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Prefazione dell’Autrice a
Una storia dalla Seconda Guerra Mondiale

i dati del libro

Augusta Romoli

Se non si narra la storia in maniera obiettiva e nella sua interezza si rischia di mistificarla.

Invece in tutti questi anni ho sempre sentito parlare nelle varie celebrazioni, nei discorsi ufficiali sul secondo conflitto di tutto e di più, ma mai della storia degli IMI, della loro stoica resistenza senz'armi, tanto che i giovani non sanno chi sono, anzi chi furono.

Ciò mi ha portato a scrivere un libro su mio padre che ha vissuto questo contesto storico: le pagine più dolorose del Secondo Conflitto, degne però di essere raccontate, poiché la storia degli IMI è una pagina gloriosa di uomini coerenti al giuramento fatto come militari, e perché scelsero il lager, il sacrificio estremo per la libertà d’Italia. Fu questa la prima eroica Resistenza.

Ad eccezione di poche citazioni storiche, ho lasciato parlare il carteggio epistolare previa attenta selezione delle lettere che nostro padre scriveva spesso dall'Albania.

Soltanto ho notato, per documentarmi che esiste una bibliografia abbastanza completa, specialmente, per le testimonianze dei reduci dalla Germania presso l'Associazione Nazionale ex Internati, ma scarsa per quanto riguarda gli accadimenti, le varie dinamiche tra gli alti comandi e il Re e Badoglio, nel periodo difficile che va dal 25 luglio 1943 con la defenestrazione di Mussolini all'8 settembre, giornata risultata infausta dell'armistizio.

Il 25 luglio 43 poteva essere l'occasione per sganciarci dall'alleanza con la Germania per poi arrivare con l'armistizio, alla cessazione della guerra.

Paradossalmente in questo periodo si rafforzarono i controlli tedeschi nei porti, aeroporti e nelle vie di comunicazione, facendo presagire la disfatta finale. Hitler già dal 18 maggio 1943 diede ordine a Rommel di preparare 11 divisioni per attuare il piano Alarico invadendo l'Italia qualora questa si fosse ritirata dall'Asse, erano quindi pronti i tedeschi al cambiamento in Italia.

Il nostro esercito invece apprese la notizia dell'armistizio appena l'8 settembre dalla Radio, l'EIAR di allora, mentre i tedeschi, già col piano prestabilito, furono più tempestivi a cogliere di sorpresa un esercito il nostro ormai privo di comandi, allo sfascio, deportandolo in massa nei lager nazisti dopo che ciascun militare espresse chiaramente di non collaborare con la Germania per entrare a far parte della Repubblica Sociale Italiana, appena nascente col generale Graziani. Ciò significò il sacrificio estremo per il 90% dei militari italiani, deportati nei lager, dove molti morirono per edemi da fame, per malattie come la tubercolosi, per angherie incredibili da parte dei nazisti.

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