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I vuoti del mosaico

C’è una misura di “esplorazione”, nella poesia di Gianfranco Jacobellis, un proiettarsi sempre oltre la barriera della propria vicenda e della propria storia, in una sorta di interrogativo aperto che è la scommessa con la vita. Dentro questa misura di indagine si dispone tutta la fitta trama dei percorsi interiori, dei rapporti interpersonali, degli incontri e delle relazioni, del quotidiano mettersi (o rimettersi) in equilibrio rispetto al “peso della vita” nello spazio del tempo che trascorre trasformando tutto, fino al confine della morte, perché “comprendere la vita / è arrivare al centro di noi stessi / con la sintesi delle cose vere”.

Dal confronto con la realtà, di fronte al segnale che “tutto è condannato a non avere senso”, l’autore esce con la volontà di dare testimonianza delle aporie del mondo (“resto a pensare / per poter raccontare / quello che ho visto”), in piccoli quadri che si ancorano sempre a un luogo e a un momento precisi e che si caratterizzano per la loro sintesi e acutezza verbale.

È una poesia, quella di Jacobellis, che è volta ad opporre il segno insieme della ragione e del sentimento bilanciando “il suo essere / e il suo non essere” per dare forma al silenzio, consapevole del “dono di una luce / che contiene l’ombra”. E, non a caso, il titolo della raccolta I vuoti del mosaico fa riferimento a quella caratteristica della vita in cui “si alternano gli stati d'animo dalla gioia al dolore, la memoria e l'oblio, i colori dell'alba e del tramonto, la velocità e la lentezza, le vittorie e le sconfitte: proprio come in un mosaico”, le cui tessere sono appunto le singole poesie che si compongono nell’insieme della raccolta.

Nella sua piena maturutà unama ed espressiva, Jacobellis è al suo settimo libro di versi, dopo In un Sorso D’anima (1992), Tra Due Stelle (1996), Andando per L’esistenza (2009), Entelechia (2015), Parusia (2016) e A lezione di sogno (2018). E, soprattutto a partire dalle precedenti raccolte Parusia e A lezione di sogno, la sua poesia vive felicemente in una intermittenza dominata da una direttrice intellettuale e contrassegnata da una cifra melodica che è la scansione lieve dei versi, capace di prendere di volta in volta una coloritura più elegiaca nella vena più esistenziale.

Recensione
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