Servizi
Contatti

Eventi


Prefazione a
Per crucem ad lucem…
Spigolando tra i versi di Giovanni Spagnolo in occasione dei suoi 70 anni

di Giovanni Spagnolo

Casalpusterlengo (LO), 6 giugno 2021
Solennità del Corpus Domini

Raffaele Russo

Non c’è niente di più felice e benaugurante che fermare per un attimo le lancette della biografia di Giovanni Spagnolo, per ricordare i suoi 70 anni, il normale traguardo dell’uomo per il Salmo 89, e ricostruire il suo percorso poetico dopo la pubblicazione delle tre raccolte di poesie presso l’Editrice Velar: rispettivamente Briciole di luce nel 2011; Parole di luce, nel 2016; e Spiragli di luce lo scorso 2020. Sottotitolo comune della Trilogia o Trittico che dir si voglia: Diario poetico.

Protagonista del Trittico è la luce che da “briciole” si fa “parole” e infine “spiragli”: un climax di ascendente illuminazione.

Questo meraviglioso florilegio è anche “diario”, cioè quotidianità, storia, sguardi umani, vita di ciò che il poeta vive e sogna.

Leggere le poesie di Giovanni Spagnolo, è come entrare in un’aiuola profumata di parole odorose, tanto odorose da trasformarsi in preghiere e fiori che, assetati di luce, si aprono in alto verso il cielo.

In G. Spagnolo, frate cappuccino della nobile terra di Sicilia, crocevia di antiche civiltà e culture, il dono della poesia è un gioiello incastonato nella sua vocazione francescana, e si aggiunge alla fecondità della sua produzione di saggi francescani e biografie di santi cappuccini.

Nella Trilogia i versi compongono un’interrotta filiera di luce, parole ispirate e spiragli di mistero.

La poesia, infatti, per ricordare una felice intuizione di Ungaretti, “o è mistero o non è poesia”.

La poesia in G. Spagnolo nasce, infatti, da un lavorio interiore ed è ispirata da luce superna: “mi vestirò di preghiera / e mi nutrirò di Parola” (Campana di Avvento, in Spiragli di luce, 2020).

A spigolare in questo giardino di versi intrisi di luce, si è chinato con delicatezza, passione e acume critico il prof. Francesco di Ciaccia, per molti anni insegnante di letteratura e filosofia, autore di numerosi articoli e saggi di storia e francescanesimo.

Sulla triplice raccolta di G. Spagnolo ha scritto un saggio interpretativo, ampio e sontuoso: Per crucem ad lucem / Spigolando tra i versi di Giovanni Spagnolo / in occasione dei suoi 70 anni; Velar Editrice, 2021.

Già il titolo Per crucem ad lucem, mette in guardia che non si tratta di poesia devozionale, aulica e spiritualista, ma di versi radicati in corollari legati alla vita quotidiana che alterna luce e oscurità.

Il sottotitolo “Diario poetico” scandisce con forza il quotidiano scorrere dei giorni e delle stagioni, nell’intreccio di “mattini straripanti di luce” e tramonti foschi di delusioni.

I versi diventano così lampi di luce sul reale che si configura come una “piccola commedia” dove “i piccoli inferni” e i “piccoli purgatori” si trasformano in “piccoli paradisi”, grazie anche alla poesia.

Il critico analizza i testi con il rigore di chi si è cimentato a lungo in molteplici ricerche e lavori filologici, e tuttavia lo fa con un’acribia creativa ed estrosa.

Come un esperto rabdomante dotato di collaudati strumenti, riesce a individuare i ruscelli ramificati che, come linfa vitale, hanno alimentato la poetica di Spagnolo.

Registra e documenta le numerose fonti ispiratrici che vanno dalla luce del Paradiso di Dante, al sentimento naturalistico ed elegiaco di Leopardi e Pascoli, alle suggestioni dei poeti del Novecento e della poesia religiosa, della quale, oltre i Salmi, Spagnolo fa chiara predilezione per il servita David Maria Turoldo, “profeta e poeta del XX secolo”, al quale dedica la raccolta “Parole di luce”, 2016, nel centenario della morte.

Nelle liriche del “Trittico”, risultano evidenti i richiami e l’influenza dell’ermetismo di Ungaretti e Quasimodo, per l’icasticità della frantumazione ritmica, dei versi spezzati senza punteggiatura. Protagonista diventa la parola nella nuda bellezza dell’oggettiva e simbolica significazione.

Il bellissimo saggio di F. Di Ciaccia è da considerarsi la prima sistemazione critica della poetica di G. Spagnolo.

Attraverso l’analisi meticolosa dei brevi componimenti egli puntualizza e raccoglie infatti le tematiche caratterizzanti.

Dei tanti slanci riconosce nel tema della natura la cifra delle liriche che collega alla letteratura francescana e agli influssi di D’Annunzio, e alla carica del mistero nella poesia pascoliana.

Per il tema ricorrente della “nostalgia”, il pensiero corre a quello della “rimembranza leopardiana” e, liturgicamente, alla nostalgia dell’Avvento, del presepio e del Bambino, vissuta con la tenerezza e la spiritualità del credente.

La nostalgia diventa ricordo struggente quando il poeta ricorda la madre lontana: “Ti ho dedicato / nel cuore / un altare”.

In “Parole di luce”, con la forte evocazione dei versi ungarettiani de “La Madre”, il poeta fissa con lei l’appuntamento nel giorno dei Risorti: “Di gioia impazzirò / quando rivedrò i tuoi occhi / e il tuo sorriso / madre / dolce naufragio di luce / nel mare dell’Eterno” (Naufragio di luce, in Parole di luce, 2016).

Ormai, dopo le prove certe delle sue raccolte di poesia pubblicate e non ancora, Giovanni Spagnolo deve considerarsi una delle voci più limpide ed ispirate nel panorama della poesia religiosa in Italia, anche se non appartiene a quella categoria dei “poeti laureati”, per citare Montale.

Al termine dell’impegnativa e pur godibile lettura del saggio di Francesco Di Ciaccia e delle illuminanti poesie di Giovanni Spagnolo, chi scrive ha raccolto spiragli di luce in questo tempo, ancora sospeso, di coronavirus.

Nelle serate tristi che restano da vivere – speriamo poche – questi versi del poeta cappuccino si trasformino in preghiere e viatico di conforto e di speranza.

Anche il piccolo ciuffo di verde nel chiostro del convento è “dono grande / per reclusi da Covid 19 / in lunghe giornate di passione” (Dono grande, in Spiragli di luce, 2020).

Materiale
Literary © 1997-2021 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza