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"Chiari pensieri che non capivo allora"

in: "Fontaniva. Una comunità in cammino"
a.32 - n. 1 - marzo 2010

“Chiari pensieri che non capivo allora” è il titolo di questo testo. Questa frase la troviamo a pag. 25 (Sentieri diversi, diversi sentire) dell’ultimo libro di Rino Piotto – Il Nulla e il Tutto – ma è già presente in suoi precedenti scritti. Esprime uno dei messaggi più caratteristici dell’autore, ed è perfettamente in linea con la copertina del libro. L’uomo è in cammino verso la luce della conoscenza che ci porta a capire la verità in modo sempre più chiaro, ma il sentiero è lungo e complicato perché l’Universo è qualcosa di vivente e in continua espansione: “Il respiro dell’Universo è vita di una sovrumana armonia e perfezione fatta di una infinità di imperfezioni in continua evoluzione” (pag. 51) e nemmeno le nuove conoscenze della scienza riescono a stare al passo. “Per questo più conosci, più ti accorgi che è sempre più grande ciò che ancora non conosci” (pag. 53). Perché è insito nella natura umana quel “limite congenito” che l’uomo crede spesso di avere superato, e invece si accorge (o non se ne accorge) che gli è ancora connaturato, magari ad un livello superiore.

L’uomo durante la sua esperienza di vita sulla Terra è in cammino alla ricerca della conoscenza, ma solo nel Creatore la creatura potrà trovarla in modo completo. “Strade diverse anche per chi non sa che sta cercando Dio, (forse sta cercando se stesso) e ancora non sa che ogni uomo è un messaggio che Dio manda al mondo. E’ un segno visibile di Dio, spinto dal futuro a cercare se stesso per approdare in Dio: scintilla di luce divina in cammino verso la luce eterna. Siamo tutti pellegrini in cammino …” (Strade diverse pag. 23).

Il deserto, o l’eremo, favoriscono l’uomo a “vivere il proprio mistero in comunione con l’Universo e scoprire l’armonia del Creato ascoltando con gioia l’eco del suo canto. Lo stile dell’eremo è come una vela che ti spinge verso un mare che non conosci. Ti spinge oltre e trovi te stesso: vera meta di un viaggio interiore che non ha confini. Nel silenzio senti la voce della tua voce . ..” (Le Stinche pag. 45).

Un episodio, capitato all’autore in Congo, gli ha fatto comprendere come ogni creatura, attraverso la nascita (entrata in questo mondo) e la morte (uscita), derivi dal suo Creatore e in Lui ritorni. Lo rivela la figura di San Giuseppe, archetipo di questa rivelazione. Da Mondi diversi a pag. 22: “Siamo tutti Figli di Dio ed ogni papà è un padre a prestito di un figlio di Dio. L’uomo tramanda di generazione in generazione questo ruolo di San Giuseppe. Dio entra incessantemente nel mondo degli uomini e ogni bambino è un messaggio che Dio manda al mondo. La vita è una chiamata, una prova durante la quale ognuno trova qualcosa da fare su questa terra. E come San Giuseppe è in prestito, umile lavoratore nella vigna del Signore”.

Ogni creatura ha un progetto divino di cui è referente e responsabile perché a ciascuno è lasciata la libertà di “scegliere cosa caricare e cosa scaricare sui propri vagoni” (La vecchietta di nero vestita pag. 37). Lo stesso dicasi per i popoli e per la storia: “Quando i disegni delle creature non sono allineati con il disegno del Creatore, diventano carta straccia. E la storia li travolge, li capovolge come un calzino”. (Il soldato Peter Pan pag. 39, dove sono chiari i riferimenti alla prima guerra mondiale con il collasso dell’Impero Asburgico e la nuova Europa con i confini ridisegnati). Benedetto XVI ci invita ad operare per la pace attraverso la custodia del Creato (2010 Anno della Pace).

Le due colonne. La storia della salvezza dell’umanità è intrisa di cadute e risalite: la fatica per arrivare al traguardo, ovvero il prezzo della libertà. Rimane quel “limite congenito” per cui la redenzione deve essere per forza opera divina. Il Dio che confonde i sapienti e viene accolto prima dagli umili, guida la sua Chiesa a far conoscere la sua Parola fino agli estremi confini abitati dall’uomo. Nei primi due millenni il Vangelo è stato accolto soprattutto in America Latina e in Africa. La Chiesa sta passando dalla prima colonna (Pietro, il pescatore poco colto, che aderisce immediatamente al progetto di Gesù) alla seconda colonna (Paolo, il Saulo sapiente fariseo e suo persecutore, fulminato e convertito sulla via di Damasco) per evangelizzare nel terzo e quarto millennio i “sapienti”, cioè i popoli con una forte cultura religiosa (India, Cina, Giappone ed Europa da ri-evangelizzare assieme al Nord America). Saranno confusi e convertiti in modo sorprendente e traumatico, come Saulo. Crolleranno come il regime sovietico o il Muro di Berlino. Probabilmente gli Ebrei si convertiranno a Cristo per ultimi (nemo profeta in patria). “Venne ad abitare in mezzo a noi, ma i suoi non l’hanno accolto”.

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