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Con La polvere dei calzari (2005) e Terra di passo (2006), L 'attraversamento del giorno (2008) costituisce una trilogia. L'acme del pensiero poetante di Giuseppina Luongo Bartolini. Anche qui il titolo, estremamente significativo, in una poesia esistenziale, metafisica. Giorno, dopo giorno il libro della vita tra i poli ineludibili, insondabili di Eros e Tanathos, squderna tensioni e dolori.

Nel pentagramma dell'anima nessuna nota manca e la poetessa in un sofferto lavoro di scavo porta alla luce le parole per trasferirle sullo spartito poetico. Nell'etimo poesia da poesis è fare, creare. Per George Steiner in Grammatiche della creazione il poeta è il più vicino a Dio, partecipe del mistero della creazione, attraverso la parola. Come Dio in solitudine e silenzio, si inabissa nell'interiorità della coscienza per portare alla luce la parola. Non vi si pensa quanto sangue costa! (Pardiso XXIX vv.91).

Il poeta sfida il mistero divino in una imitatio, in una mimesi della creazione. E Giovanni Paolo II nella Lettera agli artisti delinea la differenza tra gli artisti e il Creatore: con il soffio (mah!). Colui che è trae qualcosa dal nulla, il poeta per dirla con Dante, nepote di Dio, attraverso il miracolo della parola, aggiunge all'essere qualcosa cui dà forma e significato. L'interiorità è fonte inesauribile di conoscenza e di verità umana. E la parola, sintesi di verità e bellezza, è lo strumento più prezioso. Parola che è, come vuole San Paolo, poeta e teologo sommo, lettera e Spirito. L'una non può prescindere dall'altra: sono significato e significante, senso e suono. Parola che è sintesi di Verità e Bellezza. La vita è scrutata, sofferta in ogni segmento da Giuseppina Luongo Bartolini, durante l'attraversamento del giorno. E solo alla poesia, lente dell'ultravisibile, bisogno dell'illimite, è dato di cogliere il senso ultimo delle cose, tra silenzio e parola, tra Eros e Tanathos, tra vita e morte in una lotta incessante. Solo alla parola è dato di rompere il silenzio, di vincere l'oblio, riscattare il tempo dalla sua transitorietà, superare l'effimero, tentare la scalata immortale.

Ardita funambola del'invenzione poetica, Giuseppina Luongo Bartolini dal particolare si eleva all'universale, dal quotidiano all'eterno, nell'ansia dell'altro e dell'altrove. La potenzialità creatrice della parola coglie il senso dell'esistere, nella varietà degli eventi. Rompe il velo dell'apparenza, scopre il volto dietro la maschera, denuda la realtà per attingere la verità. Dolorosa, sofferta, ma salvifica. Poesia dotta, metafisica, criptica nell'aspirazione alla Verità, alla Bellezza. Poesia da meditare, da interpretare. Poesia autentica che comunica prima di essere capita, poesia che produce vibrazioni nel nostro schermo interiore. Poesia del viaggio dell'anima, dalla terra al Cielo in una tensione verso l'Assoluto, in cui tutto si placa e quieta. Poesia che scruta il mistero del vivere e del penare. Non a caso il canto dell'attraversamento del giorno si dispiega libero tra la poesia del divino poeta e il male di vivere di Montale.

Ecco la polisemia del verso in un laboratorio linguistico di una ricchezza e libertà espressiva esaltanti. Poesia ricca di metafore e di simboli a rendere il sovrasenso. Discorso difficile, enigmatico perché difficile ed enigmatico è il mondo dimidiato tra essere e nulla, tempo ed eterno, sogno e veglia, realtà ed illusione, solitudine e follia dell'uomo e della storia. Emblematici i primi versi: "[...] fissatemi una leva | nel mio cuore d'acrobata per una scalata | coi mille pianeti spiazza  | il mobile universo arrovella in vertigini [...]". Illuminante l'esergo di Majakovskj: "Io sulla carta sono crocifisso coi chiodi delle parole". La sfida della poesia che non si arrende... [Ma tu lascia che io dica quel mistero che | cerca la parola incarnazione vibrante del silenzio imbalsamazione rara della sillaba [...]". Nella Bartolini l'uso delle metafore: la vite, la chiave, la porta, la leva, la scanalatura indica l'ascensione dell'io nella decantazione del reale, nello svelamento della finzione e del gioco delle parti, e nel contempo, la gioia della parola per l'emozione dell'invenzione poetica, della parola creatrice. La poesia, nell'attraversamento del giorno, è il grido primordiale che travalica il tempo e il particolare, per attingere all'universale, all'eterno. Esemplare la chiusa della silloge, gioiello purissimo nel Parnaso poetico contemporaneo, che conferma Giuseppina Luongo Bartolini tra i grandi poeti di oggi: "[...] La scriminatura degli eventi che | legarono al palo la mia vita | rimane la linea scura, il divisorio | degli arrivi e delle partenze [..] le trecce di mia madre nella misura del suo | coraggio trepide le mani nella | carezza estrema del distacco".

Recensione
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