che purtroppo non è connessa a tutti. Nella poesia Sbarchi, dedicata ad una drammatica realtà sociale che tocca da vicino il nostro Paese, l'autore consiglia a coloro che l'autore chiama "fratelli" di "tornare indietro":

Stranieri smarriti nel lago
dei loro pianti.
Nuotano, cercando sulla vita la mano
Della fraternità Vieni fratello, vieni…
sono pronto ad accoglierti
ma con il cuore in mano
non ti posso ospitare
anche io sono padre e ho tre
bambini da sfamare
anche io sono emigrante,
ma non lo avrei mai fatto
ho perso la mia entità
dopo una vita di sacrifici,
ho guadagnato solo tristezza,
nostalgia, solitudine
mi è sempre mancata
la famiglia, gli amici, la mia terra
torna indietro fratello…
non ti posso dare il pesce,
impara a pescare.

Una silloge permeata di speranza e dedicata, nel bene e nel male, alla vita, a tutto quello che può offrire di buono. Un esercizio terapeutico atto a non abbassare mai la guardia, a non cedere ai "mali interiori", ad assumere un atteggiamento positivo di fronte all'unica vita che ci è dato vivere:

Salutami tutti i tuoi amici, la tristezza, la depressione, la melanconia.
A tutti, a tutti!... E non dimenticar la signora morte
dica lei che, quando sarà il momento verrò io a cercarla
vi ricorderò per sempre … grazie a voi ho imparato…
a valorizzare i momenti più belli della mia vita
ti saluto vecchia amica… qui ti lascio e me ne vado.

(Solitudine)

Materiale
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