Servizi
Contatti

Eventi


Liceali. L’insegnante va a scuola

Che i maestri tornino a scuola lo chiedono anche i giovani dei licei (e forse anche i genitori dopo la lettura di questo libro)

www.vivisicilia.it

Una poetessa, Francesca Luzzio, che ama la scuola, dove ha insegnato, al punto da richiamare i colleghi a farvi ritorno, ha scritto:”Liceali L’insegnante va a scuola”.(1)

Avverte con la sua sensibilità che la famiglia è stata derubata di alcuni ruoli, da sempre tradizionali, rischiando di rimanere senza continuità educativa, espropriata dalla scuola e dai Media della sua naturale vocazione per avviare i figli al lavoro,alla vita (2).

Ma lo Stato e le istituzioni scolastiche, che avrebbero dovuto non sostituirla, ma integrarla, in una sussidiarietà orizzontale e familiare, sono sovraccarichi di contenuti antichi e in strutture dalle modalità formative in crisi, fermi ai doveri costituzionali soltanto formali .

Gli abbandoni scolastici, specie nel Sud, sia nella scuola dell’obbligo che nell’università, segnano un dato preoccupante, un danno per la società, per l’offerta di lavoro non qualificato, (anche gli esportatori vinicoli della Sicilia cercano all’estero i loro dipendenti specializzati, per la loro produzione tra i primati del consumo mondiale ),mentre gli sprechi del sistema scolastico, .professionale e universitario non hanno limiti, se non nei finanziamenti sempre più ridotti e nelle strutture organizzative e burocratiche.

Dentro la scuola e nella società si moltiplicano, per fortuna, le analisi degli spiriti eletti, poeti,scrittori, artisti, musici, docenti sulle caratteristiche della gioventù, che frequenta strutture ed agenzie, che non preparano al lavoro, alle innovazioni culturali e metodologiche, alle conoscenze linguistiche, alla qualificazione ed all’aggiornamento professionale ,alla cittadinanza europea e sopranazionale.

I professori S e V. Zamagni,(3), G. Savagnone, don Ciotti ed il Progetto Policoro e prima Don Bosco, Don Orione, Padre Messina, Montessori, don Lorenzo Milani e la scuola di Barbiana, (4), sono indicatori di una svolta di scelte pedagogiche innovative, come la introduzione della didattica nei Musei diocesani,in progress, con esperienze di produzione artistica,di restauro,di accoglienza plurilingue,di comunicazione,che costituiscono segnali degni riferimenti di sussidiarietà e di prontezza negli interventi.(5)

La crisi della Formazione professionale, così proclamata ai nostri giorni, poi, non si risolve infatti con grida manzoniane su casi di inadeguatezza, di sprechi, ma con programmi, controlli, regolare pagamento docenti, rigore, serietà amministrativa e cultura per l’aggiornamento, l’innovazione, la qualificazione ed il collegamento con il mercato del lavoro interno ed internazionale.

La mobilitazione generale dei vecchi e nuovi maestri per la formazione dei giovani al futuro del Paese, deve, comunque, partire dalla scuola dell’obbligo, dall’università, dai Centri di Formazione Professionale per un ”aggiornamento”, in un serrato confronto ed una riconciliazione con le aspettative, i linguaggi, i sogni, le conoscenze informatiche delle ultime generazioni (apprendimento dal basso tanto desiderato), perché l’insegnamento acquisti un rapporto nuovo e fiducioso con le prospettive del lavoro, tra l’indifferrenza etica dei media, per riportare valori e finalità alte di solidarietà universale ,di pace,di giustizia,di conoscenze,di cooperazione (6).

Francesca Luzzio è una poetessa, che ha insegnato, per alcuni anni, presso il Liceo Scientifico Statale S. Cannizzaro di Palermo,(liceo già,diretto da Maria Pecoraro, Aldo Zanca, Leonardo Saguto, ed ora da Anna Bica e famosi sono gli annali), e nel libro “Liceali L’insegnante va a scuola”, invita colleghi, docenti, artisti, professionisti e maestri artigiani a tornare (simbolicamente) a scuola.

