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Sangue di drago

Raramente succede che un libro abbia inizio con la confessione di un delitto da parte dell’assassino, di solito si scopre a poco a poco e solo verso la fine. Ma il libro “Sangue di drago” di Carla Menaldo (Cleup editrice, pag 128, € 14) non è né un giallo né un thriller, è un romanzo. Aspasìa, la protagonista, parte subito col dichiarare di avere ucciso il proprio uomo, poi nella fuga prende a peregrinare qua e là tra Spagna e Portogallo e, dopo avere incontrato uno sconosciuto, passa alcuni giorni con lui. La breve frequentazione e la convivenza con il nuovo compagno occasionale libereranno ricordi di amori passati e avventure veloci vissute in modo libero e disinibito. L’autrice costruisce un contesto ricco di considerazioni su un presente attuale, il mondo moderno in cui la protagonista si muove a suo agio mentre strizza l’occhio alle antichità del suo passato prossimo privo di tecnologie informatico-comunicative. Nei giorni scanditi dal diario-confessione, mentre procede nel monologo interiore, Aspasìa non esce mai da se stessa, scava nelle relazioni tra uomo e donna e cerca spiegazioni atte a giustificare l’efferatezza del gesto compiuto, un gesto che in un momento d’ira capita a tanti e a tante di fantasticare di compiere, non trovando altro modo di uscire da un rapporto problematico con l’altro sesso.

L’assassinio alla fine diviene la metafora di uno spazio onirico possibile, l’unico che una donna sente di avere a disposizione quando non si trova bene in un rapporto

amoroso o sessuale che sia. Allora si abbandona alla fantasia di eliminare fisicamente il fastidioso compagno che reputa colpevole di rovinarle la vita, sogna di afferrare un corpo contundente a portata di mano e di calarlo con forza sull’odiato cranio per vendicare le offese. La letteratura consente di uccidere, anche se, sulla carta, il sangue non è rosso, benché sulla copertina del libro compaia l’immagine di sangue che cola.

Durante la lettura cresce il dubbio se l’omicidio abbia davvero avuto luogo o se non sia il risultato delle fantasiose millanterie della protagonista. Un omicidio, viene da pensare, non può scivolare via come l’olio o scorrere insieme alla scrittura. Una scrittura, questa di Carla Menaldo, che si rivela sicura in ogni riga, come se lo scrivere romanzi fosse per l’autrice la prima professione, come se le sue pagine non fossero soggette a incertezze, dubbi e ripensamenti.

Recensione
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