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L’intervento di Federico Borromeo sulla preoccupante escalation mistica tra la fine del ‘500 e gli inizi del ‘600 non desta, di per sé, stupore, dato che la storia della spiritualità tra il ‘400 e il ‘700 è gravida di simili prese di posizione.

Il pensiero borromaico, tuttavia, fa cronaca al riguardo per due motivi: per l’autorevolezza dello scrittore e per la sua valutazione della mistica in sede storica. Quanto al primo motivo, il documento del prelato si inscrive in quella convinta e serrata preoccupazione pastorale che illumina l’attenzione del cardinale nei confronti delle monache. Quanto al secondo motivo, il volume dimostra, con luccicante evidenza, la coscienza del cattolicesimo controriformistico secondo cui la mistica era il crisma d’un’epoca giunta all’apice del fastigio.

I due motivi convergono verso un prodotto di grande interesse storico e culturale. Ne deriva un panorama di storie e storielle pazzesche, di sforzi estatici in buona e cattiva fede, insomma di curiosità d’ordine paranormale: mistificazioni a pieno campo.

Oltre a ciò abbiamo un notevole affresco della cultura d’epoca, sia in ambito medico, sia in quello psicologico e filosofico.
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