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In A tu per tu con l'altro, Francesco Giunta riscopre se stesso, rivela il suo mondo spirituale e poetico. L'intervista e il viaggio, strumenti insostituibili di conoscenza, diventano momenti di chiarificazione interiore di autocoscienza. Acutamente Walter Mauro offre nella presentazione del libro la chiave di lettura più idonea: “Incontrare l'altro da noi vuol dire recuperare la propria identità, smarrita nel grande mare dell'oggettività, nel naufragio “cui l’essere è condannato dall’angoscia di esistere. Nell'altro, di qualsivoglia cultura e fede, l'autore sembra specchiarsi, provoca con le sue interrogazioni le risposte, che si attende, discopre le affinità elettive con l'interlocutore: Prisco, Consolo, Luzi, Sgorlon, Pontiggia. Né basta: si coglie l'adesione toto corde ai temi prescelti, straordinariamente congeniali all'esperienza umana ed artistica di Giunta.

La ricerca del Nuovo Umanesimo, la rifondazione di un'Etica per il Terzo Millennio, l'interrogazione sull'essenza della poesia, che percorre tutto l'ineffabile '900, il ruolo e la funzione dell'intellettuale, la validità della critica letteraria, il dilemma poesia-letteratura sono tematiche che, ben lungi dall'essere avulse dalla realtà, si pongono come mezzi cognitivi della realtà lacerata e della società inquieta di questa tragica “fin du siècle". Dirò di più, appaiono come spiraglio, potenzialità positiva nella secolarizzazione imperante, nelle sub-culture edonistiche, consumistiche, permissivistiche, tra “morte di Dio” e, ancor più grave, “morte dell'uomo”, inteso come persona e valore “trascendente”. “L'uomo di oggi vive più per il potere e il benessere e meno per gli ideali”, eppure “ciascun uomo ha la propria strada di Damasco”, asserisce Luzi, alter ego di Giunta. Il poeta fiorentino aggiunge: “i poeti dovrebbero essere più presenti nella vita, nel tessuto sociale, contrastare il male che oggi avvelena la società e comporta la disperazione degli individui”. “La poesia - è Giunta che esce allo scoperto - “s'impone e spadroneggia nell'esistenza epica e morale di ogni creatura umana, allorché essa attinge, proprio dall'uomo e dal suo vivere, il senso di forza per divenire canto, messaggio, universalità. In tempi di transizione e di dubbi l'opera del poeta è salvifica, il poeta è l'unico che riesce ad animare il silenzio, a vincere la crisi di affabulazione odierna. Quando il poeta tace è perché piange senza lacrime!”.

E' una prosa intrisa di poeticità quella di Giunta, onde il poeta, il narratore, il romanziere, il saggista lucido e raffinato convergono in questo splendido Journal, che del giornale non ha la provvisorietà, né la labilità ma è destinato a durare nel tempo. Il libro si pone, infatti, come straordinario vagabondaggio non solo letterario ma esistenziale “nel gran mare dell'essere”. Ne è giudice Giunta, un compagno di viaggio, terenzianamente consapevole e partecipe dell’“homo sum”. Così, parola e immagine, lungi dall'escludersi si implicano, onde l'autore auspica un’interazione. La letteratura non è forse l'arte dell’mmaginazione? La sua lingua vera e propria non è l’italiano o il francese, ma l’immaginazione. Non, quindi, la letteratura nonostante i mass-media, ma letteratura con i mass-media. Equilibrio e lucidità contraddistinguono il saggismo di Giunta. La sua è una ricerca inesausta: Cuba, Mosca, Leningrado e dintorni, la Cina, Praga, il Benelux diventano tappe dell’eterno viaggio dell’uomo, ulisside inappagato. Le radici sono il punto di riferimento imprescindibile, così la Sicilia è per Giunta luogo privilegiato, terra dell'anima. Emblematico è il pensiero di Sciascia che egli cita: “Tra la filosofia e il sole ci sono sempre in Sicilia le spine di un ficodindia”, o ancora quello del poeta francese Guillevic: “Quando penso alla Sicilia penso ad un giardino di rose, ma trascuro le spine”. ,

Il tono di Giunta diviene elegia. La poesia è secondo l’etimo “poiesis” creazione, e Senghor asserisce per Giunta: “la poesia è canto, l'arte del canto iniziata in Grecia”.

L’intervista e il viaggio in Giunta sono metafora di vita, invito all’autoanalisi, all’introspezione. Tra tante insulse voci, logorroico gracidare o vocalità del nulla, che rischia di sommergerci, A tu per tu esprime un anelito di autenticità, un ritorno alle profonde radici dell’io per colmare il vuoto dell’anima.

Recensione
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