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Il libro è una buona traduzione – integrale ma aggiornata – del «De ecstaticis mulieribus et illusis. Libri quatuor» di F. Borromeo, un’opera di 272 pagine, del 1616. Un’opera scritta allora per il clero, ma che oggi è utilissima anche ai laici.

Il dottissimo autore del testo latino, in maniera didattica e pratica, «descrive i fatti oggettivi, le manifestazioni patenti della mistica», e offre gli «inditia» o segni dei fenomeni mistici. Ai quali fenomeni il Borromeo cerca per lo più di dare una spiegazione «naturale» e una descrizione fenomenologica.

Benché le ultime parole del testo siano: «Si smetta, dunque, di parlare di miracoli», non si intende che il cardinale arcivescovo di Milano, cugino di san Carlo Borromeo, immortalato dal Manzoni, non credeva nei miracoli veri, ma non poteva accettare come tali le «illusioni » – esageratamente diffuse nella sua epoca – di persone di ogni età, sesso e ceto sociale. Siamo nell’età controriformistica, e la chiesa prendeva così posizione a favore dell’ortodossia e della verità.

Il traduttore prof. Francesco di Ciaccia, che ha arricchito il testo con 62 dotte note, è esperto in teologia e in filosofia, nonché in storia del cristianesimo, e pertanto era qualificato per la riedizione dell’opera borromaica.
Recensione
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