E non senza consapevolezza, coinvolge nelle pagine dei suoi racconti, ad una riflessione anche i genitori dei giovani incontrati, non per un rimprovero ed una compromissione coinvolgente, ma per una presa maggiore di coscienza della realtà giovanile e di un alto significato partecipativo al ruolo per l’educazione e formazione dei figli e non per un contro altare verso i docenti ,quasi da avversari ,difensori dei voti e dei costumi dei giovani, per delega ricevuta dalle famiglie negli organi rappresentativi.

Anche per loro, un ritorno ad una scuola di democrazia culturale e contenutistica è forse augurabile e può giovare alla formazione dei giovani.

La poetessa, autore anche di “Ripercussioni esistenziali”e “Poesie come dialoghi”, (Thule ed 2005 e 2008), ricorda e non per un richiamo nostalgico e difensivo “il piacere d’insegnare”. :Tante orecchie, tanti occhi, tante menti attendono / vogliono capire, vedere, sentire / e la prof  ha tante cose da imparare !”(1)

Tommaso Romano, professore e direttore della rivista “Spiritualità e Letteratura”, in occasione della presentazione dell’Almanacco Thule del 2014, delineando la situazione degli insegnanti scrive: “L’eclissi della qualità dei maestri, il relativismo senza autorevolezza e valori è vuoto formalismo pseudo culturale che annienta il prestigio e non forma ,non educa le nuove generazioni spesso smarrite e che, invece, punti di certezze, di riferimenti, e di esempi avrebbero bisogno”.

Una testimonianza quella del libro della Luzzio, che rende partecipe gli insegnanti ad una comprensione del loro determinante ruolo nella formazione dei giovani ed a questi offre riferimenti credibili. Non abbiamo trascurato, nelle nostre riflessioni e precedenti note per i media, il rammarico per l’assenza e la faticosa ricerca ripetuta di trovare “maestri “ per i ragazzi, i giovani , i cittadini in genere, rivolgendoci speranzosi alle associazioni culturali,alle Agenzie formative, alla Chiesa(8).

Al riguardo, per la cattolicità, i Beati (l’ultima per il Sud, dopo Pino Puglisi è Maria Cristina di Savoia.(9) ed i Santi ,proclamati dalla Chiesa, nonché i Saggi degli Ebrei, restano fari luminosi ma distanti dai più e dalla maggioranza dei giovani, non sempre richiamati all’associazionismo extrascolastico, pigramente contenti della vita di branco della loro classe ove vi si rifugiano.

Francesca Luzzio, nel suo scritto, è pronta ad aprire, fuori da ogni strumentazione pedagogica e dagli obblighi scolastici d’ufficio, da ispirazioni catechistiche, una campagna promozionale per contrastare quanto emerge da dette considerazioni ,da autorevoli interventi ed ancora dalla presentazione del suo libro di racconti e poesie.

Sandro-Gross Pietro denuncia nel volume, con amarezza, il deserto di sentimenti e valori dei giovani, inquieti sì, ma presenti, (come siamo ad avvertire), quasi per una sfida, nei giorni successivi ad alcuni scioperi degli studenti ,ad ascoltare ancora le “lezioni fuori dalle classi”, proprio come è avvenuto al Liceo Cannizzaro, nel giorno dell’evento organizzato con la collaborazione dei giovani per la presentazione della raccolta di racconti e poesie della loro amata ex professoressa.

C’è infatti in molti giovani quasi una volontà protesa a smentire, anche in modo inconsulto e giovanilistico, l’accusa di essere assetati di cultura dell’ antipolitica, con il desiderio di molti di non essere soggetti dell’asserto di Sandro Gros Pietro quando afferma:”Non è più possibile coltivare i sogni che infiammavano i cuori dei giovani: il sentimento di appartenenza alla storia dell’umanità, il dono di sé agli ideali della politica, il desiderio della gloria, il rapimento dell’amore sono diventati altrettanti vasi canopi sigillati e rinchiusi in teche museali e di essi sfugge l’utilità e il significato” (1).

