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Pass dopo pass

Il dialetto di Lilia Slomp

Niente di più adatto e necessario del dialetto in questo ulteriore intensissimo affondo del cuore che è il nuovo libro di Lilia Slomp Ferrari, Pass dopo pass (Biblioteca dei Leoni), compatto ed espressivamente potente come musica sacra.

Nella ricchezza di sfumature della parlata trentina, si trascrive l’inquieta ricerca di un’identità, dietro al ritmo giusto delle parole pronte ad accendere certi fuochi in un cuore messo in subbuglio dalla maturità che guarda al mistero del “Morir pass dopo pass su quela strada / sangiót de scortaròle vèrs el ziél”. I versi appaiono legati a una interiorizzazione che fa anche dei sogni ad occhi aperti la via per riconoscere una verità delle cose della vita, degli affetti, degli incontri, dell’amore, delle gioie e dei dolori, senza remore e senza paura: “Sto vèrs sassìn sfrugnón entél tó còr / l’è quel pù trist che ’l sa la verità”.

Elementi di paesaggio e di stagione sono spesso al centro dei sonetti: l’estate già spenta, l’ottobre in arrivo, le prime nebbie, preludi d’inverno, giorni di neve, un principio di primavera. E tutti gli elementi, colori odori e situazioni, si legano all’io che attraversa la scena ricostruendo ogni piccolo scorcio della vita con il tempo che sembra essersi fermato ma che invece passa con lo scandire delle ore (“’l tèmp él ziga le stagión che mòre”). I ricordi di attimi minimi ma decisivi: tutto innesca “na lagrima reménga zà pianzuda / sóra ’l cossìn de la malinconia” ma con l’effetto sorprendente di una continua resurrezione.

Recensione
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