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Eratoterapia

Il titolo della silloge rende l'essenza della Poesia. Nomen est omen. Non a caso il sensibile editore prefatore, Giuliano Ladolfi, definisce "inno alla poesia" il libro piccolo ma prezioso, sfidando i critici a cogliere in pieno la polisemia dei versi. Intanto a poesia colta, intrisa di classicità. Erato, musa del canto corale e della poesia amorosa ad un tempo, raffigurata come una fanciulla incoronata di mirto e di rose, in una mano la lira, nell'altra il plettro. Poesia e musica, poesia è musica.

Accanto, un amorino con l'arco. Poesia e Amore. Non a caso per Benedetto Croce: "La Poesia è stata messa accanto all'amore quasi sorella e all'amore congiunta e fusa in un'unica creatura, che tiene dell'uno e dell'altra".

Cos'e la poesia? Si potrebbe continuare all'infinito Impossibile una definizione univoca.

Poesia è... dare voce alle proprie emozioni, oggettivarle, universalizzarle. Poesia è... allargare il campo della sensibilità, suggerire quanto è latente, inespresso: uno stato d'animo ma anche un suono, un colore.

Per Pasternak, "La poesia sta nell'erba che abbiamo sotto i piedi: basta chinarsi, vederla e raccogliere". Efficacemente Roberto Mosi in una lettera alla nipotina Marta, che inizia a verseggiare: "La voce della poesia arriva dal dentro, potente nelle ore della notte, debole e distante di giorno. Porta sollievo, se non guarigione, dolcezza di ricordi, sapori tenui di malinconia". E continua "... I tesori di Erato, della poesia, possono essere la tua medicina, garantirti la salute, salvarti dalle sfere opache della nostra epoca, distillare per to gocce di felicita. Felici poesie, Nonno Roberto".

Il messaggio, rivolto a Marta, si estende a tutti noi: "...Credo sia possibile curarsi con la poesia, per vincere le paure, stati di sofferenza, per stringere sogni che passano in volo, per divertirsi".

Nell'empito lirico di Mosi, si fondono paesaggio interiore ed esteriore. Egli dà voce ai moti dell'anima in interferenza con i luoghi. Sfondo privilegiato la "sua" Firenze, città di cultura e di arte. Ineludibile il rapporto tra il visibile dei luoghi e l'invisibile del paesaggio recondito dell'anima. La sublime inutilità della poesia svela i misteri della "grande bellezza" della natura e dell'arte, che l'homo oeconomicus distratto non coglie. Poesia è... l'anima in ginocchio, di fronte all'incanto del creato.

Le parole della poesia, sempre da privilegiare alle parole sulla poesia.

Il profumo dell'iris

Cammino nel mese / fiorito, dalle Cascine / del Riccio al Pian dei Giullari, / proteso su Firenze. / Iris occhieggiano sui sentieri / si distendono sui prati /.. / Mi sorprende il profumo / tenue, penetrante dell'iris / delicato come l'odore / della pelle della nonna. /.../ lride, una madonna fiorentina / promise amore al giovane / che dipinse un fiore leggiadro / così perfetto / da ingannare una farfalla. / Da lei ebbe nome Iris, / il simbolo di Firenze /.. / Firenze città di bellezza elegante / preziosa come il profumo / del suo iris / dal tono austero, riservato. / Si rivela solo a chi la ama, / a chi la sa apprezzare.

E Roberto Mosi ama Firenze, canta commosso i capolavori dell'arte: la cupola del Brunelleschi, affrescata dal Vasari, il Giudizio Universale, Palazzo Vecchio, in un'interferenza di sensazioni, colori, odori, suoni. Intanto dallo scrigno della memoria affiorano i ricordi: gioie e dolori, nostalgie e rimpianti. Il motore della mente è impietoso, né esiste un interruttore per staccare...

Con sottile ironia Mosi osserva: "Invidio il computer, un tasto / spenge folle di segni, riprende / nuova vita la sua memoria."

Nel racconto essenziale della poesia, Mosi sintetizza la vita nella coralità che le è propria Lupo solitario Ho attraversato stagioni, regioni / paesi / ho attraversato amicizie, passioni / amori / ho attraversato epoche, scontri / battaglie / mi hanno gettato su terre sconosciute / nubifragi / emergono nel ricordo i contorni / di terre ospitali / rimangono i colori, la musica / delle parole. / Tengo fermo il timone / sul mare aperto.

Riecheggia nei versi il "superstite lupo di mare" di Ungaretti. Anche il "lupo solitario", vinto ma non domo, riprende la rotta, forte del suo segreto, la panacea della poesia.

L'attento lettore troverà nei versi di Mosi echi e consonanze con il suo vissuto, risonanze della grande poesia del Novecento.

Recensione
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