Resta comunque valido per i giovani l’avvertimento della Luzzio, rivolto all’intera comunità, agli insegnanti (e trapela nei racconti anche ai genitori) di “Tornare a scuola”, per ridarle spazi primari nella gestione delle risorse comuni per la formazione, alla ricerca di trasmettere contenuti ed anche valori e avanzare proposte per prepararsi al lavoro nel futuro vicino della società, quando sembra essersi consumata, irreversibilmente, la naturale convergenza tra Stato-Scuola-Famiglia per la conservazione e prosecuzione della vita.

I Maestri artigiani di un tempo, le Confraternite dei mestieri, le gloriose maestranze di Palermo, non provvedevano a questo, ad integrare l’opera delle famiglie nella educazione al lavoro ,quando non erano, esse stesse a generare prospettive di lavoro per i figli, a condurli, sin da ragazzi, ad esperienze di lavoro?

Allo Stato veniva affidata dai nostri antenati la “sicurezza” dei confini della Patria, quando non se ne impossessavano privatamente e negativamente i malviventi e quando la politica non distruggeva una parte della gioventù e delle risorse accumulate, fino alle fedi matrimoniali da donare alla patria, per operazioni belliche, avventurose e non solo nel secolo scorso, ma anche dai tanti Stati che avrebbero concorso all’unità d’Italia, e poi per tutto il secolo XX.

Affidammo, molti di noi, nel dopoguerra, grandi speranze culturali alla scuola, alla sua espansione, diffusione, universalizzazione, come diritto, come conquista di civiltà e di libertà creativa per le nuove generazioni,come superamento della società congelata in classi disuguali per cultura o censo. Operazione costituzionale e dei governi post-bellici, come cambiamento ed attenzione primaria per i figli della pace, della ricostruzione, del boom economico, della futura patria europea.

Non denunciamone, ora, il fallimento convinti come siamo, che il boom economico, la ricostruzione, i successi del paese, la qualità della vita sono cresciuti, anche se alla “crescita” materiale abbiamo dato il diffuso acritico plauso ed incoraggiamento, presi dalla fatica di rendere felici figli e nipoti.

Ed ora proprio dalla Scuola, dagli insegnanti, che vi hanno operato ed insegnato, con tutti i saperi, con tutti i limiti del doveroso utilizzo di tutto il personale docente, che offriva il mercato intellettuale e professionale, in tutti gli ordini e gradi, nelle scuole pubbliche e nelle paritarie, provengono le numerose diagnosi sociologiche, le apprensioni per l’annuncio dei tagli, le mancate innovazioni, i ritardi nella competizione, nella globalizzazione della società, nelle produzioni, nella ricerca, nello sviluppo, nell’educazione al lavoro ed alla cittadinanza etica.

Proposte e iniziative, in verità, non mancano e sono ben accette, desiderate, studiate, diffuse specie quando ci si accorge, che questa scuola ha fallito nel preparare al lavoro, ai lavori nell’età dell’obbligo ed in quella universitaria, della ricerca dell’aggiornamento professionale e produttivo, dell’innovazione, perché l’economia, lo sviluppo, la tecnologia, la ricerca, le relazioni commerciali e la mobilità delle forze del lavoro sono andati più veloci dei programmi scolastici e dei curricula dei docenti, dell’organizzazione nel territorio delle strutture scolastiche.

I poeti e gli scrittori, come la Luzzio, le grandi centrali educative, le Chiese, le Organizzazioni nazionali ed internazionali ci provano e ci hanno provato partendo dalle Costituzioni nazionali, dalle crisi indotte da un’economia senza controlli etici, senza valori solidaristici, prigioniera dell’interresse accumulativo del capitale che governa il mondo, spesso senza anima, nelle mani di appena “cento uomini d’oro”.

Le cure si propongono da parte dei non gestori dei governi, centrali e locali dalle larghe o piccole intese: non tagli indiscriminati, ma investimenti, incentivi, progetti, piani di riconversione e di ammodernamento ,riduzione di sprechi e non stipendi di fame, quasi da permanente precariato, quando non vengono neppure corrisposti per disfunzioni amministrative (vedi istruzione professionale Sicilia) o per strategie troppo improvvisate.

E per la scuola, occorre un Piano intersettoriale generale, non sovrastruttura per fannulloni e per stipendifici, alla fine anche modesti, alla quale richiamare con i consensi delle famiglie, tutti i potenziali insegnanti.

