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Il tuo corpo elettrico

Dopo l’approccio ai due significativi libri della poetessa e amica Rosella Mancini, scomparsa nel ’95, “Gatti e code” e “Gatti terrestri e stellari” risalenti rispettivamente al 1989 e 1995, non ho più avuto occasione di leggere poesie sui gatti. Dunque questo libro di Leda Palma mi è, anche per questo, particolarmente gradito. I libri della Mancini furono molto apprezzati per l’equilibrio formale e per il modo personale e simbolico di trattare la “gattità”. Non aveva gatti in casa, ma pare che dalla loro osservazione ella abbia appreso quanto è umanamente possibile. La poetessa, come ora anche Leda Palma, fanno parte de “l’Accademia dei gatti magici” insieme ad altri illustri personaggi. In exergo alla poesia “Ipazia”di Leda si citano appunto i versi della Mancini da “Spettro di luce” ….”Gatto stellare /e terrestre che esalti in ostensori/i colori degli occhi cristallini/ a te il cielo confida /quanto spalanca il mondo.” Significativi versi per l’interpretazione simbolica del gatto, in sintonia con quelli di altri, scrittori e musicisti, apposti ad ogni poesia, e, è superfluo rilevarlo, in armonia con quelli di Leda stessa: citazioni che dimostrano quanta attrazione e possanza promana da una creatura animale non comune. Al dire dei poeti il corpo del gatto conserva un qualcosa di primordiale, pieghevole in mille fogge, o fisso e fermo come una statua; ha un istinto naturale e una spiritualità negli occhi da ammaliare e far sognare. Questo libro poi viene impreziosito dalle illustrazioni potenti, a spatole di colori decisi e distinti, mutuate dalle sculture di Celiberti. Infine il titolo, che come un arco si tende nel tempo fino a quest’opera, proviene dalla bella poesia di Baudelaire “Lo chat” …”Et que ma main s’enivre du plaisir/de palper ton corps èletrique”. Questo scrittore frequentava insieme a Maupassant, Gautier, Satie, Lotie, Colette, Sauzanne Valadon e molti altri musicisti e pittori “Lo Chat Noir”, il locale di Montmarte aperto alla fine dell’800, per una quindicina di anni, che segnò, tra l’altro, oltre che un luogo di ritrovo molto ambito e alla moda, la fortuna artistica di questo quartiere. E da lì manifesti, tavole illustrate, riviste, figurine pubblicitarie, spartiti, calendari, cartoline postali…fino a noi.

Cosa, dunque, possiede il gatto, sembra suggerirci Leda, per far parlare tanto di sé, da protagonista assoluto, ispiratore di opere, custode delle notti, tale da essere studiato, amato, anche odiato per la sua riottosità e i suoi artigli? Credo che ogni lettore e scrittore, anche avulso dalla materia, si debba interrogare sulla “felinità”. Marina Alberghini, autrice di molte opere sui gatti degli artisti, si esprime così in una pagina: “Hanno uno straordinario potere d’intuizione di un mondo parallelo al nostro e incredibilmente più ricco. Perché, altrimenti, già cinquemila anni fa, al collo della dea Egizia Bastet, sfolgorava l’amuleto sublime, l’Udjt, l’Occchio sacro che Vede oltre la realtà contingente?” Questo è il punto. Il gatto costituisce un archetipo giunto fino a noi, rimasto uguale nei millenni, come le pietre che ci parlano di epoche lontanissime, di cui conserva le tracce negli occhi di “agata e metallo”( Baudelaire), ma a differenza di queste, esso è mobile di una istintualità primordiale (che ci conduce a un baluginìo di conoscenza di un mondo altro, magico fiabesco e scomparso, come ci dice la prefatrice Antonella Sbuelz, mentre “la mobilità” è messa in luce da un bell’articolo di Marzia Spinelli) che nulla ha da invidiare alla nostra intelligenza riflessiva. Quando poi si osservi che “Nessun gatto è assimilabile a un altro, tante sono le sfumature di senso che ognuno imprime al comune linguaggio del corpo…ho un senso carnale e individuato della spiritualità felina. Mi catturano gli occhi insondabili dei gatti…”, al dire di Luce d’Eramo, amante dei gatti, è chiaro che questo animale stuzzica noi umani a saperne di più. Costituisce per molti un medium tra la terra e il cielo, assimilato spesso, com’era per gli antichi, a una divinità: che vive però sulla terra e ne sposa la bellezza e le brutture, con uno sguardo rivolto verso l’alto.

Questo preambolo per dire che l’opera di Leda Palma è inserita in un contesto letterario di tutto rilievo, e ne fa il punto in termini poetici odierni. La sua poesia concorda concettualmente con quanto espresso da altri scrittori, di cui alcuni sopra citati, ma se ne differenzia per la modernità dello stile fluido e musicale, per l’esperienza diretta citata con urgenza di partecipazione, con un afflato lirico rivolto al cielo o al sacro o a Dio, con ferma fede che non sta parlando di un animale comune. Nei diciotto quadri di gatti poetici, ognuno con un nome mai casuale, assistiamo all’espandersi di altrettanti caratteri, di movenze languide e turbinose, di sete di carezze e di fughe, di amore e di odio filiale: una creatura vigile il gatto, curioso anche delle cose della sua padrona, sempre sul punto di guerreggiare o di amare perdutamente, o a volte, ciò che è peggio, indifferente e altero, superiore alla terrestrità per guardare alto, da dove è venuto, di cui gli occhi sono l’ombra di un’orma. La mobilità, la vezzosità, il suo linguaggio corporeo per chi lo sa interpretare come Leda, (pensiamo, ad esempio, a quante forme assume la sua coda, dritta, ondulata, a cerchio, con la punta all’insù o all’ingiù ecc…e a ognuna un proprio significato, e com’è mobile e significante tutto il corpo del gatto, fino ad arrotolarsi in cerchio, la più perfetta delle figure geometriche, tanto da essere chiamato “elettrico”) ha la funzione, in questo libro, di trascinarci in alto; la sua vicinanza è la mediazione per sussurrarci di una vita piena di luce, misteriosa e perduta. Un mondo denso, pervaso della luminosità insondabile dell’occhio del gatto. Un sogno da Paradiso terrestre. E veramente i termini “mistero” e “luce” si propagano nel libro ad illuminare il lettore. Se dunque, nella mobilità dei caratteri dei gatti proposti, esemplari nella loro individualità tanto da farceli amare o odiare come fossero esseri umani, esiste un elemento unificante è esattamente il voler tangere il divino. Cito :”…un segreto/uguale al mio/tornare al tempo/di Dio.” “La cui zampa scivola sull’orlo della vita”. E altrove “al balzo del cuore/che si sgretola, …come spade gli occhi gridano” sì che l’Autrice si sente giustiziata da invisibili trame. Questi versi mi hanno fatto ricordare qualche esperienza mistica, per esempio i raggi di luce che penetrano il corpo di Santa Teresa appunto nella mirabile scultura del Borromini. E ancora: “…Tutti e due tendiamo /verso l’alto…” e in Horus “luce spargono gli occhi/ del dio che porti le sembianze”. Naturalmente è l’amore che muove tutto questo, il sentirsi affini a, il corrispondere e il preoccuparsi della sorte altrui. E Leda segue nei dettagli la vita dei suoi gatti, gioisce e si addolora insieme a loro, quando nascono paffutelli, quando randagi rovistano nella spazzatura, quando partoriscono, quando eleganti confondono il loro bel visone nero nel buio della notte. Ed è la loro vita avventurosa e reale che rende interessante l’opera. Nelle ultime poesie, com’è giusto dopo tanta vita, spazia la morte. E con essa una ferita profonda e una speranza: “Chi oserà dire che sei solo corpo/quando ti stendi accanto al mio cuscino /e annusi il mio amore sento/la tua anima confondersi con la mia./ Ora il mondo ha un centro…”

Dunque i tanti movimenti “umani” del gatto,( come il moto dei pianeti che al dire letterario di Dante girano per amore intorno al sole) non sono fine a se stanti, come quest’opera potrebbe far intendere traendoci in inganno, ma sono segni che aiutano a capire noi stessi, meglio di uno psicologo, a illuminare il nostro labirinto interiore, a estrarre il bene che è in noi, i nostri sentimenti più umani e istintivi con lo scopo di condurci in alto. Lassù, da dove sono caduti come pietre miliari gli occhi del gatto, affinchè ne ricordiamo la provenienza; e ancora lassù, dove abita la poesia, simbolo, alla fine, e simbiosi con il gatto stesso : “Nero gatto buio folate d’ignoto….Vieni poesia difendimi”.

Roma, 20 giugno 2015

Recensione
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