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Stazioni

Leggendo "Stazioni" lo spazio e il tempo si dilatano... le diverse valenze ci inducono all'identificazione e a nuove riflessioni per cui la poesia diventa nostra nell'avvertire, tra  l'altro, la consapevolezza del "dramma  umano" che ci accomuna  anche  nel "voler esserci" in questo  tornante  di vita ... se  pur  "tunnel", dove,  però,  intravedi  in fondo  "una  luce/speranza..." E il "dramma"  (i dolori degli altri che diventano  nostri  e  i nostri, lontani)  viene  sublimato  dalla  parola, che  supera   la  consapevolezza   e  arrendevole  accettazione  della nostra "finitudine" e s'eterna...

Il cammino poetico si allarga  (il lago,  il mare) come un movimento "andante" di una sinfonia di voci, di suoni, di silenzi, di colori che l'anima    sensibile   coglie   fra   ombre   esistenziali;   e   cattura   la "bellezza", ... e  volti  e  figure,  nei  momenti  di "stasi" (relativa)  in vari  luoghi, ti  vengono  incontro  e  pare  percepirli non  solo  con  la memoria.

E nel porgere lo sguardo  all'orizzonte  (quella "linea di confine" dove non  si  può  penetrare,  ma  immaginare  l'"oltre"  ove  attraverso  un "volo onirico" possiamo invertire !'"ordine" dell'universo)  la luce... in un lampo:  la sensazione di percepire "il mistero" che ci pervade...

E' la vita una pagina vuota? E' legittimo parlare di "sospensione", ... se  pensiamo  all'oscurità  che  ci  avvolge,  così  gettati  in  tempi  e spazi,  non   scelti   da   noi,   in   un   mare   esistenziale,   a   tratti tempestoso,   certi   del   naufragio,   incerti   dell'approdo   verso   la luce/verità?

Ma  finché  "ci  siamo"  non  ci  rimane  che  il suo  abbraccio  totale: gioia/dolore... luce/tenebre... il riso e il pianto, (... la piccola barca... la carta scivola su rivoli di luce..) l'alterità, quindi, che si traduce  in "gioco" se non ci prendiamo troppo sul serio, nemmeno la morte.

Recensione
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