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Ricordo di una gita aziendale del 15 novembre 2003,
in occasione di un anniversario RAISENIOR

Gita a Livorno: Visita all’Accademia navale e alla villa Mimbelli: I Macchiaioli (G. Fattori)

“Armonia” – RAI- 2003

Ci troviamo all’appuntamento con l’ombrello aperto per una pioggerellina insistente, fastidiosa, tipicamente novembrina, che, per le nuvole ancora incombenti, non faceva certo sperare in una giornata migliore, ma l’incontro con persone simpatiche che hanno condiviso a lungo e con entusiasmo il nostro cammino lavorativo, ha distolto l’attenzione dalla condizione atmosferica, riducendola a elemento marginale.

Arrivati a Livorno –città che in passato è stata centro di scali da tutto il mondo, mantenendo la caratteristica di accoglienza/tolleranza, dovuta alla presenza di diverse comunità etniche e religiose- raggiungiamo l’Accademia Navale, dove il comandante Laganà ci accoglie per farci vedere i locali di questa prestigiosa istituzione fondata nel 1881. Percorso il viale delimitato da pini – dove sono posti i busti di numerosi uomini che hanno dato lustro alla nostra Marina militare e, arrivati al piazzale principale, lo sguardo si posa immediatamente al brigantino interrato, le cui sartie danno modo agli allievi di salire per le normali esercitazioni o, qualche volta, per “punizioni” oggi rare (“siamo più democratici”, osserva il comandante).

Dopo una severa selezione dei giovani neo-diplomati che scelgono la carriera militare in Marina, gli allievi trascorrono qui cinque anni di formazione, studiando anche per conseguire la laurea. Nel corpo centrale dell’edificio –che originariamente era costituito da un solo piano ed in seguito è stato elevato a due-, notiamo, sul frontone in alto, la scritta “Patria e Onore” e la bandiera a mezz’asta per i caduti di Nassirya in Irak. All’interno, in una grande sala, si trovano diverse teche con modelli di navi-scuola, golette a vapore, corvette, incrociatori e cimeli di alcuni più famosi ammiragli tra cui il Faggioni, e il livornese Mimbelli; alle pareti scene marittime con navi militari, dipinte dal pittore Klaus, il quale si dedicò esclusivamente a questi soggetti. In un’altra sala sono esposte le bandiere dei vari corsi con i relativi nomi, i quali vengo attribuiti durante una festa di “battesimo” che ha luogo 100 giorni prima della fine dei corsi stessi.

Una preziosa biblioteca ricorda un fatto degno di lode per gli allievi che frequentavano i corsi durante la seconda guerra mondiale, quando, per salvare i libri dalla distruzione, li portarono via, per restituirli tutti a guerra terminata. Particolare commozione suscita la visita della cappella dove sono elencati i nomi degli allievi caduti e delle navi perdute; quelle vite prematuramente troncate ci portano a ricordare, tra i molti eroi di ogni ordine e grado, che annovera tra le sue fila la Marina militare, almeno qualche nome o qualche fatto. Nel giugno 1940, all’entrata in guerra dell’Italia, la Marina italiana godeva di una schiacciante superiorità numerica nei confronti di quella britannica, ma quest’ultima oltre alle portaerei, poteva avvalersi del radar, per individuare a grande distanza, la presenza e i movimenti del nemico, inoltre, con la macchina ULTRA intercettava messaggi in codice scambiati tra i comandi tedeschi, quindi era in grado di conoscere in anticipo le mosse del nemico.

Queste sono alcune importanti ragioni per cui gli inglesi poterono affondare gli incrociatori “Zara” e “Fiume” e due cacciatorpediniere al seguito, mentre cercavano di prestare soccorso all’incrociatore “Pola” che era stato colpito, nella tragica notte a Capo Matapan. Tra i vari nomi risulta quello dell’ammiraglio Bergamini, comandante in capo della squadra italiana che perì, con gran parte del suo equipaggio, nell’affondamento della corazzata Roma il 9 settembre 1943, eseguendo gli ordini ricevuti; fu colpita dall’aviazione tedesca con due bombe razzo radiocomandate, una delle quali, disgraziatamente, centrò il torrione di comando, penetrò nel fumaiolo, esplodendo nella sottostante “santabarbara” (il deposito delle munizioni) sollevando un’altissima colonna di fuoco. Non sempre, però, i nostri valorosi marinai subirono sconfitte, infatti, accanto al corridoio d’ingresso, è posta una lapide, in cui sono elencate, con la relativa data, tutte le navi nemiche affondate. Oltre allo sfortunato forzamento della baia di Malta,e, all’attacco della baia di Suda e al Porto di Gibilterra, coronati questi ultimi da successo,va ricordato il forzamento del Porto di Alessandria d’Egitto, ad opera di Durand de la Penne, di Martellotta e di Marceglia con i loro equipaggi, i quali, alla guida dei siluri a lenta corsa, detti “maiali”, resero inoperative, per tutta la durata del conflitto, le due poderose unità britanniche “Valiant” e “Queen Elisabeth”, e affondarono una nave carica di materiale bellico.

Lasciamo l’Accademia, non senza una certa mestizia, ma, nel pullman abbiamo occasione di distrarci, e, mentre percorriamo la bella costa frastagliata per raggiungere Quercianella, Stefano Lucchetto ci ricorda una scena del film di Risi “Il sorpasso” girata da queste parti. Dopo aver pranzato in un ottimo ristorante, ritorniamo a Livorno per visitare il bellissimo palazzo ottocentesco che fu di proprietà della famiglia dell’ammiraglio Mimbelli. Le stanze sono ricche di lampadari di Murano, stucchi, decorazioni in lamina d’oro, affreschi e specchi. Salita una scala maiolicata con putti, si arriva al piano superiore, dove si ammira una grande sala da ballo con un’allegoria dantesca sul soffitto, il cui pavimento ligneo dai motivi geometrici, è l’unico rimasto originale; un corridoio appare “infinito” visto da uno speciale specchio.

Si arriva, quindi, alle sale dei dipinti del Fattori e altri macchiaioli: sono molte le raffigurazioni delle battaglie che si svolsero durante i Moti del Risorgimento Italiano, ad esempio, quella di Montebello, quadro del 1862. Numerosi sono gli studi anche di anatomia del cavallo. Interessante è la produzione del Fattori più tarda come “La terza moglie” e “Dopo la battaglia” del 1907 dove si osserva il disgregamento della materia, come una sorta di stanchezza della vita, ma “L’aratura” e altre opere con scene campestri, danno l’idea di una ricerca della luce, mentre i contorni delle figure sono lievemente sfumati. Tra i vari divisionisti esposti: Plinio Nomellini con “il fienaiolo” e “Garibaldi” in cui la scomposizione degli effetti luminosi porta a un accostamento delle tinte fondamentali e secondarie, evidenziando la cosiddetta pennellata “sfilacciata”.

Ritornando a Firenze ringraziamo per l’ottima organizzazione della gita Stefano Lucchetto, ancora con gli occhi e la mente colmi delle belle cose viste.

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