Una decisiva svolta culturale,che dia allo studio sbocchi occupazionali nel lavoro, richiede, infatti, l’apporto di tutte le strutture pubbliche e private, Istituti, Musei, Biblioteche, Oratori, Circoli culturali, Laboratori artistici, Studi professionali, Centri Professionali, Facoltà universitarie, Accademie, Fondazioni, Imprese Artigiane, PMI, Ordini professionali, ove è possibile ipotizzare iniziative di formazione continua e permanente con incontri,convegni, lezioni per un finalismo ben preciso quello di orientare e proporre contenuti e tecniche per occasioni di nuovi lavori, legati anche alle risorse naturali del territorio, della Sicilia, del Sud, dell’area geografica mediterranea, della vicina Africa ed alle consolidate attività lavorative ancora presenti e potenzialmente produttive.

E la Nostra non lesina partecipazioni e collaborazioni ad Accademie, a riviste di critica letteraria, a studi sulla poesia e sulla narrativa del Novecento, ad Antologie, sempre attenta alle problematiche giovanili.

Nella citata prefazione del volume di Francesca Luzzio, il critico letterario Sandro Gros Pietro, (quasi anticipando le giornate della “memoria”), parte dal movimento studentesco del Sessantotto, da cui, a suo parere, è “discesa come corollario la totale dispersione dei valori e l’annullamento della speranza nel futuro da parte dei giovani.

Quella di oggi, sarebbe, per il critico, una ”gioventù senza cielo” ? (si è oscurato anche l’azzurro del Sud di Quasimodo, il cielo dipinto di blu, per volarvi, tanto caro ad Icaro ed ai poeti greci, come ai cantori dell’ultimo secolo da Modugno a Dalla,.ad Albano, ad Arbore, ai giovani degli asfissianti pub e discoteche alla moda.

Ed alla ricerca per contribuire a riconquistare ai giovani il cielo, la poesia e le arti possono e debbono dare un primario apporto, e Francesca Luzzio tenta questa operazione da componente del Consiglio direttivo dell’Ottagono Letterario (Ascol-Palermo), da collaboratrice di riviste come Le Muse, Il Convivio, Il Bandolo, Cntn,Vernice, Il salotto degli Autori.

Con tanti poeti ed artisti, come Giovanni Matta, Nicola Romano, Zinna, Ribaudo, Dino, come Lo Cicero (8), M. Chiaramonte, Serretta, Mirabile, Causi, Bonfiglio, Scurria, Allotta, Crisafi, Rampolla, D’Espinosa, Adragna, Alaimo, Giacopelli, Gerbino, F. Scorsone, Reyes, Caracozzo, la Nostra letterata opera nell’associazionismo delle Arti senza paure di corruzioni estetiche, senza idealismi dettati da velleità poetiche e “sa cogliere” come scrive Giorgio Bárberi Squarotti, nel loro vissuto realismo ,”mirabilmente, personaggi della scuola e della vita ,gioiosi, dubbiosi, splendidi, turbati, amorosi”.

Nella lirica “La Scuola sta finendo” la Luzzio, che tenta una trasposizione ed universalizzazione dei racconti nella poesia ,alla quale è stata tanto legata (2), si accomiata, ma ai giovani ne ricorda il valore inesauribile :”La scala ascendente della vita / vi propone sempre allettanti / viaggi nuovi: / è un abbraccio teso a luccicanti / progetti di domani. / Vorrei tanto salirla con voi / darvi una mano, un po’ di cuore / alitare insieme tutta l’ebbrezza / del sapere.”

Ed i racconti, spesso drammatici di una diffusa condizione giovanile alla ricerca di valori e maestri, aprono alla Nostra la via del romanzo, vissuto nel verismo della cultura siciliana, di una intellettualità coraggiosa ed in cammino verso altri attesi traguardi letterari, che non mancheranno, anche per rispondere alla domanda angosciosa dei suoi ragazzi, al termine del racconto di una sua “Lezione”, ascoltata con religioso silenzio:nella conflittualità presente anche oggi in tanti paesi, noi giovani riusciremo a creare in futuro un mondo migliore?

Recensione
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza