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Un passo indietro per tornare a un autore messo un po’ da parte, di recente: Georges Simenon, e al suo L’orologiaio di Everton. Fino alla mezzanotte, e forse anche fino all'una, Dave Galloway seguì la solita routine di tutte le sere, o, più esattamente, della sera del sabato, che differiva un po' da quella degli altri giorni. Forse l'avrebbe vissuta in modo diverso, forse avrebbe cercato di godersela più intensamente, se avesse saputo che era la sua ultima sera da uomo felice.

Negli anni Settanta Bertrand Tavernier girò il film L’orologiaio di Saint-Paul, avendo nel ruolo del protagonista un notevole Philippe Noiret. Nonostante l'eccellente interpretazione, la pellicola era sbilanciata, non armoniosamente risolta fra i due estremi contrapposti della tematica: la sopportazione abitudinaria (la rassegnazione agli eventi esistenziali), e la ribellione agli eventi stessi. Il film era tratto da questo romanzo di Simenon, scritto vent'anni prima, che contiene gli stessi difetti e gli stessi pregi.

E' il personaggio centrale a provocare la disarmonia. Dave Galloway porta avanti la propria vita adattandosi alle circostanze e alle abitudini. L'incipit del testo lo descrive mentre torna a casa dopo la solita partitina che, ogni sabato, lo vede competere con l'amico Musak. Simbologia, fin troppo dichiarata, di un uomo che si è arreso alla monotonia delle cose e dei giorni. Strana rassegnazione, questa di Dave, che è intervenuta dopo che, quindici anni prima, la moglie del nostro protagonista se n'è andata di punto in bianco, lasciando dietro di sé un figlio di pochi mesi: Ben.

Rimasto solo, Dave ha dedicato una cura persino eccessiva a questo bambino che è cresciuto apparentemente perfetto: bravo ragazzo, alunno modello. In un certo senso, Dave gli ha fatto da padre e da madre, limitandosi a registrarne, di giorno in giorno, una soddisfazione in realtà ingannevole. Abitudini e formalismi comportamentali hanno impedito a Dave di analizzare in profondità la malinconia e la scontrosità di Ben, mentre proprio nei meandri sfuggenti della psiche del ragazzo covava, insidioso, il vulcano. L'eruzione esplode subito dopo l'incipit, non appena Dave fa ritorno dalla rituale partita. Imitando la madre, Ben se n'è andato da casa portandosi dietro una ragazzina di quindici anni, Lilian. Nemmeno due righe d'addio. Ma c'è di peggio della fuga. Ben ha ucciso un uomo, ed è ricercato dalla polizia di cinque Stati. Arrestati i due ragazzi, Ben si rifiuta di vedere il padre, ma Dave non muta la linea di condotta seguita dopo essere stato abbandonato dalla moglie. Insiste: starà accanto al figlio, e al bambino che Lilian sta per avere. Pedina letterariamente irrisolta fra stasi e azione, Dave. Amleto alle prese col suo “Essere o non essere”", mentre intorno la realtà opera le sue lacerazioni.

Recensione
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