Servizi
Contatti

Eventi


Prefazione a
Per sillabe e lame
di Francesca Simonetti

la Scheda del libro

Melodiando la parola

Paolo Ruffilli

Mi è già capitato di osservare in passato che nell'esperienza di Francesca Simonetti c'è una costante ricorrente, che è anche la cifra inconfondibile della sua poesia: un'interferenza continua del pensiero sull'immagine, che si traduce formalmente nell'andamento incalzante e nel tono discorsivo dentro l'intenzione lirica. Direi che ciò vale ancora di più nella sua nuova raccolta, questa sinfonia Per sillabe e lame, complessivamente rivelatrice dell'originale e felice capacità dell'autrice di tradurre il dato filosofico-riflessivo in immagine poetica in relazione a quello che è l'assunto della silloge, introdotta da un richiamo fulminante di Saramago a proposito della distanza minima che ci separa dalle stelle e corroborata da un breve prologo in cui si dichiara la consapevolezza che "la poesia cerca di costruire un ponte fra i due estremi", il finito e l'infinito, con il suo "narrare la realtà" che si muove verso il futuro e l'ignoto "melodiando la parola".

Proprio quel "melodiare" la parola è il fondamento dell'operazione, nella scoperta appunto che la verità non è nelle cose ma nel linguaggio. Perché è il linguaggio, attraverso la sua orchestrazione in partitura musicale, ad aprire piccole scintille dentro il mistero e ad accendere quelle illuminazioni che gettano un'improvvisa visibilità su gioie ed angosce della vita "dolce - possente". Ma la parola sa essere anche spada che taglia, ferisce, uccide. Per cui la sinfonia delle sillabe e lo stridore delle lame, penetrando "negli anfratti del tempo", risuonano già del futuro e sono in grado, per la regia del poeta, di superare il vuoto ben oltre il finito e di restituire "l'antica lucentezza dell'oro". È la voce salvifica della poesia: una "voce ricomposta dopo la frattura", medicina al pensiero che ansima e alla conoscenza che langue. E proprio la chiusa della raccolta rintraccia la propria libertà, intesa insieme come slancio in avanti e come libero arbitrio capaci di far scorgere "ancora futuro", nell'impulso che viene dal passato e dalla memoria. Una memoria che, paradossalmente, raccoglie "i frutti dell'oblio" anche dall'immersione nella dimenticanza "per non ricordare".

Attraverso la "poetica grazia" (in un moderno ritorno al Parnaso), ecco la via capace di rompere i sigilli del tempo e di sconfiggere addirittura la morte, sia pure per intermezzi e pause. Come capita rileggendo partiture appunto musicali di scrittori come Poe o Herta Müller o Katarina Frostenson, di orientarsi intanto dentro "l'irrisolto dilemma" della vita e della morte. "Quale musa elargirà tanta grazia?" si chiede l'autrice. E risponde: "Si spera la poesia / che scende come manna / da un cielo oscurato / dalla storia di tutti / e di nessuno". E la poesia, con il suo tocco magico, ecco che rende meno opaca la trasparenza, consentendo di vedere magari per un attimo ciò che manca alla "storia incompleta": con la sua sinfonia di note svela ciò che è normalmente coperto dal frastuono del mondo.

Rivelatore (per sé e per gli altri) è l'attraversamento che Francesca Simonetti compie in questa sua raccolta, arrivando a capire nella dichiarazione dell'ultima pagina perché nella sua giovinezza amasse "tanto la poesia / e con essa la" sua "liberta".

Materiale
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza