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Le poesie di Miranda Biondi, enigmatiche, sfuggenti, tormentate esercitano sul lettore un fascino straordinario. Espressione di un’esperienza umana di profondissima intensità, di un’esistenza lacerante, di una sensibilità quasi estrema, di una solitudine scelta e cantata senza alcun compiacimento. Scrittura inquieta e inquietante, astratta e insieme raffinatamente sensuale sgorga da una vita fatta di silenzio. Allusiva, talvolta frammentata, spoglia di rime e facili assonanze la poesia della Biondi trascrive l’esperienza di una donna che sa abbracciare la condizione della solitudine e farne un provocatorio strumento di conoscenza e avvicinamento all’uomo, una donna che vive nell’ostinata interrogazione del silenzio e a quel silenzio riesce a dare un corpo: la parola poetica.

Sarò concubina leggiadra e disperata
sarò libellula nelle torride notti
d’estate sacerdotessa alla luna calante
giovinetta del ballo assassino.
Non avrò fra le mani
la sabbia bianca dei giorni trascorsi
non sarò lanterna, faro, fortezza.

Sarò candida strega d’autunno
girasole distratto, mantide religiosa…

Recensione
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