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Esistenza

Antonietta Benagiano, scrittrice di chiara fama, si fa dono con il poemetto “Esistenza”, il cui senso è racchiuso nell’esergo: Come ombra nel fiume l’esistenza / scompare al calar della notte nera / tutto quaggiù nel sorgere è finire. Il destino transeunte dell’esistenza scritto nel suo sorgere. Nel momento, in cui nasciamo, siamo destinati alla morte.

Dall’exordium alla narratio, dall’argomentatio alla peroratio finale si snoda, nella forma classica del poemetto, la requisitoria dell’autrice, che nella sua intransigenza morale passa in rassegna i mali che da sempre affliggono l’Umanità, aggravati nella contemporaneità dalla globalizzazione. Già in passato, nel suo costante impegno etico-civile, in “Anormalità normale[1], la Benagiano aveva colto la condizione esistenziale del post-moderno, della società del relativismo etico, della crisi di identità, dopo il franare delle ideologie e delle assiologie. “Un’anormalità normale” che la Benagiano coglie della quotidianità, in storie e personaggi che costituiscono una campionatura eloquente dei comportamenti e degli atteggiamenti. Un tempo, quando la storia procedeva lentamente, l’identità non destava problema. La tradizione offriva solide griglie interpretative. Oggi l’identità, sia individuale che collettiva, è una costruzione infinita, sempre in fieri, un’identità aperta.

In “Esistenza” la Benagiano nasconde la sua amarezza sotto un velo di ironia: Perso ha l’homo sapiens le sue ali … millenaria del sapiens mala storia / in ogni era creatore eccelso / d’opere e di pensiero e canto / e assassino truce del bello / d’ogni natura barbaro piccone.

E all’arroganza, l’hybris dei Greci, dell’homo sapiens, che ha violato l’equilibrio dell’ecosistema, rendendo pattume acqua, terra, cielo, ha risposto la rivolta della natura, suscitando da sempre epidemie e pandemie.

Proteso verso le categorie dell’utile e del profitto, l’homo sapiens, smarrita la sapienza, ha ammantato il malaffare di umanitarismo… Ed è l’affarismo legge globale / pur se d’ umanitarismo s’adorna / l’associazionismo ad infinitum.

Omologazione ovunque stravince, uccidendo il libero pensiero e l’ homo technologicus è schiavo delle macchine, da lui stesso create.

In una terra ormai “desolata” solo all’arte e alla religione è dato di attingere l’Assoluto e ritrovare il connotato perduto della speranza.

L’antidoto alla confusione, al marasma, alla distruzione è nell’Armonia foscoliana che vince di mille secoli il silenzio.

All’unisono con la Religione, con la Fede, ancore di salvezza, “per una palingenesi universale”, come sottolinea, Roberto Pasanisi, acuto prefatore.

Salvaci. Ciascuno da sé stesso salva = Paradiso è la terra col Divino.


[1] A. Benagiano, Anormalità normale”, Besa Editrice, 2007; L. Rocco Carbone, Editoriale in “Silarus”, fasc. 251-252, maggio-giugno 2007.

Recensione
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